"Il cantante del gruppo appena salito, e già pronto a suonare -una formazione punk di soli studenti calabresi fuorisede, che proponeva una selezione di pezzi politici nel dialetto più stretto possibile di Vibo Valentia e hinterland – prese il microfono, palesemente imbarazzato. “Ehm... ci hanno detto i compagni del collettivo della facoltà che... subito dopo di noi ci sarà una... piccola, sì... una piccola discussione generale qui sul palco e... sì, rimanete qui per partecipare, sì”.
Mi portai una mano alla fronte, in perfetta sincronia con la reazione della folla.
Quindici secondi netti di “Dio caneeeeee!” risuonarono nell'atrio, urlati da qualcuno tra il pubblico.
Qualcuno con un forte accento valsusino. Almeno un risultato era stato raggiunto, dunque.
Il movimento No TAV era presente e partecipe, in questa festa d'ateneo.
E bestemmiava a gran voce insieme a noi."
S'è fatta una certa, dicono dalle mie parti. Ma avevo due cari amici da placare prima di concedermi alle grazie del sabato sera domestico.