Venerdì, 22 agosto 2008
Quando ero piccolo, per me esistevano due sole librerie. Due sole e piccole librerie, per l'esattezza, entrambe nel mio quartiere, a cinque minuti di cammino - e a sette, otto anni, si hanno le gambe davvero corte - da casa mia. La prima era gestita da un amico di mia madre, un arancione che ogni volta riusciva ad infilare, nel nostro paniere di acquisti, qualche volume su Osho, ma che ha il merito ancora più grande di avermi fatto conoscere presto quelle "storielle zen" che col passare del tempo, ho saputo apprezzare (e applicare: in particolar modo il koan del bastone sulla testa). Poi, quando ormai per me era tempo di scuole medie, lui chiuse: non lo rividi più, ma non mi stupirei di ritrovarmelo, in qualche giorno della mia vita, illuminato e illuminante in qualche incontro di meditazione sparso per il mondo. Spero non pronto ad attuare su di me il koan del bastone, per esteso. E poi c'è l'altra. Chi dovesse passare per il viale sul quale si affaccia, la riconoscerebbe immediatamente, anche non percependola come qualcosa di naturale per sé. Una piccola insegna che reca soltanto la scritta "LIBRERIA", per una serranda minuscola e quasi arrugginita dal tempo, e gli scaffali che, ogni mattina, diligentemente il proprietario estrae dal corridoio interno, e piazza sul marciapiede, per poi prendere posto proprio davanti a loro. Sono anni che quel signore, solo, non vende un libro. Eppure, ogni giorno, puntuale, apre e lascia che tutte le pagine stampate che conserva gelosamente escano sulla strada, mescolandosi alle persone. Proprio oggi sono passato di lì, e l'ho salutato come tutte le volte che i nostri sguardi si incontrano. Lui sorride, sorride sempre. E il discorso sulla grande distribuzione che - con una Mondadori a un isolato di distanza - gli ha distrutto tutto il mercato che aveva una volta, lascia subito il posto a uno scambio di parole più libere, più sincere e disinteressate. Su come tutto quello sia la sua vita, un po' la sua missione, anche se non lo dice apertamente. Su come mio nonno fu uno dei suoi primi clienti, e su quanto sia strano rivedere i suoi lineamenti in me, a distanza di un quarto di secolo dalla sua morte. Su come, tra i tanti fumetti usati che costituiscono la sua unica fonte di reddito attuale, riesca sempre a trovare qualcosa di giusto per chi si avvicina a quella libreria trasandata con un occhio diverso. Con un'anima diversa.
Allora, mi ha detto, c'è qualcosa per te. E l'ho preso senza nemmeno vedere cosa fosse. Ho pagato, ho salutato, e ho aperto a caso, mentre già camminavo sulla via del ritorno. Poesia. Touché. Majakovskji. Touché, encore.
VIOLA E UN POCO NERVOSAMENTE La viola si snervò supplicando e all'improvviso scoppiò in singhiozzi con un fare così da bambina che il tamburo non resse più. "Bene, bene, bene!" E, spossato anche lui, senz'ascoltare tutto il discorso della viola sgattaiolò sull'infuocato Kuzneckij e fuggì via. L'orchestra guardava con indifferenza la viola che si struggeva tra le lacrime senza parole, senza tempo, e in qualche luogo soltanto uno stupido piatto stridette: "Cosa c'è?" "Come mai?" Ma quando il bombardone dal muso di rame, sudato, gridò: "Sciocca, piagnucolona, asciugati!", io mi alzai, barcollando mi arrampicai tra gli spartiti, e fra i leggii che si piegavano dal capriccio, gridai chissà perchè: "Dio mio!", gettandomi sul collo di legno. "Sapete viola, noi siamo estremamente simili: ecco, io pure strillo e non so dimostrar nulla!" I musicisti ridono: "Come c'è cascato! Si è scelto una sposa di legno! Che balordo!" Ma io me ne infischio! Io sono buono. "Sapete, viola? Vogliamo vivere insieme? Eh?"
Nessun commesso piacente di una grande distribuzione può darvi qualcosa di simile, a scatola chiusa. Se, come diceva Faber, troveremo davvero un paradiso anche per "questi nostri paraggi", ecco, in qualche angolo ci sarà una piccola libreria così. E un signore sulla soglia, ad aspettare chi vorrà fermarsi per regalargli qualcosa di essenziale.
Domenica, 30 marzo 2008
Il vostro telefono, nonostante sia acceso, non squilla ormai da giorni, e la vostra casella e-mail continua a non conoscere nuovi messaggi che non contengano la parola " Cialis" all'interno del loro oggetto. Approfittando del forte sole che ha inondato la vostra città, decidete dunque di raggiungere il parco più vicino alla vostra abitazione per cercare una risposta ai vostri interrogativi nella natura, o eventualmente, per guardare il culo alle piacenti trentenni che hanno deciso di riprendere le loro sedute di jogging proprio in quel giorno. A tale scopo (la risposta agli interrogativi: il voyeurismo sportivo è un obiettivo secondario, se non proprio un'ultima spiaggia) vi armate di: - la vostra inseparabile Moleskine, che oltre ad accompagnarvi in ogni momento della vostra jyhad quotidiana per registrare sogni, speranze e appunti, può tornarvi utile come ultimo memoriale in caso di incontri con serial killer domenicali.
- un libro di poesie (nella seguente esercitazione è stato scelto Poesia d'amore di Pablo Neruda), perchè la poesia è un'arte assoluta, dunque qualcosa di sublime e vicino a noi ce la si trova sempre. Dopo due ore di sole diretto in testa, diventa anche più facile capirne il senso recondito. Se capite il senso di una poesia scritta in una lingua a voi sconosciuta, correte immediatamente a bere dell'acqua alla fontana più vicina.
- musica in grado di trasportarvi lontano (nella seguente esercitazione è stato scelto l'album noto come "l'Indiano" di Fabrizio De André). Se la vostra scelta di fronte all'indicazione "trasportarvi lontano" dovesse ricadere su album come Ucciderò Tutti dei Maniac Blood Destroyer, magari è il caso di non uscire di casa, ma di assumere del Ritalin.
- il kit del giovane spensierato sul prato: plaid ampio, bottiglia d'acqua fresca, tabacco, cartine, filtri e accendino. Non è assolutamente il caso di portarvi appresso quei cazzo di bonghi. Dovete riflettere, e soprattutto "non siamo mica in Africa". Abbiamo già tanti problemi che non è il caso di aggiungerci "quello del ritmo".
Vista la gran solitudine che vi attanaglia però, essendo dei saggi e solerti seguaci delle Teorie e delle Tecniche della Jyhad Quotidiana decidete di verificare l' Ipotesi #22 e farvi accompagnare dal vostro cane (che ultimamente, ha dovuto subire il doppio dei discorsi che normalmente gli/le propinate). Dopo averla rassicurata sul fatto che sì, le tirerete il sasso più di una volta, e averle promesso di recitare per lei almeno una poesia in lingua originale, il vostro cane accetta e siete pronti a partire. Lo spettacolo che vi attende dopo solo dieci minuti di cammino, è quello di un verde rigoglioso e di un sole da Primo Maggio. La vostra fedele accompagnatrice, dimenticando ogni proposito di tipi letterario e confidenziale, si lancia a capofitto nella vegetazione, iniziando a rotolarsi sull'erba e ad inseguire tutte le farfalle che le capitano a tiro. Perfettamente coordinati col suo divertissement, in pochi minuti avete già steso il plaid ed estratto agenda e libri, creando un piccolo angolo di intimità solo per voi due. Quasi rispondendo a un richiamo telepatico, il vostro cane vi si accoccola a fianco, dopo aver raccolto metà della merda presente nel parco sul suo pelo. Dettagli. Iniziate a parlarle, con più totale naturalezza, di quegli strani sogni che hanno visto voi e il vostro parrucchiere piantare alberi di ciliegio in fiore, e tra un appunto preso e l'altro, vi scende qualche lacrima quando leggete ad alta voce, in spagnolo, i versi di Epitalamio. Poi le raccontate di quando avete scritto una parte di quella poesia ad una persona, promettendo a voi stessi di scriverle il resto " quando sarà primavera". Allora subentra la saggezza canina, suggerendovi che la primavera ha sempre tempi strani: arriva quando vuole - magari in ottobre inoltrato, chissà - e può durare un giorno, o per sempre. Non è facile prevedere la primavera. Interrompete la cottura a fuoco lento del sole facendo un po' di moto, e lanciando un sasso raccattato in terra il più lontano possibile, per la gioia della vostra fedele amica, e l'incazzatura di un paio di quelle trentenni troppo attente alla misura dei loro fianchi, che schivano di pochi centimetri il tiro figlio della vostra pessima mira. Dopo aver perso - completamente - il fiato, vi riaccasciate sul plaid. E iniziate a recitare, stavolta in italiano, Saprai che t'amo e non t'amo al vostro cane, in evidente iperventilazione. Quando accade l'imprevedibile. Una coppia sulla cinquantina si avvicina verso di voi, discutendo ad alta voce. Di cose importanti, di cose " da grandi", carte bollate e documenti ufficiali. Cercate di non interrompere la bellezza del momento, di non lasciarvi disturbare, e proseguite nella lettura ad alta voce. Ma l'uomo della coppia, a pochi metri da voi, urla alla donna: Uomo: "Perchè te, te non capisci un cazzo! Me capirebbe molto de più 'sto cazzo de cane lupo, se ce parlassi!". Il vostro cane, di tutta risposta, si volta a guardarlo, e abbaia. Voi, in perfetto accordo col cane, vi alzate e vi avvicinate alla coppia, libro in mano e sguardo di sfida sul volto. Damiel: "Mi scusi" (perentorio) Uomo: "Dica?" (evidentemente disturbato) Damiel: (serissimo) "Lei mette in dubbio le capacità di comprensione del mio cane?" Uomo: "Ma..." (basito, e notevolmente infastidito) Damiel: "No, guardi, dico davvero. Sa che libro è questo? (il cane si avvicina, incuriosito e notevolmente più infastidito dell'uomo). Si tratta di una raccolta di poesie di Pablo Neruda. Lei pensa davvero che riuscirebbe a capirle quanto il mio cane?" Cane: (abbaia in segno di approvazione) Damiel: "Ecco, ecco, mi segua. Questo componimento ad esempio..." Uomo: "No, guardi, mi scusi, io..." (si allontana di corsa, spaventato e moglie al seguito) Cane: (abbaia di nuovo in segno di approvazione, e trotterella verso il plaid) Avendo appena dimostrato la correttezza dell'Ipotesi #22, potete tornare comodamente a leggere poesie sull'erba. La giornata è ancora lunga, il telefono non squillerà, e nessuna e-mail arriverà a rallegrarvi la giornata. Ma c'è un sole caldo, caldo davvero, e senza aver detto una parola, la vostra compagna più fidata vi ha confermato qualcosa di semplice, perfetto e prezioso. Tenetevelo per voi, come fosse il segreto più bello del mondo, raccolto tra una poesia d'amore inespressa e lo sguardo atterrito di qualcuno troppo impegnato a parlare di " cose serie" per godersi la semplicità di essere ancora umani, in un'assolata domenica mattina.
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