E questa gente particolare, ci terrei a sottolinearlo, frequenta gente ancor più particolare.
Questa mattina, dopo una nottata di lavoro, sono riuscito a controllare la mia posta elettronica a un paio di giorni di distanza dall'ultimo scaricamento
mail. Ma ben visibile tra i fiumi di spam, Viagra e Cialis da consumare, ho trovato qualcosa di particolarmente inatteso, soprattutto in una giornata del genere. E visto che ho promesso alle persone di cui sopra - particolarissime, ma a cui voglio un gran bene, forse anche per questo - di pubblicare la ricetta della
torta di Padre Pio, se mai l'avessi ricevuta, eccola qui. La accompagnano note a margine e un'attenta riflessione.
DOLCE DI PADRE PIO
IMPORTANTISSIMO: non si usa sbattitore elettrico, non si conserva in frigo, non si fa' in un contenitore di plastica. (se è di lattice come il corpo attuale di Padre Pio, potete fare un'eccezione)
MERCOLEDI' (1° Giorno): versare il lievito in un contenitore d'acciaio o di vetro, più un bicchiere di farina e uno di zucchero.
GIOVEDI' (2° Giorno): mescolare bene. (ovvero, cercate di smuovere il composto organico fermo da un giorno)
VENERDI' E SABATO (3° e 4° Giorno): non toccare.
DOMENICA (5° Giorno): aggiungere un bicchiere di latte, un bicchiere di farina, un bicchiere di zucchero, non mescolare. (sia mai, eh)
LUNEDI' (6° Giorno): mescolare tutto. (munirsi di trivella allo scopo)
MARTEDI', MERCOLEDI' E GIOVEDI' (7°, 8° e 9° Giorno): non toccare. (i batteri, ormai senzienti, non gradirebbero)
VENERDI' (10° Giorno): togliere dall'impasto tre mezzi bicchieri per darli a tre persone care. (possibilmente persone che vi hanno inserito nelle loro volontà testamentarie)
Al rimanente impasto aggiungere:
3 bicchieri di farina
1 bicchiere di latte
1 bicchiere di olio di semi
100 gr di uvetta
1 mela a pezzettini
2 uova intere
1 bustina di lievito (come se nel frattempo non ci fosse una cultura batterica degna di Pasteur, là dentro)
Mescolare il tutto, esprimere 3 desideri con fede (con FEDE!), poi infornare a 180° per 40 minuti.
Questo dolce non si butta e non si rifiuta! (ma nemmeno si mangia, vista la completa tossicità)
Mi è stato consigliato di provare a realizzare la torta, regalando poi i tre bicchieri di impasto a tre miei carissimi amici. Manco morto. Piuttosto, regalo tutto ai locali cielle di Facoltà, nella speranza che lasci tutti a terra tra atroci dolori e sofferenze. Con la consapevolezza, che se un'intossicazione alimentare di quel tipo dovesse poi creare loro solo allucinazioni a sfondo sacro-mistico, avrei creato dei mostri.
Ma sicuramente sarebbe qualcosa di meno repellente del contenuto di quel bicchiere, a vederlo così. Saluta persino con la mano.
Meglio i bambini, no?