Tornare a scrivere, tornando da Firenze, dopo essere tornato a Genova. Se iniziare così non è niente di più che uno scioglilingua di dubbio gusto, al contrario il corteo di sabato è stato il più tranquillo,
liscio e semplice scendere in piazza mai visto da qualche anno a questa parte. Ed è stato bello per tanti motivi. Nonostante le paure iniziali, le tensioni in stazione, le previsioni poco rosee con cui siamo saliti sui treni, A Genova, sabato, c'eravamo un po' tutti.
Chi c'era e chi non c'era. Chi poteva sfilare a testa alta, forte della sua coerenza, e chi avrebbe fatto meglio a rimanere a casa, per la sua coscienza. Chi ha cercato riscatto mediatico per le azioni compiute in precedenza, e chi ha cercato riscatto per i compagni arrestati. Ma in ogni caso, oltre la superficie delle contraddizioni, c'era chi per i fatti di Genova 2001
in ogni caso, non ha nessun rimorso. Basterebbe questo, per giustificare tutta la manifestazione di sabato 17 novembre. Senza guardie e senza scontri (questa non è giustapposizione, è puro rapporto tra causa ed effetto), senza arresti e condanne ingiuste. E poi, c'erano le persone che rendono ogni corteo un'esperienza unica, quelle persone che ti rendono dodici ore di treno speciale e quattro di percorso sempre
troppo veloci. C'erano Giuliano, Claudia e Irene, c'erano Giorgio, Bacco e Alessio. C'erano Giordano e Sandro, e Aldo, Silvano, Chicco, Valerio e Riccardino. C'era il Sofista, che dopo aver vagheggiato di una sua non meglio specificata adesione al mondo degli
hooligan, si è perso nella folla lasciando dietro di sè solo del cioccolato al latte. C'era Niccolò, spalmato in terra a dormire sul pavimento della Stazione Tiburtina. C'era una meravigliosa
Aurora in carne e ossa, che a forza di andare su e giù per la manifestazione, sono riuscito a incontrare ("
ferma al lampeggiante giallo", dopo quindici messaggi mandati invano). C'erano "
sei baschi" che a quanto pare, non riuscivano a rimanere a portata di sguardo in nessun momento, e forse si sono persi di nuovo. C'erano duemila milanesi, che quando sono scesi su viale Aldo Moro sulle note di
Antifa Hooligans, ci hanno scaldato i cuori. C'era l'anonimo compagno anarco-ciclista, attrazione della manifestazione (che io e Francis ringraziamo, perchè ora siamo definitivamente determinati a divenire attrazioni a nostra volta, ai prossimi cortei, un'idea che ci sfiorava da tempo. Preparatevi). C'erano gli anarchici di Carrara, i compagni toscani, Ricky ("
non è il mio vero nome, ma mi chiamano così per Ricky Gianco. Non c'è un motivo, credo"), Giorgio ("
riflettiamo sull'internazionalismo e sulla commissione gastronomica, compagne") e i collettivi fiorentini, che mi hanno evitato una notte alla ventura per le vie della bella Firenze.
C'era la storia,
che siamo noi.
E c'erano
Dax,
Renato e
Carlo. Non ce lo dimentichiamo.