Il ritardo della Freccia del Sud non mi spaventa. Una volta superate le otto ore di monologo ad opera della sciura logorroica, posso tranquillamente affrontare ogni imprevisto. D'altronde, sono a dieta, sono pieno di caffè e ho ai piedi delle scarpe robuste. Riesco persino a raggiungere l'ultima corsa della metro A, e senza nemmeno un fiatone eccessivo.
Il ritorno a casa comincia adesso.
Sui posti a sedere più vicini a me, un ragazzo, due ragazze e una signora di mezza età. Quest'ultima non ha nulla di particolarmente evidente, se non una gran voglia - del tutto palese - di tornare a casa da chissà quale lavoro di merda. Ma è il terzetto alla sua sinistra a catturare la mia attenzione. Più vicino al divisorio, lui: occhiali vintage, capelli mossi in fase di crescita, una dozzina di chili di sovrappeso, sciarpa annodata sul collo, giacca di cuoio di Armani e pantaloni lavorati per sembrare consunti (ho sempre desiderato sapere perchè qualcuno dovrebbe voler comprare dei pantaloni appositamente rotti. Bah). Al centro, lei: magra, capelli castani, una gonna al ginocchio sulla quale tiene stretta una borsa di Gucci, stivali e maglietta particolarmente generosa nel concedere abbondanti panorami del seno. Al suo fianco, un'altra lei: bionda, occhi azzurri, più in carne dell'altra, con il culo fasciato da un paio di leggings. La scena è abbastanza chiara: lui vorrebbe scoparsi la moretta, che non ha il minimo interesse per nulla che non sia il suo nuovo acquisto, mentre la biondina - forse la migliore amica di lei - venderebbe la madre sull'Appia Pignatelli per potersi scopare il tipo. Passo ad una seconda analisi lui. Non mi sembra un tipo molto interessante, nè per come parla, nè per come si pone. Figuriamoci per il fisico. Lo vedo tirare fuori una macchina fotografica da una custodia enorme, ma l'attrezzatura in questione non è niente di più che una digitale compatta. A sentir lui, però, mai tecnologia umana fu superata, nella nobile arte della fotografia. La moretta annuisce annoiata, mentre lui se la mangia con gli occhi. La biondina - testuali parole - esprime il suo amore per la fotografia esclamando: "Deve essere davvero lo strumento adatto per la tua arte".
Arte.
Vabbè.
Il viaggio in metro da Termini alla periferia è sempre più lungo di quanto ci si aspetta. Ma fortunatamente, ho ancora qualche pagina de Il Manifesto da leggere. Lo tiro fuori dalla tasca dei jeans, e lo apro, posando a terra le borse. I tre mi guardano come se mi avessero visto uccidere un bambino. Resto per qualche istante con gli occhi in quelli - disgustati - della biondina, e mi dedico alla lettura della politica estera. Qualche secondo, e sentendomi gli occhi addosso, mi interrompo. La bionda ridacchia, osservando i pantaloni della tuta sotto i miei jeans. Pace. Tra Roma e la Val Seriana c'è un gap termico di circa 20 gradi centigradi, e non devo certo spiegarlo a nessuno, tantomeno a lei. Che si fotta.
A Re di Roma, la signora scende, sollevata. Buon per lei, e buon per me, perchè credo di potermi sedere. E invece no. La biondina piazza sul posto a sedere la sua borsa griffata, e mi guarda con una certa ironia. Stavolta sorridono i due al suo fianco. Li riguardo, sto zitto, e passo alla terza pagina. Un'altra fermata, e una giovane madre sale nella nostra carrozza, col suo bambino nel marsupio. Guarda la borsa, guarda me. Scrollo le spalle, e indico la bionda. Che toglie la borsa, e fa sedere la madre con la prole. La prole sì, il proletariato no. Pace.
Furio Camillo, Colli Albani, Arco di Travertino. Il bambino piange, l'ultima corsa della metro è rapida. Il proletariato alla guida, in sintonia con la signora scesa in precedenza, ha fretta di andarsene a casa, e accelera. Una mossa sgradita al pargolo, e non solo alla sua sensibilità. Porta Furba Quadraro. Lo stomaco del pargolo è saturo. Vomita. E lo fa sui leggings della biondina.
Che schifata, si alza in piedi, imprecando.
E lanciando schizzi di vomito sull'ultimo acquisto della moretta, nonchè sugli occhiali dell'intellettuale.
Non su di me.
Il Manifesto protegge e ripara quanto basta per uscirne lindo.
La mia fermata. Scendo.
Sorridendo stavolta io, alla biondina.
Ogni tanto mi chiedo perchè mai scriva storie, quando la realtà offre sempre degli eventi decisamente esilaranti.