Flou

Rimpiangere qualcosa a posteriori della sua distruzione è, nella quasi totalità dei casi, ingenua idiozia. E, per quanto mi riguarda, è meglio così. L’alternativa si rivelerebbe essere, altrimenti, una calcolata e malcelata appropriazione per spirito di revanscismo, una nostalgia posta alla buona per mascherare fini ancora più abietti. Eppure, la malinconia per quello che non c’è più - altro affare dall’intera gamma di emozioni sperimentabili nei confronti di quello che non c’è ancora - racconta molto, a chi ha voglia di capire, oltre che di ascoltare.
Una breve parentesi, ora.
Andy Warhol ha gettato i semi della sua propria distruzione. Il post-modernismo ha fatto lo stesso. Appena si è potuto chiamare, etichettare, in definitiva controllare quello che potenzialmente poteva rappresentare il pensiero di un dato presente, ecco che si è disinnescata ogni sua possibilità di cambiamento del reale. I quindici minuti di gloria non sono divenuti quindici minuti di infamità, anzi. Si sono trasformati nei quindici minuti di verità.
La vera pugnalata è stata questa.
E se la aspettava soltanto chi era già troppo dis-adiacente per esserne ferito.
Mi capita praticamente in continuazione di tentare di relazionarmi a persone che non lanciano mai contro di me il proprio corpo, o le proprie inclinazioni. Nella maggior parte dei casi, lo scontro avviene con un qualcosa di inerte e definito, di morto e quindi - dal perverso punto di vista che va così per la maggiore - capace di consistenza. L’impatto si verifica con uno qualsiasi dei quindici minuti di verità.
Ciò che viene prima dello scontato -ismo, non importa.
D’altronde, raramente i prefissi possono fare la differenza.
Il punto è che non dovrei, e non dovremmo, stupirci di ciò. Nessun punto fisso in almeno vent’anni, non la minima ombra di una tangibilità che rimettesse in contatto i corpi con le forme-di-vita, beh, sono assenze che qualche conseguenza l’avranno pure avuta. Allora avanti, idioti (ἰδιώτης). C’è un’intera galassia di discorsi vuoti e ideologie obese, da far cozzare, per poi rimanere impressionati dalle scintille che scaturiscono dall’attrito.
L’importante è tenere bene a mente che quella luce non scalda come un fuoco.
Quella luce, sfortunatamente, non è un incendio.
Le trovatelle e gli orfani delle stabilità, voltate le spalle già da tempo all’indefinitezza, potrebbero anche sapersi ammantare di tanta foschia, di tanta sfocatura - di tanto flou. E tuttavia,
nello sguardo complice,
nell’orgia,
nello scontro,
nell’abbraccio,
potrebbero ritrovarsi.
Decifrarsi, riconoscersi e sentirsi come qualcosa di potenzialmente vero.
Sperimentare tanto e tanto fino ad incontrare il vero.
E scaldarsi tanto, gli uni con gli altri, da dar fuoco ad ogni cosa.

