Tu, o compagna detenuta nel braccio femminile di Rebibbia, che oggi ballavi la
sbarr-dance al ritmo delle peggiori
hit anni '90 che il
sound anarchico propinava ripetutamente.
Ti aspettiamo all'uscita da quell'infame posto di repressione.
O meglio, vi aspettiamo tutti e tutte, perchè di carcere non si muoia e non si viva più.
Ma in particolare aspettiamo proprio te, che ti sei scatenata come poche, e hai trasformato le grate da strumento di contenimento a strumento di divertimento.
In culo ai secondini.
Liberi tutti, libere tutte.