D'accordo. Va bene la maglietta rossa, va bene anche la fascetta nel layout del blog, "Free Burma". Queste azioni sono azioni dimostrative, importanti, non c'è dubbio. Ma non ci si può nemmeno illudere di "pesare" quanto necessario, di fronte ad una situazione come quella birmana. Hanno staccato - nel senso letterale - Internet in quella nazione (coprendo il tutto con l'ennesima cazzata, stavolta un tubo sottomarino rotto), escludendo un intero paese, un'intera popolazione, per non contare le centinaia e centinaia di giornalisti presenti nel paese, dalla possibilità di inviare e ricevere notizie che non siano edulcorate o completamente modificate dal regime.
Allora parliamoci chiaro. La fascetta in alto nel blog, o la maglietta, non servono a un cazzo. Scendiamo in piazza, piuttosto, usiamo il passaparola non per uno script, ma per riunirci spontaneamente. Poi, da lì, basta che ognuno porti un cartello con su scritto la sua. La buttiamo lì? Buttiamola lì: domani, 29 settembre, alle 16:00 a Piazza della Repubblica. I milanesi facessero a Piazza del Duomo, i fiorentini a Santa Maria Novella e così via. Magari riusciamo anche a sentirci via telefono, a coordinarci, a contarci. Tutto spontaneo, ma sentito e "sentibile". La possibilità di riuscire in questo esiste, e lo sappiamo un po' tutti. O almeno, a me non va di credere che la blogosfera non riesca a dire nulla, se non in caso di un BarCamp, o senza un leader à la Grillo o davanti ad una causa un po' più importante di un Free Hugs.
E che cazzo.
UPGRADE: c'è effettivamente, oggi, un sit-in di Amnesty Internotional tra mezz'ora a via della Camilluccia 551 (così cita la mia fonte), dove si trova l'Ambasciata della Birmania. Domani, invece, sempre di Amnesty, a Milano, in Piazza della Scala alle 16 e 30. Chi può, vada, chi non può si autorganizzi come suddetto, se ha voglia.