(Questo post ha una serissima ragion d'essere. Tuttavia, la suddetta ragion d'essere non deve necessariamente essere spiegata a chi non avrà motivo di comprenderla in prima lettura)
A quattordici anni, smetti di credere in Dio. A diciassette, smetti di credere nel grande amore eterno. A venti, inizi ad avere dei seri dubbi anche sul calcio. Ed ecco compiuta la grande parabola discendente della fiducia nel XXI secolo. Il fatto è che, nella stragrande maggioranza dei casi, l'ingresso di un essere umano nell'adolescenza è accompagnato da un ottimismo di portata più che considerevole. Un liceale riesce a tirare su un gruppo musicale, e dopo le prime prove in sala, torna a casa immaginandosi già al suo terzo greatest hits. Dopo un anno di concerti nel pub del quartiere, con un pubblico composto da una mezza dozzina di persone - tutti amici e parenti - al più, quello stesso liceale riconosce a sé stesso che, in fondo, anche un contratto con una casa discografica nemmeno troppo conosciuta andrebbe bene. Dopo tre anni di prove e demo registrati, riuscire a scoparsi la più carina del pubblico, sembra al liceale (ormai universitario, o precario) la migliore delle possibili gratificazioni.
Sia ben chiaro che un ragionamento simile può essere applicato a qualsiasi categoria. Alzi la mano chi, qualche anno fa, non sognava per sé stesso un successo moralmente ed eticamente "sano" (nonostante il successo, ai giorni nostri, stia a significare più che altro una degenerazione del comportamento sociale che porta una ventenne ad aspettare Fabrizio Corona sotto casa, nella speranza di potersi far fotografare nuda e finire a fare la velina). Alzi la mano chi ora ucciderebbe qualcuno per un posto fisso, a tempo indeterminato, con un minimo sindacale di 980 €. Netti, per grazia di Dio.
E allora, dove sono finite le belle speranze? Possibile che tutte le idee geniali - romanzi, composizioni, fotografie, quadri o ancora semplicemente intuizioni - siano definitivamente sparite sotto il peso dei tempi moderni? L'ipotesi mi attanaglia, in tutta la sua terrificante possibilità. Eppure, potrebbe non essere così. Potrei vincere al Superenalotto. In fondo, perchè proprio io dovrei arrivare a ipotecarmi la casa nella speranza di diventare milionario? Oppure, potrei semplicemente continuare a provare. Inarcando un sopracciglio, cinicamente, di fronte ai parvenu delle raccomandazioni, dei pranzi di lavoro, delle aziende messe su da papà, delle scopate-trasformate-in-contratto. E, ovviamente, dei lei non sa chi sono io.
Credo che mi farò un caffè, fumerò una sigaretta, ucciderò metaforicamente qualcuno e continuerò a fare quello che faccio da sempre. Nella speranza di farlo sempre un po' meglio. Da quando non credo in Dio, Dio ha effettivamente più voglia di farsi notare da me. Da quando non credo più nel grande amore, sto vivendo delle fantastiche relazioni. Da quando non credo più nel calcio, l'A.S. Roma ha quasi rischiato di vincere un paio di volte lo scudetto. Smettendo di credere ai colpi di fortuna (e alle promesse), probabilmente qualcosa si realizzerà.
Vuoi vedere che a smettere di credere nella rivoluzione...