Giovedì, 22 maggio 2008
O a volte, semplicemente omettono. Perché, vuoi come da un lato sembri che l'attuale governo abbia tirato fuori dal suo cilindro tutto il possibile nell'arco di 48 ore, vuoi per una busta paga sufficientemente alta ai direttori dei quotidiani, si è parlato ben poco della "soluzione al problema dei rifiuti" di Napoli. "Tira più" il nucleare di Scajola, la detassazione dell'ICI e degli straordinari, il discorso della nuova leader di Confindustria, che il "decreto legge speciale" varato dal Consiglio dei Ministri a Napoli.
Come te lo risolvi il problema dell'immondizia a Napoli? Costruendo inceneritori e nuove discariche. E chi si azzarda a dire qualcosa, un anno di galera. Per chi organizza contestazioni, si arriva a cinque. Stavolta non si passa dal via. Al massimo, si passa per la caserma, visto che il Ministro della Difesa si è dichiarato entusiasta, di poter far scendere in campo l'esercito, insieme alla polizia e ai carabinieri. Come se il piombo che c'è stato finora non fosse già stato abbastanza pesante per di sé.
In televisione, i pochi che parlano dell'argomento, hanno come ospiti un qualsiasi rappresentante del Popolo della Libertà e un contradditorio formato - bene che vada - da qualcuno dell'UDC. Anche loro, in fondo, sono opposizione. Ma il quinto potere, è il quinto potere, cosa ci si vuole aspettare. In fondo, il Governo non ha appena dato un altro po' di tempo bonus a Rete 4? Non ci si può fidare, della televisione, ma i giornali ne parleranno. E invece, non ne parlano nemmeno loro. Nemmeno l'organo di stampa del Partito Democratico dice qualcosa. Ah, no, a ben cercare, qualcosa si trova. Secondo Veltroni, la soluzione manu militari all'emergenza rifiuti è "convincente". Convincente, già. E comunque, per il PD oggi c'è un solo problema politico, nell'agenda. Nel "pacchetto sicurezza", il reato di immigrazione clandestina è impensabile. Ma per il resto, assicurano, ci si intende perfettamente.
Mentre pensate a come questo decreto legge speciale sarà applicato, di volta in volta, per garantire la realizzazione di TAV, inceneritori, turbogas, aereoporti, ponti sugli stretti e chi più ne ha più ne metta, provate a soppesare la "fantascientificità" di veder applicato tutto questo alle libertà personali come quella di stampa, di parola, o di associazione. Magari provate anche a parlarne con chi avete vicino, giusto per non rischiare.
Il buongiorno, dicono, si vede dal mattino. Finora - ad uso e consumo delle generazioni successive - non si sono ancora visti i treni in orario. Ancora.
Venerdì, 28 settembre 2007
D'accordo. Va bene la maglietta rossa, va bene anche la fascetta nel layout del blog, "Free Burma". Queste azioni sono azioni dimostrative, importanti, non c'è dubbio. Ma non ci si può nemmeno illudere di "pesare" quanto necessario, di fronte ad una situazione come quella birmana. Hanno staccato - nel senso letterale - Internet in quella nazione (coprendo il tutto con l'ennesima cazzata, stavolta un tubo sottomarino rotto), escludendo un intero paese, un'intera popolazione, per non contare le centinaia e centinaia di giornalisti presenti nel paese, dalla possibilità di inviare e ricevere notizie che non siano edulcorate o completamente modificate dal regime.
Allora parliamoci chiaro. La fascetta in alto nel blog, o la maglietta, non servono a un cazzo. Scendiamo in piazza, piuttosto, usiamo il passaparola non per uno script, ma per riunirci spontaneamente. Poi, da lì, basta che ognuno porti un cartello con su scritto la sua. La buttiamo lì? Buttiamola lì: domani, 29 settembre, alle 16:00 a Piazza della Repubblica. I milanesi facessero a Piazza del Duomo, i fiorentini a Santa Maria Novella e così via. Magari riusciamo anche a sentirci via telefono, a coordinarci, a contarci. Tutto spontaneo, ma sentito e "sentibile". La possibilità di riuscire in questo esiste, e lo sappiamo un po' tutti. O almeno, a me non va di credere che la blogosfera non riesca a dire nulla, se non in caso di un BarCamp, o senza un leader à la Grillo o davanti ad una causa un po' più importante di un Free Hugs.
E che cazzo.
UPGRADE: c'è effettivamente, oggi, un sit-in di Amnesty Internotional tra mezz'ora a via della Camilluccia 551 (così cita la mia fonte), dove si trova l'Ambasciata della Birmania. Domani, invece, sempre di Amnesty, a Milano, in Piazza della Scala alle 16 e 30. Chi può, vada, chi non può si autorganizzi come suddetto, se ha voglia.
Giovedì, 27 settembre 2007
Ogni regime ha le sue bugie. E i cosiddetti "paesi democratici" non hanno poi interesse ad intervenire, nemmeno di fronte alle stragi, se non c'è qualcosa da guadagnare. Fermi, osservano. E sui tavoli delle riunioni ufficiali, si leggono le notizie dal mondo nel linguaggio dei potenti, un linguaggio dove i fatti non corrispondono mai alla loro reale essenza.
Si può instaurare un regime militare e farlo passare per un'"esigenza di ordine". Si può mantenere un basso profilo di autoritarismo, e camuffarlo da "via di sviluppo democratico" Si può estendere il proprio mandato a vita, diventando dittatori, e farlo passare per un bisogno politico. Si può arrestare un qualsiasi membro della società civile che osi protestare, e trasformarlo in un criminale comune. Si può anche condannare al carcere a vita un Premio Nobel per la Pace, motivando il tutto come una necessità interna.
Ma se si dà l'ordine di sparare sulla folla ad altezza d'uomo, beh... quello è destinato a rimanere per sempre un omicidio volontario. Sotto gli occhi dei "paesi democratici" che, mentre la gente muore, tenta di attuare soluzioni (sono soluzioni, le sanzioni? E sono le stesse sanzioni di Teheran, o sono differenti?) tardive. Da Enduring Freedom a Enduring Lie.
P.S.: la prossima volta che incontro qualche sostenitore dell' "esportazione della democrazia", gli scoppio a ridere in faccia. E poi, come nel 2001 e nel 2004, gli sputo in faccia.
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