Domenica, 20 aprile 2008
A casa mia non si parla d'altro. In Facoltà non si parla d'altro. Con lei, tra un piano misterioso e una carezza, si finisce sempre per non parlare d'altro. Persino all'angolo del quartiere, ed è tutto un dire, non si parla d'altro. Evidentemente, "che fare" non è più una domanda retorica, nè il titolo di una stampa comunista a bassa tiratura che il giornalaio in piazza si ostina a pubblicizzare al massimo delle sue possibilità. In fin dei conti, immagino che non ci sia nessuno che non si sia posto il problema. La "sinistra" istituzionale è morta. O meglio, si è accorta di essere morta, e senza nemmeno che Berlinguer sia tornato dalla tomba a dirglielo di nuovo. La sconfitta sarà pure storica, almeno per alcuni, e altre ceneri si aggiungono a quelle di Gramsci. Per tutti gli altri - tutti quelli che con le ceneri di questa "sinistra" non sanno cosa farsene, tantomeno hanno voglia di piangerle - quanto è accaduto è semplicemente una constatazione. Non il segnale giusto per ripartire, perchè di segnali nel tempo ce ne sono stati molti. Forse però, una prova così evidente del fallimento di certe politiche, convincerà anche i più illusi.
Erano parecchi i compagni e le compagne che - magari in buonafede - hanno creduto di poter fare qualcosa con la "sinistra" istituzionale, nel corso degli ultimi dieci, quindici anni. Ma senza dubbio erano molti di più quegli "intellettuali" che con la rivoluzione stampata sui libri e i viaggi a Cuba ogni estate, ci hanno marciato su. La loro critica (spacciata per autocritica, perchè è comodo potersi unire al coro di accuse che arriveranno, e intanto dire: "ho la coscienza pulita") non serve a nulla. Fortunatamente, parecchi di loro - sindacalisti di professione, capetti di sezione, esponenti parlamentari - spariranno nel nulla. Molti nemmeno si prenderanno la briga di venire cacciati dalle piazze a pedate. E forse, in questo, dimostreranno un minimo di buon senso.
Non c'è nulla di più esilarante che sentire Ferrando parlare di "proletariato operaio" a una società sempre più povera dove la stragrande maggioranza dei lavoratori si occupa di terziario, e non ha figli. Quasi quanto sentire Bertinotti parlare di percorso per i diritti dei transgender mentre le morti sul lavoro in fabbrica si susseguono al ritmo di una alla settimana. E quasi quanto sentire alcuni "compagni" parlare di libertà di informazione mentre squadracce fasciste assaltano il Mario Mieli. Francesco dice bene: cos'è una sinistra senza lotta di classe? E' una destra bella e buona. Fortunatamente, la sinistra è morta. La lotta di classe no. Assumerà una forma diversa, lontana dall'anacronismo di certi dottorini da quattro soldi, freschi di lettura de Il Capitale, e prenderà il viso di lei che ha un contratto CO.CO.PRO. e un mutuo da pagare. Prenderà il viso di lui che lavora dodici ore al giorno a nero e rischia la vita per la sua famiglia. Prenderà il viso di loro che si riuniscono, quasi di nascosto, agli angoli delle strade per parlare di Pasolini (com'è attuale Pasolini! E com'è attuale Helen Keller, e Dante, e Schonberg, e Malatesta, e Majakovskij!) perchè l'Università dà loro tutto tranne che cultura. Prenderà il volto delle persone che non saranno più base. Non si è base, se non ci sono vertici.
L'eredità sporca che ci lasciano i Bertinotti, i Ferrando, i Giordano e i Diliberto, è quella di dover creare qualcosa - probabilmente non un soggetto unico, forse un sentimento capillare. Ma non è questa la sede di discussione, in fondo - che dimostri la possibilità di essere davvero socialista senza essere "comunista". In fondo, come il capitalismo si era già accorto di non avere più gli alibi dell'anticomunismo, prima o poi tutti se ne sarebbero dovuti accorgere. E' successo, alla fine. E' successo fuori dalle stanze delle costituenti, fuori dalle riunioni di partito, fuori dal parlamento. E' successo a casa mia, in Facoltà, con lei, e persino all'angolo della piazza.
Proviamo a partire - non ripartire - da questo, per l'antagonismo che verrà.
Domenica, 10 febbraio 2008
(Aposentu, 2008, Fabrizio Piras) Nietzsche sosteneva, quanto mai a ragione, che il suo obiettivo non era altro che quello di condensare in dieci parole ciò che gli altri esplicavano in dieci volumi. In un'ottica revisionista - fin troppo consueta e inflazionata, per tempi come questi - le sue parole potrebbero suonare come un invito alla sinteticità, all'essere concisi ad ogni costo: perchè se uno spazio pubblicitario costa un tanto, un tanto deve bastare ad esprimere tutto. Credo sia per questo che ormai, di fronte agli ultimi lavori di Fabrizio Piras, senta il bisogno di affermare l'affrancamento, da parte sua, da una mentalità dominante e mainstream in favore di una pura espressione artistica. E questo salto, questa scelta, Fabrizio lo compie in una maniera tanto naturale quanto rivoluzionaria.
Continua a leggere "Sull'Essenzialità"
Lunedì, 17 dicembre 2007
Tutto finito. Amen. Requiescat in pacem. Adesso se potemo riposa'.
Un mese di scazzi, di urla, di occhiate e di crisi isteriche si è concluso, in un semplice weekend che a pensarlo ora sembra essere passato troppo velocemente. Forse per aver dormito soltanto quattro ore su quarantotto. Alla fine - in attesa del vero resoconto, o della vera resa dei conti, se si preferisce - vale sempre la pena sbattersi a questo modo. E non solo per "la funzione di aggregazione", non solo per l'importanza politica di una festa del genere. Il gioco vale la candela perchè c'è sempre qualcuno che si rotola in terra sulla discesa verso i parcheggi. Perchè c'è sempre qualcuno che corre da una parte all'altra della facoltà con delle pinze in mano, trasformandosi in una versione salernitana di Bovinelli Tuttofare. Perchè le felpe con Biancaneve col kalashnikov sono bellissime. Perchè c'è sempre qualcuno che cala uno striscione dall'alto a metà serata, e gli anarchici fremono. Perchè un aereo di palloncini viene scambiato per un'installazione artistica e qualcuno ha anche il coraggio di fotografarlo, senza comprendere. Perchè le colonne tremano a ogni pulsione di basso del sound. Perchè per una notte, dal tempio della cultura istituzionale vengono cacciati tutti i mercanti, e i corridoi si riempiono di spiriti liberi. E di cazzoni, perchè no. Peccato solo che non ci sia stato qualcuno, causa di forza maggiore o causa di lontananza. Tra un turno e l'altro, il pensiero è volato a loro. Adesso resta solo un grande mal di testa, e la nostalgia. A quanto pare, nascondo male il romanticismo.
E poi ci sono le persone che - senza nomi, cognomi e soprannomi - ho scoperto più vicine a me di quanto avrei mai potuto pensare. Sapere su chi contare, su chi no. A chi parlare con un'occhiata fugace.
Ne vale sempre la pena. See you next time.
Martedì, 30 ottobre 2007
"Scoperta marijuana in casa: visitava siti per la coltivazione indoor" "Arrestato gruppo di attivisti: sui loro PC, conversazioni sensibili" "Divorzia dal marito dopo averlo sorpreso su siti hard" "Licenziato per aver parlato male della sua azienda in mail dall'ufficio"
Sì, ma che cazzo, ogni tanto svuotatela la cache.
|