Hai voglia a parlare di sicurezza, di militari, di rom, rumeni e impronte digitali
bipartisan. Roma ai tempi di quest'ultimo fascismo non va tanto per il sottile, e non ha nemmeno troppo bisogno di mascherarsi dietro i cambiamenti effettuati a piccoli passi, decreto dopo decreto, misura eccezionale dopo misura eccezionale: i grandi temi affrontati in televisione e sulla stampa per abituare le persone a viverli come
consuetudini avranno effetti più duraturi, ma necessitano di tempi più lunghi per cambiare il volto della società. Così, mentre il fascismo - nella sua accezione più generale - riconquista lentamente il territorio col beneplacito di partiti democratici e liberali, le bestie più selvagge e più ignoranti, sdoganate da anni di equidistanza, devono trovare la loro valvola di sfogo. Questo non finisce sui giornali, questo non è argomento da salotto.
Niente sangue, ché siamo italiani brava gente.
Nella commemorazione dell'omicidio (fascista) di Renato Biagetti, una squadraccia (fascista)
assale alcuni compagni all'Acrobax.
Solito
modus operandi, solito agguato, solite lame e solita fuga.
Solita condanna istituzionale, e solita impunità.
In cinquecento, la sera dopo, scendono in piazza. Nel silenzio di un mondo che è impegnato ad aspettare la prima domenica di campionato, e se proprio deve pensare alla politica, ha già servito da tutti i
mass media il piatto che accomuna le FARC al PRC. Ci sono legami, dicono. Comunisti di merda, zecche di merda, dicono.
Le televisioni urlano più forte delle
madri che hanno perso un figlio, o che hanno ricevuto una telefonata nel cuore della notte da un ospedale, perchè loro figlio è stato ricoverato d'urgenza, per un pestaggio, per una coltellata.
E anche quando urlano dei legami tra una certa destra e una cert'altra, quando urlano il perchè di tutto questo, si vede che hanno il cuore troppo in gola, per farsi sentire.
Oppure il problema è nel cuore di chi ascolta.
E di chi si ostina a non ascoltare, finchè non sarà costretto a sentire il telefono squillare, di notte.