Va' che non se l'aspettava nessuno. Da oggi Roma perde ufficialmente le sue ultime speranze, e l'Italia... ... no, effettivamente non ne guadagna molte.
"Se ai vecchi compagni del PC nell'anni '60, vabbè che poi so' diventati DS e tutte quelle cianfrusaglie, j'avessero detto che il 14 ottobre 2007 avrebbero speso sei miliardi - perchè scusa, tre milioni di votanti sono tre milioni di euro, che so' sempre sei miliardi - pe' sceglie da fa' governà er partito loro tra un comunista pentito e 'na democristiana cattolica e vergine, t'avrebbero riso 'n faccia e t'avrebbero detto de smette colla droga"
Lo ammetto. L'ho fatto. Probabilmente, non avrei potuto resistere nemmeno se le occasioni fossero state più propizie. Ma questa mattina, in casa mia, non c'è nessuno che non abbia un minimo di malanno. E io, come spesso accade, sono quello che sta meno peggio. Aggiungendo a tutto questo il fatto che i miei filtri sono finiti, viene da sè che la persona designata per portare giù il quinto elemento della famiglia, l'adorabile Fly, pastore tedesco ma non troppo, dall'intestino perennemente in subbuglio, ero proprio io.
Dopo una rapida e sommaria vestizione, mia e dell'adorata canide, scendo nella piazza sotto casa per favorire i suoi bisogni fisiologici. Fino a qui, tutto bene. C'è persino il sole, su Roma Sud, stamattina. Il resto del lavoro lo fa il Quartetto per Archi Op.132 negli auricolari. Ma bisogna andare a comprare i filtri.
Ma.Inizio a camminare lungo una delle tante viuzze del quartiere. Io amo il Quadraro. E' il quartiere più bello del mondo. Lego Fly a un palo, una volta arrivato davanti al bar tabacchi, ed entro. Davanti a me sono una ragazza - una bella ragazza, davvero, avrà trent'anni ma ne dimostra al massimo venti - con in mano un giornale. E' l'Unità. Ed è questo che fa scattare in me la serendipità violenta e vendicativa. Pago, prendo i filtri, ed esco. Ma non faccio il percorso dell'andata a ritroso. Allungo di qualche dozzina di metri, fino ad arrivare alla locale sede dei DS. Strapiena. Perchè oggi, è il giorno delle primarie.
Ed è lì che lo faccio. Mi avvicino alle persone in coda. Uno degli organizzatori sta tentando di regolare il flusso, modesto, ma comunque non risibile. Parlo ad alta voce.
Damiel: Scusi... scusate...
L'organizzatore e i votanti mi guardano. Un bambino si avvicina a Fly e la coccola. Qualcuno dice di domandare pure.
Damiel: E' qui che si vota per le primarie del Partito Democratico, immagino.
Fila di persone e organizzatori annuiscono. Sorridono. Una signora mi dice che c'è la fila, ma sì, si vota qui. Sorride.
Damiel: Quindi è qui che votate per il leader del PD. Il PD. Quello che Berlinguer no e Craxi sì, giusto?
I sorrisi si spengono. Di botto, come nei film. Hanno evidentemente capito dove voglio andare a parare. Non risponde nessuno. Tra la folla riconosco la coppia che abita al quinto piano del mio palazzo. Due vecchi compagni, da sempre. Sono i primi ad abbassare lo sguardo, perchè io non sorrido, anzi, sono molto serio. Per fare cose del genere, ci vuole una gran faccia come il culo, e una buona dose di serietà. Continuo.
Damiel: Un po' però vi vergognate, eh?
Non risponde nessuno. Anche altri abbassano la testa verso il pavimento. Il bambino continua a giocare con Fly, che sembra godersela. Beata innocenza di entrambi. Mi giro, e ce ne andiamo. Nessuno mi ha nemmeno mandato a piammelanderculo, un augurio parecchio in voga dalle mie parti.
Questo vuol dire che in effetti, un po' si vergognano. E allora forse una minima speranza c'è.
Dopo mezz'ora di conversazione con la mia augusta e reverenda genitrice (tornata circa un'ora fa dal lavoro. Sì, nel mondo unificato dei 5 giorni c'è chi lavora anche di sabato), ho distrutto ogni convinzione su una mia futura, eventuale paternità. Argomento dei dialogoi: il sistema pensionistico italiano, definito la merda delle merde dalla donna che mi ha messo al mondo. E considerando che mia madre si concede queste chutes de style solo molto raramente, in concomitanza con occasioni importanti (vedi il discorso di discesa in campo di Berlusconi e quello di Veltroni, ad esempio), la definizione si spiega da sè. Mia madre fa parte della prima generazione di persone che sta pagando la pensione ai suoi padri, ma che non la riceverà mai. Io faccio parte della prima generazione che pagherà la pensione minima ai benestanti e ai falsi disoccupati della generazione precedente, e nemmeno io vedrò l'ombra di un'assistenza sociale. Che poi, probabilmente, fra vent'anni avremo metabolizzato tutto: anzi, magari qualcuno ci dirà "come, ti abbiamo pagato 500 euro in sei mesi, semestre sì e semestre no, e adesso vuoi la pensione TUTTI I MESI? Guarda che ti fa male". Un po' come il discorso revisionistico dell'ultimo mezzo secolo è stato orientato al passato, quello che si presenta ora è revisionismo proiettato in avanti.
E poi dicono che dall'Italia sono fuggiti tutti i cervelli. Invece, certe idee ce le abbiamo solo qui, a pensarci bene. E sono pure bipartisan.
Comunque, per tornare al discorso, non ho idea di quale futuro potrò mai offrire a un figlio. Insomma, non mi va di dovermi immaginare un piccolo Damiel, perennemente incazzato perchè "sì, vabbè, Beethoven è bello, Tolstoj è un grande autore, ma in fin dei conti, papà, in che cazzo di mondo mi hai fatto nascere, non c'è lavoro, non c'è un futuro, la classe dirigente è la stessa dal 1946 solo che in sessant'anni hanno incrementato il numero di cazzate e hanno abolito il congiuntivo nei discorsi propagandostici, e a me sinceramente rode il culo" (mi auguro che questo discorso me lo faccia sui vent'anni, altrimenti sarò stato io a sbagliare sistema educativo, almeno per il modo di parlare). Almeno facessimo la rivoluzione, avrei una scusa per il mio desiderio di paternità: vedi, o figliuolo, t'ho messo al mondo perchè sei la speranza di questa nuova era. Invece di questi tempi, al massimo, si fanno le primarie (grazie Licio, grazie Silvio, che c'avete rincoglionito come si doveva). Un po' come il referendum blindato dei sindacati: è una farsa, lo sanno tutti, ma alla gente "je piace tanto da sognà".
Io, lo ammetto, un po' li compatisco, quei bambini che nasceranno domani, 14 ottobre. Il giorno delle primarie, che non si sa di che siano primarie. Un'elezione in cui si paga per scegliere il leader tra un sindaco di Roma comunista pentito (e il pentito mi dà più fastidio che il comunista, sia chiaro) e una democristiana che ha deciso di convertire gli omosessuali con la trappola dei DICO. Penso ai dialoghi, fra vent'anni:
Padre: "Walter, Rosi. Se non dovete fare il vostro turno di 12 ore precarie a 2 euro l'ora, venite qui. Devo dirvi una cosa" Figli: "Dicci, papà" Padre: <in lacrime> "Scusate! Noi ci credevamo. Voi siete nati in un giorno bello, il giorno in cui..." Figli: <lanciano una selva di sputi> "Sta' zitto che è meglio"
Non so se alle primarie di domani, qualcuno penserà al fatto che fra vent'anni qualche adolescente li giudicherà per le scelte che hanno fatto in passato. Però magari sarebbe il caso di soffermarsi a riflettere almeno un attimo. Prima di entrare nell'urna, dico. Pensare se bisogna entrare davvero a legittimare qualcosa che è torbido di suo. Un po' per noi, un po' per loro. Che tanto, vent'anni passano prestissimo. Me l'ha fatto capire mia madre stasera.
Di certo io e lui non la vediamo alla stessa maniera. Ma non c'è dubbio che questo video meriti di essere visto, perchè fa più riflettere di molte altre cose. E poi, è simpatico oltre ogni dubbio. Gli basterebbe ricordarsi che c'è sempre un'alternativa al meno peggio. O no?
P.S.: Video scoperto, tra l'altro, per caso su questo blog che è semplicemente una gioia da leggere.
Via e-mail, principalmente. Oppure puoi provare con un rito di evocazione. In quel caso, occhio ai sigilli e agli ammenicoli. Correresti il rischio di chiamare qualcuno di incazzoso, su questa terra. Non che l'idea non mi faccia piacere, anzi.