Mercoledì, 11 luglio 2007
Studiare Storia Scienze e Tecniche della Musica (una volta si diceva DAMS, poi è arrivato Cesare Cremonini e persino le autorità universitarie italiane si sono vergognate della sua iscrizione - o presunta tale - preferendo cambiare nome al corso di laurea) è un po' come studiare filosofia. Entrambe sono materie interessantissime. Entrambe ti garantiscono che non farai mai nulla con quella laurea. Entrambe provocano un sorriso compassionevole sulle labbra dell'interlocutore che ti ha appena chiesto "Che facoltà fai?". Eppure la differenza sostanziale esiste. La filosofia si occupa della più alta espressione del pensiero speculativo umano, lapalissianamente intangibile, ma quantomeno comprensibile. La musicologia si occupa invece della più alta espressione della creatività umana, col piccolo particolare che non la puoi capire. E questo al di là della sordità: la musica, per sua stessa natura, non puoi tenerla ferma - esiste solo nel momento in cui é - e soprattutto, è l'unica disciplina umana ad essere completamente asemantica.
Il che equivale a dire che potrebbe significare qualsiasi cosa, e allo stesso tempo non significare un cazzo. Gran bel problema.
E poi, una laurea in filosofia, contiene sempre un certo grado di versatilità. Sono venuto a sapere che, ultimamente, i compagni filosofi sono particolarmente richiesti dalle grandi multinazionali per adempiere al profilo del Responsabile delle Risorse Umane, o qualcosa di simile. Magari dovendo ingoiare un boccone particolarmente amaro, per farlo, ma potrebbero comunque farlo.
Datore di lavoro: "Mi dia una buona ragione per assumerla" Filosofo: "Credo che le motivazioni del profilo lavorativo in corso siano dannose per la rendita dei suoi lavoratori" Datore di lavoro: "..." Filosofo: "Lo spirito che pervade le aggregazioni umane obbligate durante le otto ore di lavoro può aiutare a creare un clima di serena competizione tra i suoi dipendenti, come dimostra ampiamente gli studi post-esistenzialisti degli anni '80 in Inghilterra" Datore di lavoro: "Se ne vada o chiamo una volante" Filosofo: "Senta, conosco Marx. Posso smontare la critica al capitalismo punto per punto" Datore di lavoro: "..." Filosofo: "Un anno a stipendio base, in regola, e io distruggo il sindacato" Datore di lavoro: "Lei è assunto"
Si apre uno spiraglio di luce per loro: tuttavia, non risulta ancora disponibile il profilo aziendale del Responsabile delle Risorse Musicali. La conoscenza di Beethoven non aiuta nemmeno più a rimorchiare alle feste, ma il XXI secolo ha segnato l'inizio della nuova era lavorativa in cui chiunque è costretto a inventarsi un lavoro: potrebbe essere un tentativo quello di elemosinare un posto come "curatore di jingle aziendali", ma temo che i risultati non sarebbero affatto positivi.
Datore di lavoro: "Mi dia una buona ragione per assumerla" Damiel: "Credo che la campanella dell'orario mensa sia dannosa per la rendita dei suoi lavoratori" Datore di lavoro: "..." Damiel: "L'intervallo di seconda diminuita che compone il suo driiin è da sempre un intervallo altamente dissonante, e generatore di instabilità tonali che si riversano nel..." Datore di lavoro: "Se ne vada o chiamo una volante" Damiel: "Ma io potrei proporle una melodia estremamente..." Datore di lavoro: "Dove cazzo crede di essere, in America?" Damiel: "Ma il valore delle risorse umane..." Datore di lavoro: "Lei è un filosofo? Non mi sembra" Damiel: "..." Datore di lavoro: "Se ne vada" Damiel: "E se le fischiettassi una sinfonia lisztiana?" Datore di lavoro: "Se ne vada, ho detto" Damiel: "Un Singspiel?" Datore di lavoro: "Vada via ora" Damiel: "Una canzoncina di Natale?" Datore di lavoro: "Sto per chiamare la polizia" Damiel: "Ok, ok"
Domenica, 8 luglio 2007
Visto e considerato che ogni futuro lavorativo è incerto, per tutte le persone di età compresa tra i 14 e i 30 anni residenti in questo paese, tutti dovrebbero avere come sacro dovere quello di prepararsi psicologicamente al precariato eterno. Nonostante qualcuno stia già tentando di farlo attraverso la composizione casuale di haiku (e vagheggiando, al contempo, di una chiusura del suo blog, contro la quale mi schiero con questo post), io mi limiterò a proporre la novella Playlist del Precario, una proposta di sette tracce audio da portare sempre con sè, adatte a ogni scoramento interiore dovuto a una permanenza di otto ore o più dietro una scrivania, sottopagati (quando va bene), a rispondere al telefono o a svolgere mansioni "che porteranno lo stagista a raccogliere importanti crediti per l'inserimento nel mondo lavorativo". Come a dire che ti danno il biglietto - manco gratis - per l'Aquapark, ma è valido soltanto da novembre a gennaio. - Lady Madonna, Beatles. Inutile citare "Lady Madonna, children at your feet, wonder how you manage to make ends meet". Un must per tutte le ragazze madre telefoniste.
- Concrete Jungle, nella versione degli Africa Unite. Adatta alle mattinate sull'autobus, in direzione dell'inferno lavorativo.
- Three Minute Hero, The Selecter. Semplicemente favolosa, nel suo "It's too early in the morning... stupid job". E poi riesce a mettere la carica più di una serie consecutiva di dieci mug di caffè americano.
- Billy Hunt, dei Jam. Paul Weller canta le gesta di un ragazzo lavoratore inglese degli anni '80 (precario ante-litteram) che si ribella trasformandosi in un vendicativo supereroe. Chi non vorrebbe poterlo fare?
- Lavorare con Lentezza, Enzo del Re. Questa la dovete conoscere come la maledetta Ave Maria.
- Storia dell'Europa Contemporanea, che a dispetto del titolo non è un libro, ma un bellissimo pezzo reggae di Daniele Sepe. Vale la pena di ascoltare tutto l'album Lavorare Stanca, ad essere sinceri.
- Andare, camminare, lavorare, del maestro Piero Ciampi. Il titolo è tutto un programma, ma il pezzo è in grado di superare ogni aspettativa.
Ovviamente, la playlist è aperta ad ogni tipo di integrazione. Segnatevi i pezzi, e date da lavorare ai vostri eMule. Così, almeno loro troveranno un impiego. UPGRADE- Venderò, di Edoardo Bennato. Segnalata da Mauretto, appena dieci minuti dopo la pubblicazione del post (non so come cazzo abbia fatto ad essere così rapido. O è iscritto al Feed RSS, o lurka il mio blog per conto della CIA). Motiva la proposta con le seguenti parole: "Parla di persone che tutto sommato hanno rigato dritto in vita loro, di altre che son state poco appagate ma integre nel morale e di chi rimane vivo nonostante tutto. Una minipunturina di fiducia... nonostante tutto appunto". Altro che punturina, Maurè. Qua ce vorrebbe una flebo.
- Quello che non ho, del sommo Fabrizio De Andrè. Proposta da Pollon, che fa giustamente notare come noi non ci si possa di certo trovare in una situazione tipo "pranzo di lavoro". Faber però diceva anche che "quello che non ho, è quel che non mi manca". L'ipotesi di lettura che favorisco è quella che vede, in effetti, il lavoro come qualcosa di negativo. Potessimo almeno lavorare meno e lavorare tutti, andrebbe già meglio.
Lunedì, 25 giugno 2007
Chissà perchè continuo a stupirmi così tanto della incapacità umana a riguardo del concetto di comprensione. Evidentemente, deve essere particolarmente difficile per alcune persone capire non tanto le motivazioni alla base di certi comportamenti, ma le azioni stesse che ne derivano. Sarà l'epoca del capitalismo. O magari, si tratta semplicemente di convenienza a tutti i costi. Chi lo sa. Misteri della vita.
Eppure, la saggezza popolare può di nuovo venire in aiuto. Regola numero uno: dare soldi, vedere cammello. E tutto il resto, è noia (come direbbe quel coattone fascista del Califfo).
Se è vero il contrario, per il principio di non contraddizione, arriviamo ad una conclusione ovvia e scontata. Puoi trattarmi da padrone, se esiste un contratto. Se le cose non stanno così - non chiedo mica di capire, ripeto - è meglio accettare il dato di fatto: dopo aver molto guadagnato dal sottoscritto, e fondamentalmente a costo zero eccezion fatta per una sorta di rimborso spese, a un certo punto si consiglia di smettere con lo sfruttamento. Oppure si corre il rischio di diventare come la Sonata n° 8, op. 13 di Beethoven.
Ma solo nel nome, si intende.
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