ovvero Le Considerazioni Estetiche in Lingua Spicciola di Damiel, capitolo I:
sul Preludio in La minore di Chopin (Op. 28, N°2)Frédéric Chopin, fondamentalmente, ci aveva visto molto lungo. Parlava poco,
aveva la faccia sempre incazzata e veniva continuamente preso per il culo dalla sua compagna, ma in quanto a poesia, non si faceva battere da nessuno.
Prendete il Preludio N° 2 dell'opus 28, quello in La minore, come esempio.
Ci ho messo un po', ma poi finalmente ho capito dove sta il segreto di quel pezzo. In una situazione particolare, forse per reazione con del vino rosso, ma in conclusione ho trovato la chiave di lettura di quella composizione. Ed ora, per spirito di diffusione romantico-proletario, la scrivo qui,
for dummies, visto che mi sembra la cosa più giusta da fare (forse anche questo per reazione con del vino rosso, ma non buono come il Santa Cristina della rivelazione. Fatto sta che il blog è mio, quindi posso permettermi il lusso di spiegare tutto questo, ci volessero anche seimila caratteri, e magari qualcuno apprezzerà).
In Occidente, siamo tutti completamente assuefatti al sistema tonale più becero. In altri termini, per chiunque è del tutto normale che un pezzo inizi in una certa tonalità (chiamiamo questa prima tonalità "
riposo"), si allontani su una o più tonalità diversa, solitamente a un intervallo di quinta (queste tonalità chiamiamole di "
tensione"), per poi tornare indiscutibilmente, dopo varie peripezie musicali, al riposo. Nella stragrande maggioranza dei casi, quindi, la musica a cui siamo abituati è basata sullo schema
riposo-
tensione-
riposo, più o meno variegato.
Quasi tutte i cori da stadio seguono questa regola, ad esempio. Provare per credere.
Ora, ragioniamo su un fatto: se all'inizio della composizione io
non fornisco una "tonalità di riposo", tutto questo giochino viene meno, per il semplice fatto che
se non so la tonalità da cui parto, non posso avvertire la tonalità che darà tensione. In termini tecnici, senza tonica ben definita mi è impossibile riconoscere chiaramente la dominante. In termini pratici, è come se a qualcuno che stesse giocando a Risiko uscisse la carta "Sconfiggi le armate del colore complementare al tuo", ma il giocatore fosse bendato. Compreso il discorso? Spero di sì. D'altra parte, mi preme poter arrivare alla "
grande rivelazione" avuta grazie al Santa Cristina. Quello che ho appena detto potrete trovarlo su qualsiasi manuale di armonia, se proprio vorrete indagare più a fondo. Se invece il vostro problema è quello di capire l'obiettivo del Risiko, provate a togliervi la benda dagli occhi.
Nel
Preludio in La minore Op.28 N°2 (che potete scaricare comodamente cliccando
qui. Anzi, fatelo, visto che ci ho messo circa mezz'ora per portarlo in formato mp3), Chopin non solo non lascia intendere la tonalità con chiarezza, ma anzi,
non la afferma per un cazzo. Per quattordici battute - su una composizione di ventitre, sia chiaro - Chopin lascia che l'attenzione dell'ascoltatore sia trascinata dall'incertezza, dall'ambiguità. Sarà forse un Mi minore? Un Sol maggiore? E' un aereoplano? E' un uccello? E' Superman? Un missile russo? No, no, niente di tutto questo. Ma Chopin non ha intenzione di dircelo. Ed infatti è solo alla quindicesima battuta che il La minore emerge in totale
nonchalance con il suo bell'accordo
la-do-mi. Ma non è finita qui. Anche una volta che il compositore ha dichiarato apertamente "
Ok, ok, siamo in La minore, contenti?" (sì, forse non ha detto "ok", ma il concetto rimane quello), lo spartito indica chiaramente che l'esecutore non deve affatto affrettare il momento della risoluzione, anzi (sulla mia partitura si susseguono uno
slentando, un
morendo pianissimo e un
molto rallentato, per intenderci). E così, dopo
venti battute di angoscia, arrivano gli ultimi accordi, che come se nulla fosse, compiono il loro dovere di risoluzione dalla V alla I (ovvero, come dicevamo prima, dalla tensione al riposo). Il pezzo si conclude, Chopin - metaforicamente - si alza dal pianoforte, si va a fare un Campari Soda, e lascia tutti a bocca aperta.
Ora, per favore, caricate quel file nel vostro programma di riproduzione musicale preferito, e ascoltatelo.
Anche due volte, tanto questa esecuzione dura due minuti e diciannove secondi. Se avete perso tempo finora leggendo questo articolo, potrete perdere anche altri centotrentanove secondi della vostra vita.
Il Preludio in La minore
incarna in sé il dramma dell'incertezza. Per quasi tutto il tempo dell'esecuzione, il compositore gioca sulle aspettative, sempre eluse, dell'ascoltatore, che vorrebbe finalmente approdare a una tonalità di impianto chiara, netta, definita.
Certa. Ma Chopin è un poeta, e nota dopo nota lascia che chi ascolta - provate a farlo ad occhi chiusi - aumenti dentro di sé l'inquietudine per qualcosa che
non è detto che arrivi. Persino quando il momento è più propizio, con una successione estremamente lenta di note conseguenti, il silenzio prima dell'accordo fa risuonare nella mente di chi ascolta
l'eco del pericolo che la risoluzione non ci sia. Sicuramente sarà capitato a tutti di aspettare qualcuno ad un appuntamento, o di rimanere ore a fissare il telefono, nell'attesa di una chiamata desiderata fino allo stremo. Ecco. Chopin aveva reso tutto questo, alla perfezione, nel 1839. A distanza di centosessantanove anni, questo preludio riesce ancora a rendere magistralmente
l'attesa del bacio che si vorrebbe dopo aver guardato a lungo negli occhi la propria amante, il fremere reiterato di una lettera dolce che tarda ad arrivare. Ma alla fine, eccola lì. Potete coccolarvela e lasciarvi coccolare da essa, esattamente come il finale di questa composizione insuperata fa alle vostre orecchie. Anzi, fate questo: piazzate nello stereo il Preludio in La minore, e piazzate voi stessi alle spalle del vostro partner. Lentamente, accarezzate nuca e schiena, ma con tocchi leggeri, quasi accennati, fino al momento della risoluzione: lì, cingete il corpo di lei (o di lui) con le braccia, e non abbandonatelo. Certo, dovrete imparare l'opera a memoria, ma di certo un abbraccio così romantico - in ogni senso - non è roba da poco.
Chopin Connoisseur Only.
E non dimenticate di tributare anche voi un Campari Soda al Maestro.