Come tutti sappiamo, esistono giornate
sì e giornate
no.
Inoltre, come
notoriamente tutti sappiamo, esistono delle
giornate di merda.
Ed essendo la merda "
perversa e polimorfa" - per usare le parole di Sigmund Freud sugli infanti - può arrivarti addosso in molteplici maniere. Proprio quest'oggi ho potuto sperimentarne la versione "
pensavi di sentire un senso di sollievo finito il lavoro per l'esame di psicologia, e invece ti rimane addosso la sensazione di malessere intorno alle tempie". Certe persone non ti parlano, altre persone ti parlano troppo, e tutto ciò è abbastanza fastidioso. Se ci si aggiunge anche la necessità di analizzare degli spettrogrammi in bianco e nero, fotocopiati con un contrasto pessimo, il gioco è fatto.
Probabilmente non tutti sanno cosa sia uno
spettrogramma, ma posso assicurarvi che studiarne uno nelle suddette condizioni è come tentare di analizzare un quadro impressionista attraverso un muro di
cellophan spesso dieci centimetri. Resa l'idea?
Io, solitamente, sono un tipo molto alla "
metti in circolo il tuo amore". Magari sono nervoso, ma mi sforzo di tirare fuori il meglio di me (almeno quando c'è), e traggo le forze dalla reazione della gente. Basta poco, posso assicurarlo: purtroppo, non funziona sempre. E allora sì, va bene anche pensare allo studio, in maniera magari intensiva. Eppure, proprio quando ero riuscito a tralasciare i dubbi esistenziali per comprendere "l'analisi fonemica del rapporto testo musica", e le dispense iniziavano a parermi persino
comprensibili, ecco che finiscono le cartine.
Quelle di riserva.
Avete presente il
Nessun Dorma, dall'ultimo atto della
Turandot di Puccini? L'ho intonato.
Sostituendo ad ogni parola, però, una nota imprecazione contro la
c.d. Immacolata Concezione.
Scendo di corsa a rifornirmi di cellulosa in fogli. Le persone intorno, complice il caldo, sembrano aver poca voglia persino di salutare. Niente saluto dalla vicina di casa, dal tabaccaio, da quello del quinto piano incontrato per la via. Quasi mi vien voglia di chiamare una certa persona, in cerca di un po' d'affetto, ma l'universo sembra darmi abbastanza segnali per farmi tacere ed evitare altre
gaffes. Meglio rintanarsi in casa, dove gli allegri spettrogrammi sbiaditi aspettano di
non essere decifrati, perchè ormai il Male Cosmico regnerà sovrano per tutta la serata.
E poi, davanti all'ascensore, ecco profilarsi il colpo di grazia alla mia fiducia nei confronti dell'umanità. Un bambino con Fanta e Coca-Cola in mano mi guarda, senza salutare. Avvicinandomi, provo a sorridere.
Damiel: "Buonasera!"
Nessuna risposta dal fanciullo (che diceva Freud?), che guarda ossessivamente le bottiglie di veleno, e attende l'ascensore. Che arriva. E che viene puntualmente aperto da me. Il bambino indugia un po', e poi si infila, al mio cenno con la testa. Continuo a sorridere.
Damiel: "Che piano?"
Bambino: (
aspetta cinque secondi) "Grazie"
Damiel: (
ricollega) "Oh... prego"
Bambino: "Io scendo al primo"
Un piano è breve, in ascensore. E quando è arrivato a destinazione, gli apro di nuovo la porta, in silenzio. Poi no, non ce la faccio, è più forte di me. Devo dirglielo.
Damiel: "Allora ciao, buona serata. E buona cena!"
Lui è già uscito. E io sto già scrollando le spalle, mentre premo il tasto del mio piano per tornare al rifugio lontano dal Male Che Ha Segnato Un Altro Punto Sul Tabellone. Ma il tasto non va. Non sale. La porta è aperta.
L'ha riaperta il fanciullo.
Bambino: (
sorridendo) "Grazie. Anche a te. Ciao ciao"
E' un'illuminazione, un'epifania, una
liberazione. E allora se è così, sorrido pure io. Sorrido e me ne fotto un po' di tutti quelli che un sorriso come il nostro non l'avrebbero potuto mostrare. Il sorriso
di cuore. Magari penso pure che loro stanno bene così, e io, e quel bambino, stiamo bene dall'altra parte della barricata. Ma no, nemmeno quello. Altrimenti, scivolerei anche io ad ingrossare i ranghi di chi un sorriso così non può concederselo spontaneamente. Bella consapevolezza anche questa. Quasi quasi intono Mozart, un bel
Voi Che Sapete, da
Le Nozze di Figaro. Con le parole tutte giuste, eh.
Da
Nessun Dorma a
Voi Che Sapete. Il passo è breve.
Delicato e importante, ma se lo vuoi davvero, breve.