Ultimamente, va di moda parlare di foibe.
Ma va di moda parlarne così, superficialmente.
Sì, siamo stati un po' cattivelli, noi nazisti.
Cioè, loro, i nazisti. Noi fascisti che c'entravamo.
Certo che anche voi partigiani...
Eh, come di che parlo!
Le foibe. Cinquemila morti, minca fichi secchi.
Non è vero? Cinquanta al massimo? Molti corpi erano di istriani buttati lì dai fascisti?
Ma no, scherziamo! Almeno mille, duemila italiani. Poveri italiani!
Glielo assicuro, guardi, almeno ottocento, li abbiamo contati.
E vuole che non si siano putrefatti? Vuole che i putrefatti, non li contiamo?
La putrefazione, è italiana! Che vuol dire che non posso saperlo?
Lo so, lo so bene io! Sono italiano!
Cazzate italianissime.
Poi, durante il giorno di Pasquetta, si parla superficialmente.
Non va a nessuno di contare.
Ma i dati - non le cazzate - sono quelli da
sessantaquattro anni.
Trecentotrentacinque morti ammazzati.
Dieci per ogni militare nazista ucciso. Più altri dieci per un altro soldato morto in ritardo. E altri cinque, perchè al generale Kappler quella mattina girava così.
Parlate di foibe, parlate del vago.
Le verità precise scottano ai revisionisti.
Come
la memoria.