Visto e considerato che ogni futuro lavorativo è incerto, per tutte le persone di età compresa tra i 14 e i 30 anni residenti in questo paese, tutti dovrebbero avere come sacro dovere quello di prepararsi psicologicamente al precariato eterno. Nonostante qualcuno stia già tentando di farlo attraverso la composizione casuale di haiku (e vagheggiando, al contempo, di una chiusura del suo blog, contro la quale mi schiero con questo post), io mi limiterò a proporre la novella Playlist del Precario, una proposta di sette tracce audio da portare sempre con sè, adatte a ogni scoramento interiore dovuto a una permanenza di otto ore o più dietro una scrivania, sottopagati (quando va bene), a rispondere al telefono o a svolgere mansioni "che porteranno lo stagista a raccogliere importanti crediti per l'inserimento nel mondo lavorativo". Come a dire che ti danno il biglietto - manco gratis - per l'Aquapark, ma è valido soltanto da novembre a gennaio.
- Lady Madonna, Beatles. Inutile citare "Lady Madonna, children at your feet, wonder how you manage to make ends meet". Un must per tutte le ragazze madre telefoniste.
- Concrete Jungle, nella versione degli Africa Unite. Adatta alle mattinate sull'autobus, in direzione dell'inferno lavorativo.
- Three Minute Hero, The Selecter. Semplicemente favolosa, nel suo "It's too early in the morning... stupid job". E poi riesce a mettere la carica più di una serie consecutiva di dieci mug di caffè americano.
- Billy Hunt, dei Jam. Paul Weller canta le gesta di un ragazzo lavoratore inglese degli anni '80 (precario ante-litteram) che si ribella trasformandosi in un vendicativo supereroe. Chi non vorrebbe poterlo fare?
- Lavorare con Lentezza, Enzo del Re. Questa la dovete conoscere come la maledetta Ave Maria.
- Storia dell'Europa Contemporanea, che a dispetto del titolo non è un libro, ma un bellissimo pezzo reggae di Daniele Sepe. Vale la pena di ascoltare tutto l'album Lavorare Stanca, ad essere sinceri.
- Andare, camminare, lavorare, del maestro Piero Ciampi. Il titolo è tutto un programma, ma il pezzo è in grado di superare ogni aspettativa.
Ovviamente, la playlist è aperta ad ogni tipo di integrazione. Segnatevi i pezzi, e date da lavorare ai vostri
eMule. Così, almeno loro troveranno un impiego.
UPGRADE- Venderò, di Edoardo Bennato. Segnalata da Mauretto, appena dieci minuti dopo la pubblicazione del post (non so come cazzo abbia fatto ad essere così rapido. O è iscritto al Feed RSS, o lurka il mio blog per conto della CIA). Motiva la proposta con le seguenti parole: "Parla di persone che tutto sommato hanno rigato dritto in vita loro, di altre che son state poco appagate ma integre nel morale e di chi rimane vivo nonostante tutto. Una minipunturina di fiducia... nonostante tutto appunto". Altro che punturina, Maurè. Qua ce vorrebbe una flebo.
- Quello che non ho, del sommo Fabrizio De Andrè. Proposta da Pollon, che fa giustamente notare come noi non ci si possa di certo trovare in una situazione tipo "pranzo di lavoro". Faber però diceva anche che "quello che non ho, è quel che non mi manca". L'ipotesi di lettura che favorisco è quella che vede, in effetti, il lavoro come qualcosa di negativo. Potessimo almeno lavorare meno e lavorare tutti, andrebbe già meglio.