Stamattina, persino all'interno del bar di Lettere e Filosofia, Tor Vergata - per eccellenza, uno dei posti sul globo in cui viene vietata qualsiasi discussione non attinente al
Corriere dello Sport - era tangibile un continuo fremere delle persone, una serie di espressioni felici, sollevate. E un unico argomento nell'aria.
L'Onu ha votato a favore della moratoria sulla pena di morte.
Gaudio, giubilo e letizia, senza dubbio. Ma mi permetto di esporre alcune mie perplessità, principalmente due. Innanzitutto, ricordiamoci il ruolo (leggi i fili e i burattinai) delle Nazioni Unite, in questi anni. E non meno importante, non dimentichiamo che c'è poco da esultare di fronte alla futura abolizione della pena di morte, quando il 70% della popolazione italiana sarebbe ben felice di appendere per le palle, uccidere o peggio - do you remember la proposta di
castrazione chimica? - rumeni (tranne quelli che lavorano come manovali sottopagati), negri (tranne quelli che raccolgono i pomodori), froci (tranne i trans che la sera mi fanno il servizio a metà prezzo), spacciatori (tranne quello amico mio che mi fa lo sconto sulla coca a Capodanno) e pedofili (tranne Don Marco, che è così buono e non ci ha fatto pagare la comunione del pupo, a marzo).
Ho paura che Caino cammini ancora col culo attaccato al muro. E ho la convinzione che faccia benissimo.