Quando suonavo con il mio vecchio, e unico, gruppo, avevamo l'abitudine di presentare i nostri strumenti all'intero organico come se fossero persone. D'altronde, la maggior parte del lavoro toccava proprio a loro, che non avevano nemmeno il meritato premio di una birra fresca a fine concerto. Ora non sono - e dunque non suono - più in quel gruppo. Tre anni di studi teorici ed estetici mi hanno traviato abbastanza per farmi lanciare a capofitto nell'esperienza (accademica) della musica classica e in quella (personale) della musica colta. Ma certe abitudini sono dure a morire. Ne è prova, ad esempio, il caffè preso da Mauro e Fabri cazzeggiando, quest'oggi pomeriggio, che si è trasformato in Campari non appena esauriti i preliminari della discussione. E ne è prova anche il fatto che stamattina, quando sono stato omaggiato dalla mia augusta progenitrice di un regalo come quello che vedete qui sotto, ho chiamato immediatamente in giro per annunciare che ho "
un nuovo pupo", capitato tra capo e collo in mezzo alla miriade di libri che ancora ho da leggere per affrontare il percorso alla laurea. Presentarlo, è doveroso.
Che poi il violino, va bene che è elettrico, ma sarà mica
donna?