Mercoledì, 28 maggio 2008
Sono convinto che, se si riesce a ricordare tutto ciò che c'è da ricordare, nonostante una giornata veramente ai minimi storici, qualche soddisfazione ce la si possa prendere, sia tra gli uomini o nel cielo. Dunque tralasciando ogni facezia come incidenti stradali, perdita di ausili ottici, distruzione accidentale di scaldabagni e campanelli, mi concedo due sottolineature. Metaforiche, eh. Primo: ancora si parla di "rissa" tra "opposti estremismi", e tutto il mondo fatica a comprendere come l'aggressione di ieri a via De Lollis sia stata una pura e semplice aggressione fascista. Se la maggioranza della società di questo paese pensa ancora che, considerando antifascisti e squadristi come "ideologie radicali contrapposte", il problema non li tocchi, bisognerebbe scrivere sui muri la bella frase sentita qualche tempo fa: IL FASCISMO NON ESISTE FINCHE' NON TOCCA VOSTRO FIGLIO. E poi, ancora con questa storia dell'antifascismo come ideologia dell'odio. Secondo voi si è antifascisti per odio, o per dignità nei confronti di chi non può accettare il razzismo, la xenofobia, il pensiero unico e l'intolleranza? Fine della discussione. Secondo: oggi è il 28 maggio. Il clangore delle lame, dei bastoni e delle spranghe non cancella la memoria di ciò che è stato, quel giorno di trentaquattro anni fa, a Piazza della Loggia, a Brescia. Ne nascono altri cento. Soltanto questo: ne nascono altri cento.
C'è sempre una certa riluttanza, da parte mia, ad assecondare certe iniziative legate alla rete. Ma viste le condizioni di partenza di questa - due dei promotori sono dei miei carissimi amici, compagni onesti e critici seppur non della mia stessa area, e il fine è sacrosanto - mi permetto di postare e far circolare questo comunicato inviatomi da Emanuele e Tiziana. Sperando che a tutto questo possa poi seguire qualcosa di più concreto, di più umano e "vivo". E comunque poi, diciamoci la verità: poter pensare il 2 giugno come qualcosa di diverso dal "giorno della parata buffonesca", è abbastanza allettante, no? Il clima venutosi a creare in Italia è sempre più irrespirabile. Le forze conservatrici stanno attuando una involuzione culturale e sociale
che sta portando il Paese verso derive fasciste, illiberali e razziste. Basta osservare la caccia alle streghe contro gli stranieri, le aggressioni squadriste contro compagne/i e ragazze/i, la discriminazione contro gli omosessuali, il bavaglio imposto a giornalisti “scomodi”, ecc... Di episodi ultimamente ce ne sono stati molti. Troppi. Dall’uccisione di Nicola al raid al Pigneto a Roma. La notizia riguardante le aggressioni fasciste alla Sapienza di Roma è quindi solo l’ultima di una lunga serie di accadimenti violenti, di cui la matrice fascista è la drammatica costante. Tutto questo é inaccettabile per chiunque ha a cuore la libertà, l'eguaglianza e la tolleranza. Perciò abbiamo deciso di indire per il 2 giugno una giornata di lotta contro l'intolleranza: ogni blog che si riconosce nei valori elencati parteciperà esponendo sul suo blog il logo speciale che vedete in questo articolo per dimostrare la sua volontà di non cedere all'avanzata dell'intolleranza che ha investito questo paese. L’invito a chi legge è quello di riportare questo comunicato sul proprio blog quanto prima nel tentativo di rendere più visibile possibile questa iniziativa, e di riproporre in un secondo momento il logo nella data indicata. Diamo un segnale: combattiamo il razzismo e il fascismo.  P.S: lo so, non andrebbe messo subito, ma rende troppo l'idea di come il fascismo sia l'archetipo del rifiuto. In ogni senso.
Venerdì, 25 aprile 2008
Allora, a parte chi è rimasto a casa per motivi politici accompagnati da analisi... A parte chi non poteva per motivi di ordine pratico, magari fisico... ... ma tutti quei compagni e quelle compagne, attenti militanti severi che oggi si sono fatti il picnic?
"Il 25 aprile non è una ricorrenza", o sbaglio io? No, no, non sbaglio. Il fatto è un altro.
So' tutti antifascisti, con le gambe degli altri (gli altri sono quelli che si fanno i cortei, e che domani si lotta ancora e più di ieri).
Qualche giorno fa mi è capitato di scrivere di un certo incontro fatto in Facoltà. Per l'esattezza, quello con un ragazzo, che avrà avuto sì e no diciannove o vent'anni, e indossava una maglietta particolare. Una maglietta nera, con stampata su una bella croce celtica bianca, e una frase di dubbio gusto. All'apparenza dunque, un fascista tout court.
Personalmente, dai vigliacchi fascisti le ho prese (gli animali attaccano in branco, e cinque contro uno è il loro gioco preferito), e ai vigliacchi fascisti le ho date (qualsiasi scontro "testa a testa" può risolversi così. La testa rasata e il bomber possono fare paura da lontano, ma se te li immagini coi capelli lunghi, ti accorgi che è solo un trucco, il loro). Per quanto si possa essere pacifici, sotto attacco la difesa è necessaria. Ma durante questo incontro di cui mi accingo a scrivere di nuovo, non c'è stato scontro fisico.
Anzi. Ci ho potuto parlare.
E nonostante l'accerchiamento da parte di alcuni professori compiacenti - compiacenti a destra - e di due o tre studenti che per "leccare" i suddetti professori scelsero di difendere la "libertà di essere fascisti", tutte le analisi revisioniste e in appoggio al fascismo, furono smontate punto per punto. D'altronde, non è difficile. I neofascisti, tra i loro slogan, hanno una frase che recita "nel dubbio, mena". Noi, nel dubbio, abbiamo letto, studiato e riflettuto. A meno di repentini cambiamenti di rotta dell'evoluzione, non abbiamo molto interesse nel tornare scimmie. Il ragazzo, sul momento, ammise di essersi sbagliato, di non sapere. E io, sul momento, decisi che poteva bastare così. Pubblicamente, s'era messa un'altra pietra ad arginare il fascismo, in un luogo importante come una Facoltà universitaria. Se anche lui avesse voluto prendere me, e i presenti, per il culo, l'avrebbe comunque fatto sconfessando il fascismo e l'ignoranza relativa. Pace.
Invece, dopo una settimana, un suo collega di corso mi ha avvicinato, chiedendomi di potermi parlare. E io, che mi aspettavo di tutto - dalle minacce alle offese verbali - sono rimasto basito nel sapere che quel ragazzo era rimasto colpito dal fatto che ci avessi parlato. E che, di conseguenza, non solo non avrebbe più indossato quella maglia, ma avrebbe anche seguito un corso di storia contemporanea per capire davvero. Per di più, al momento in cui il suo collega mi stava parlando, aveva già chiesto e ottenuto proprio da quel suo compagno di corso maggiori spiegazioni sulla democrazia e sui totalitarismi. Io ho risposto, semplicemente, che la cosa mi faceva un piacere insperato, e che sarei stato lieto di offrirgli un caffè e parlare un po' con lui, se ne avesse avuto voglia. A quanto pare, l'invito è stato accolto, in tempi da definire.
Non so se questo ragazzo abbia capito, o se capirà mai, l'importanza di essere antifascista. So però che in lui è nata la curiosità di comprendere, di interrogarsi sulla memoria storica, e su ciò che essa comporta. Nel microcosmo della vita quotidiana, questa è una grandissima Liberazione. Un riproporsi, in chiave individuale e culturale, dei frutti di quella Resistenza che ci prepariamo a celebrare, fra poco, in piazza.
La Resistenza è la lotta continua e quotidiana di chi si batte contro l'ignoranza, la precarietà, il razzismo, il sessismo, e il potere indiscriminato dei fascismi vecchi e nuovi. Ed è anche la forza di parlare con un ragazzo che non sa in un corridoio d'Università, tirandolo fuori dal cieco indottrinamento, per portarlo alla luce del dubbio e della ragione. Raccontare questo episodio è il miglior augurio che possa fare a chi spera e lotta ancora.
Buona Liberazione.
Mercoledì, 16 aprile 2008
Anzi, più di uno. Si vede che il clima da mala tempora currunti inizia a farsi sentire, e risveglia gli animi.
Damiel: (apre la portiera della macchina ed entra) Cià Madre: (lo osserva per qualche secondo) Che hai fatto, con 'sta faccia? Damiel: Ho appena dovuto fare una piazzata a un ragazzino fascista perchè... perchè era un fascista di merda Madre: Ah. Gli hai menato? Damiel: No Madre: Ah. (mette in moto e parte)
Un lungo minuto di silenzio.
Madre: Ma questo che aveva fatto? Damiel: Faceva il bello con tanto di maglietta con celtica, e l'abbiamo smerdato Madre: Ah Damiel: Beh, (tenta di farsi passare il rodimento con una battuta) almeno, essendo antifascista, ti faccio felice Madre: Non posso essere felice Damiel: E perchè? (disilluso) Madre: Perchè finchè tu sarai antifascista, vorrà dire che ci saranno fascisti in giro. Non posso essere felice. Capito, no? Damiel: Ah.
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