Com'eravamo. Se dovessi scriverlo, avrei dei dubbi su una narrazione per immagini o per suoni. Forse entrambe le modalità avrebbero una loro giustificazione, in qualche modo. Dieci anni fa, i colori sui muri ancora freschi, e le Montana semivuote prese a calci erano quasi un abbinamento scontato. Un po' come il suono ovattato del vecchio ghetto blaster di Davide e la nebbia in camera sua. Non si vedeva un cazzo, ma la brace accesa, tra il fumo, la individuavi sempre con facilità.
E' particolarmente evidente che sto diventando un sentimentalone, e anche questo post sarà in pratica ermeticamente personale. Se a una decade di distanza l'effetto è questo, non oso immaginare tra quindici, magari venti anni. So che non sarò più qui, comunque, e allora tanto vale collezionare ogni ricordo con cura, prima che si tramutino in leggende nostre, rievocate da un "come quella volta che...". Come quella volta che Andrea scappò a piedi per tutta Via Ripetta inseguito da una volante. Come quella volta che l'unico rimasuglio della rissa all'Hangout fu il manico della mannaia che Davide si era portato dalla cucina di casa sua. Come quella volta che Matteo cucinò hamburger ed erba e rimanemmo sconvolti tutti per due giorni (lui così tanto da diventare vegetariano. Effettivamente, meglio solo erba). Come quella volta che Christian arrivò lentamente, a schiaffeggiare chiunque era in terra, urlando "non ci provare mai più". Come quella volta che Walter rimase un pomeriggio ad aspettare una comitiva, da solo, perchè se le erano promesse (e gliele diede). Come quella volta che le "simpatiche attenzioni" nei miei confronti finirono nel primo episodio di Distretto di Polizia. O come quella volta che in tre abbiamo fatto desistere uno di noi dal fare thud-thud col calcio di un'ordinaria sulla tempia di uno, o come quella volta che in dieci, a casa nostra, abbiamo tenuto testa a quaranta, con tanto di fascisti che si erano portati appresso. O, infine, come quella volta che tre lettere su un muro erano qualcosa di più di un semplice momento.
Certo, qualcuno è stato meno furbo. Qualcun altro è stato stupido. La differenza è sostanziale, quando i primi hanno "salito lo scalino", e il secondo s'è condannato da solo ad una serie di buchi nelle braccia. Quella che, tra queste persone, è la più cara per me, una volta mi ha detto, con gli occhi rossi di rabbia, che era "selezione naturale". A vederci adesso, devo dargli ragione. Quanti siamo rimasti alla conta? Una manciata, di un'intera famiglia. Chi sull'orlo di una laurea e di una crisi di nervi, chi intento a disegnare colori sulla pelle (una buona espiazione, avendo passato la gioventù a disegnare lividi), chi ancora ai rave, chi lavora onestamente di giorno e canta ancora in quattro quarti la strada di notte. Cresciuti in serra. Può darsi.
Ma in finale, non avrei potuto crescere con fratelli migliori di loro.