Oggi ti salutiamo, con una lacrima di tristezza che scende dagli occhi. Per tutte le volte che mi sei stato vicino, per tutte le volte che mi avresti potuto abbandonare, e non l'hai fatto. Per tutte le volte che hai reso possibile, per me, l'avere una storia d'amore con una splendida ragazza lontana - le corse a Tiburtina, a Termini, all'Olimpico, a Cecchina, persino. Per tutte le volte che hai permesso a me e al mio gruppo di suonare, di raccattare il cavo jack che mancava proprio all'ultimo minuto, nonostante ogni volta gravasse su di te il peso delle nostre chitarre, degli zaini, di noi stessi con le nostre chiacchiere. Per tutte le volte che ti ho fatto del male, che ti ho portato a scaldarti fino al limite, per tutte le volte che ho ignorato i tuoi bisogni essenziali anche quando ne mostravi apertamente la necessità. Per tutte quelle estati che hai raggiunto con me il litorale, o i Castelli Romani. Per le giornate di pioggia insieme verso il lavoro, per le corse in ospedale quando la mia famiglia ha vissuto momenti critici. Per quella prima volta ubriachi sul Grande Raccordo Anulare. Per quella volta che Davide si è schiantato contro un blocco di marmo per far colpo su di una ragazza. Per quella volta che ci hai accompagnato a provare nuove esperienze, e un altro po' si finiva insieme nel Tevere. Per tutto questo, e per tutte le volte che insieme a te mi sono goduto il vento in faccia in primavera, rimpiangerò la tua assenza.
Eh sì, s'è rotto il mio primo e unico motorino, dopo otto anni di lunga vita.
Traditori, vili e canaglie furono i rapporti.
Non potrò dimenticarti mai.