Pitagora era un grande uomo. Aveva studiato matematica, e scoprì i numeri perfetti. Scoprì anche i numeri primi. E scoprì persino che la somma dei quadrati costruiti sui cateti è uguale al quadrato costruito sull'ipotenusa. Scoprì un sacco di cose, insomma, e se la tirava particolarmente. Fondò una religione sul suo culto, mandò in giro la voce di poter fulminare le persone con lo sguardo, e visto che non amava troppo le fave, proibì a tutti quelli che volevano imparare le addizioni e le sottrazioni presso la sua scuola di non nominarle nemmeno, figuriamoci mangiarle. Visto che Pitagora era anche un discreto suonatore di lira, iniziò a sostenere che tutto il mondo era costituito da armonia e numeri. I numeri erano perfetti, e anche l'armonia era qualcosa di perfetto, perchè erano numeri che si rapportavano tra di loro in maniera precisissima. Infatti, Pitagora - che probabilmente sapeva suonare la lira quanto un mutilato della Grande Guerra - era solito avvicinarsi ai suoi discepoli, pizzicare una corda a vuoto, e poi pizzicare una corda dell'esattà metà della lunghezza, per poi dire a tutti che la matematica in musica era grande, perchè produceva un'ottava precisa, e quindi lui aveva scoperto la Verità. Dopodichè, per vincere ogni resistenza, suonava una corda lunga due terzi di quella originale, e il suono che usciva fuori era una quinta rispetto alla nota originaria. E ad ogni dimostrazione più complessa, se la tirava sempre di più: iniziò a non pagare più il conto al ristorante, a farsi chiamare "Lui", e ad assumere tutta una serie di atteggiamenti poco piacevoli. Tanto, qualsiasi cosa gli avessero detto, lui avrebbe risposto con "tanto solo io capisco l'Armonia delle Sfere", e le persone si sarebbero ritirate, un po' offese, ma consapevoli di essere ignoranti, di fronte a tanto genio. Tutto sembrava andare per il meglio, per Pitagora. Finchè un bel giorno, un ragazzino si avvicinò e gli disse qualcosa.
Bambino: "Pitagora?"
Pitagora: "Eccolo qui" (Pitagora era troppo tamarro per non parlare di sé in terza persona)
Bambino: "Ho un problema"
Pitagora: "Non esistono problemi, per Pitagora"
Bambino: "Non riesco a suonare la radice quadrata di 2"
Pitagora: "Ora Pitagora ci pensa"
Pitagora ci pensò, ma si rese conto di trovarsi davanti a un numero che se ne fotteva altamente della perfezione, dell'Armonia delle Sfere, e di Pitagora. Il bambino stava per insistere, ma Pitagora non gliene diede modo. Infatti, velocemente, si gettò in un campo di fave e si suicidò.
Fine di Pitagora.