A distanza di dieci anni esatti, ho riletto Porci con le Ali di Lidia Ravera e Marco Lombardo Radice. Non lo ricordavo così divertente, così stupido, ma soprattutto lo ricordavo molto più corposo. Sono anche rimasto a riflettere su cosa mi avrebbe dovuto colpire così tanto in quel romanzo. Forse in età prepuberale-quasipuberale-oddioddiohobisognodipubertà, la sensibilità letteraria era molto più influenzata dal boom ormonale che certe pagine risvegliavano in noi pseudoadolescenti.
Erano bei vecchi tempi in cui sognavamo i bei vecchi tempi.
Senza nostalgia, solo sperando nel liceo, nella "vita nuova".
Noi non ci eravamo mai stati in un collettivo, non avevamo fatto i cortei, le azioni.
Non avevamo nemmeno mai chiavato, sottolineiamolo.
Adesso, in crisi sentimentale perenne dal crollo del Muro, la testa sui libri (che i libri sono meglio del telefono del call center), il culo vicino al muro, la mia generazione si interroga sul "che fare".
Proporre Porci con le Ali come libro di testo obbligatorio, o buttarlo rapidamente nel cesso?
A voi, o posteri, l'ardua sentenza.