Ultimamente, la sinestesia (che non è la sinotticità, e chi deve sapere sa)è stata rivalutata parecchio, dal grande pubblico. Skrjabin rivisitato come un artista dal "valore aggiunto", Stravinskji pensato come il musicista del colore. A volte si corre il rischio di mettere in secondo piano la musica - e via così tutte le conquiste, nel bene e nel male - del Romanticismo. Tuttavia, non si può far finta che la sinestesia non sia qualcosa di estremamente affascinante, tanto da far riflettere sulle possibili interazioni tra computer graphic e musica. Certo, servirebbe un "codice di riferimento" di un dato autore, e ancora, una "grammatica interpretativa" del linguaggio musicale, ma il risultato, sarebbe probabilmente qualcosa di spettacolare. Nel frattempo, è interessante vedere - e ascoltare, ovviamente - una "base" sperimentale come quella applicata qua sopra su Feux Follets, dagli Studi Trascendentali di Liszt, del progetto Musanim. Semplici bar colorate in modo diverso, con lunghezze diverse, che però in una composizione del genere iniziano ad avere un certo senso (e non va affatto sottovalutato l'effetto retrocomputing). Buona visione. E buon ascolto.
Altro che gas, barbiturici, pistolettate alle tempie. Un buon metodo per passare a miglior vita lo elaborò il buon Franz Liszt, ad esempio. Durante un concerto alla corte di Nicola I, Zar di Russia, il compositore ungherese smise improvvisamente di suonare il pianoforte, e si voltò a fissare il sovrano, con un sorriso sarcastico sul volto. Alla domanda dello Zar - che si vantava di essere un intenditore di musica di tutto rispetto, nonchè un perfetto conoscitore dell'etichetta, che imponeva il silenzio assoluto durante un concerto - sul perchè dell'improvviso e brusco tacet, Liszt rispose, sardonicamente:
"Quando parla lo Zar, tutti devono stare zitti".
La scampò veramente per pochissimo, a quanto pare.
Via e-mail, principalmente. Oppure puoi provare con un rito di evocazione. In quel caso, occhio ai sigilli e agli ammenicoli. Correresti il rischio di chiamare qualcuno di incazzoso, su questa terra. Non che l'idea non mi faccia piacere, anzi.