Ultimamente, la sinestesia (che non è la sinotticità, e chi deve sapere sa)è stata rivalutata parecchio, dal grande pubblico. Skrjabin rivisitato come un artista dal "valore aggiunto", Stravinskji pensato come il musicista del colore. A volte si corre il rischio di mettere in secondo piano la musica - e via così tutte le conquiste, nel bene e nel male - del Romanticismo. Tuttavia, non si può far finta che la sinestesia non sia qualcosa di estremamente affascinante, tanto da far riflettere sulle possibili interazioni tra computer graphic e musica. Certo, servirebbe un "codice di riferimento" di un dato autore, e ancora, una "grammatica interpretativa" del linguaggio musicale, ma il risultato, sarebbe probabilmente qualcosa di spettacolare. Nel frattempo, è interessante vedere - e ascoltare, ovviamente - una "base" sperimentale come quella applicata qua sopra su Feux Follets, dagli Studi Trascendentali di Liszt, del progetto Musanim. Semplici bar colorate in modo diverso, con lunghezze diverse, che però in una composizione del genere iniziano ad avere un certo senso (e non va affatto sottovalutato l'effetto retrocomputing). Buona visione. E buon ascolto.
Via e-mail, principalmente. Oppure puoi provare con un rito di evocazione. In quel caso, occhio ai sigilli e agli ammenicoli. Correresti il rischio di chiamare qualcuno di incazzoso, su questa terra. Non che l'idea non mi faccia piacere, anzi.