A casa mia non si parla d'altro. In Facoltà non si parla d'altro. Con lei, tra un piano misterioso e una carezza, si finisce sempre per non parlare d'altro. Persino all'angolo del quartiere, ed è tutto un dire, non si parla d'altro. Evidentemente, "che fare" non è più una domanda retorica, nè il titolo di una stampa comunista a bassa tiratura che il giornalaio in piazza si ostina a pubblicizzare al massimo delle sue possibilità. In fin dei conti, immagino che non ci sia nessuno che non si sia posto il problema.
La "sinistra" istituzionale è morta. O meglio, si è accorta di essere morta, e senza nemmeno che Berlinguer sia tornato dalla tomba a dirglielo di nuovo. La sconfitta sarà pure storica, almeno per alcuni, e altre ceneri si aggiungono a quelle di Gramsci. Per tutti gli altri - tutti quelli che con le ceneri di questa "sinistra" non sanno cosa farsene, tantomeno hanno voglia di piangerle - quanto è accaduto è semplicemente una constatazione. Non il segnale giusto per ripartire, perchè di segnali nel tempo ce ne sono stati molti. Forse però, una prova così evidente del fallimento di certe politiche, convincerà anche i più illusi.
Erano parecchi i compagni e le compagne che - magari in buonafede - hanno creduto di poter fare qualcosa con la "sinistra" istituzionale, nel corso degli ultimi dieci, quindici anni. Ma senza dubbio erano molti di più quegli "intellettuali" che con la rivoluzione stampata sui libri e i viaggi a Cuba ogni estate, ci hanno marciato su. La loro critica (spacciata per autocritica, perchè è comodo potersi unire al coro di accuse che arriveranno, e intanto dire: "ho la coscienza pulita") non serve a nulla. Fortunatamente, parecchi di loro - sindacalisti di professione, capetti di sezione, esponenti parlamentari - spariranno nel nulla. Molti nemmeno si prenderanno la briga di venire cacciati dalle piazze a pedate. E forse, in questo, dimostreranno un minimo di buon senso.
Non c'è nulla di più esilarante che sentire Ferrando parlare di "proletariato operaio" a una società sempre più povera dove la stragrande maggioranza dei lavoratori si occupa di terziario, e non ha figli. Quasi quanto sentire Bertinotti parlare di percorso per i diritti dei transgender mentre le morti sul lavoro in fabbrica si susseguono al ritmo di una alla settimana. E quasi quanto sentire alcuni "compagni" parlare di libertà di informazione mentre squadracce fasciste assaltano il Mario Mieli. Francesco dice bene: cos'è una sinistra senza lotta di classe? E' una destra bella e buona. Fortunatamente, la sinistra è morta. La lotta di classe no. Assumerà una forma diversa, lontana dall'anacronismo di certi dottorini da quattro soldi, freschi di lettura de Il Capitale, e prenderà il viso di lei che ha un contratto CO.CO.PRO. e un mutuo da pagare. Prenderà il viso di lui che lavora dodici ore al giorno a nero e rischia la vita per la sua famiglia. Prenderà il viso di loro che si riuniscono, quasi di nascosto, agli angoli delle strade per parlare di Pasolini (com'è attuale Pasolini! E com'è attuale Helen Keller, e Dante, e Schonberg, e Malatesta, e Majakovskij!) perchè l'Università dà loro tutto tranne che cultura. Prenderà il volto delle persone che non saranno più base. Non si è base, se non ci sono vertici.
L'eredità sporca che ci lasciano i Bertinotti, i Ferrando, i Giordano e i Diliberto, è quella di dover creare qualcosa - probabilmente non un soggetto unico, forse un sentimento capillare. Ma non è questa la sede di discussione, in fondo - che dimostri la possibilità di essere davvero socialista senza essere "comunista". In fondo, come il capitalismo si era già accorto di non avere più gli alibi dell'anticomunismo, prima o poi tutti se ne sarebbero dovuti accorgere. E' successo, alla fine. E' successo fuori dalle stanze delle costituenti, fuori dalle riunioni di partito, fuori dal parlamento. E' successo a casa mia, in Facoltà, con lei, e persino all'angolo della piazza.
Proviamo a partire - non ripartire - da questo, per l'antagonismo che verrà.