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    <subtitle type="html">[accendi un cero in chiesa, ma non dimenticare la benzina]</subtitle>
    
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        <published>2008-05-15T19:15:33Z</published>
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        <title type="html">Storielle della Musica Occidentale, I</title>
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                <br />
Pitagora era un grande uomo. Aveva studiato matematica, e scoprì i numeri perfetti. Scoprì anche i numeri primi. E scoprì persino che la somma dei quadrati costruiti sui cateti è uguale al quadrato costruito sull'ipotenusa. Scoprì un sacco di cose, insomma, e se la tirava particolarmente. Fondò una religione sul suo culto, mandò in giro la voce di poter fulminare le persone con lo sguardo, e visto che non amava troppo le fave, proibì a tutti quelli che volevano imparare le addizioni e le sottrazioni presso la sua scuola di non nominarle nemmeno, figuriamoci mangiarle. Visto che Pitagora era anche un discreto suonatore di lira, iniziò a sostenere che tutto il mondo era costituito da <b>armonia e numeri</b>. I numeri erano perfetti, e anche l'armonia era qualcosa di perfetto, perchè erano numeri che si rapportavano tra di loro in maniera precisissima. Infatti, Pitagora - che probabilmente sapeva suonare la lira quanto un mutilato della Grande Guerra - era solito avvicinarsi ai suoi discepoli, pizzicare una corda a vuoto, e poi pizzicare una corda dell'esattà metà della lunghezza, per poi dire a tutti che la matematica in musica era grande, perchè produceva un'ottava precisa, e quindi lui aveva scoperto la Verità. Dopodichè, per vincere ogni resistenza, suonava una corda lunga due terzi di quella originale, e il suono che usciva fuori era una quinta rispetto alla nota originaria. E ad ogni dimostrazione più complessa, se la tirava sempre di più: iniziò a non pagare più il conto al ristorante, a farsi chiamare &quot;Lui&quot;, e ad assumere tutta una serie di atteggiamenti poco piacevoli. Tanto, qualsiasi cosa gli avessero detto, lui avrebbe risposto con &quot;tanto solo io capisco l'Armonia delle Sfere&quot;, e le persone si sarebbero ritirate, un po' offese, ma consapevoli di essere ignoranti, di fronte a tanto genio. Tutto sembrava andare per il meglio, per Pitagora. Finchè un bel giorno, un ragazzino si avvicinò e gli disse qualcosa.<br /><br /><b>Bambino</b>: &quot;Pitagora?&quot;<br /><b>Pitagora</b>: &quot;Eccolo qui&quot; (<i>Pitagora era troppo tamarro per non parlare di sé in terza persona</i>)<br /><b>Bambino</b>: &quot;Ho un problema&quot;<br /><b>Pitagora</b>: &quot;Non esistono problemi, per Pitagora&quot;<br /><b>Bambino</b>: &quot;Non riesco a suonare la radice quadrata di 2&quot;<br /><b>Pitagora</b>: &quot;Ora Pitagora ci pensa&quot;<br /><br />Pitagora ci pensò, ma si rese conto di trovarsi davanti a un numero che se ne fotteva altamente della perfezione, dell'Armonia delle Sfere, e di Pitagora. Il bambino stava per insistere, ma Pitagora non gliene diede modo. Infatti, velocemente, si gettò in un campo di fave e si suicidò. <br /><br />Fine di Pitagora. 
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        <dc:subject>armonia delle sfere</dc:subject>
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        <published>2008-05-14T20:25:22Z</published>
        <updated>2008-05-14T20:25:22Z</updated>
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        <title type="html">Queste Sì, Parole Sante</title>
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            <div xmlns="http://www.w3.org/1999/xhtml">
                &quot;<i>La religione è un insulto alla dignità umana. Con o senza di essa,<br />
avremmo persone buone che fanno buone azioni e persone malvagie che<br />
fanno azioni malvagie. Ma per far fare cose malvagie a persone buone,<br />
occorre la religione.</i>&quot; <br /><div align="right">(<b>Steven Weinberg</b>)</div><div align="left">Non sono solito scrivere post composti da mere citazioni, ma certe cose vanno rimarcate. E alcune parole sanno veicolare un messaggio in maniera eccelsa. Weinberg avrà anche i suoi difetti - vedi in politica estera - ma in materia di religione, raramente qualcun altro ha saputo condensare meglio un pensiero che dovrebbe essere universalmente frutto di una conquista collettiva. La libertà dall'oscurantismo religioso.<br /> Giusto per sottolineare l'ovvio, che non fa affatto male, di questi tempi.<br /><br />Salutate tutti <a onclick="javascript:urchinTracker('/extlink/www.andreabeggi.net/2008/05/13/arriva-il-papa-a-genova-e-gli-alberi-spariscono/');" href="http://www.andreabeggi.net/2008/05/13/arriva-il-papa-a-genova-e-gli-alberi-spariscono/" target="_blank" title="Papa Ruspa"><b>gli alberi di Genova</b></a>. Su, fate ciao con la manina.<br /></div><br />
 
            </div>
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        <dc:subject>alberi</dc:subject>
<dc:subject>genova</dc:subject>
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<dc:subject>religione</dc:subject>
<dc:subject>steven weinberg</dc:subject>

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        <published>2008-05-13T15:46:22Z</published>
        <updated>2008-05-14T11:49:03Z</updated>
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        <title type="html">Come State Messi</title>
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            <div xmlns="http://www.w3.org/1999/xhtml">
                Ora, io capisco che - eccezion fatta per Giovanni Lindo Ferretti e Buttiglione, che solo con parecchi <i>escamotage</i> potrebbero venire considerati esseri intelligenti - il numero dei vostri fedeli sia in netto calo. Ma per recuperare un minimo di credibilità di fronte al mondo intero, siete davvero sicuri di volervi accattivare <a onclick="javascript:urchinTracker('/extlink/www.repubblica.it/2008/05/sezioni/esteri/benedettoxvi-21/fede-extraterrestri/fede-extraterrestri.html');" href="http://www.repubblica.it/2008/05/sezioni/esteri/benedettoxvi-21/fede-extraterrestri/fede-extraterrestri.html" target="_blank" title="Dio e gli Extraterrestri"><b>le simpatie dei complottisti dell'Area 51</b></a>? <br /><br />Certo, dopo aver creduto per secoli alla teoria geocentrica, alle streghe, alle allucinazioni di pastorelle invasate e ai miracoli di un prete sotto formalina, non è difficile far entrare gli omini verdi nel pantheon cristiano cattolico. Ma non è una grande pubblicità per la vostra azienda. Così state <i>palesando</i> il vostro essere mentecatti, e non avete nemmeno la scusa della difesa della vita. <br /><br />Detto questo, però, chiariamo una cosa, così, fuori verbale.<br />Se è un modo per mandare Ferrara su Saturno alla ricerca di consensi, siete dei furboni. <br />E ve ne saremo tutti grati. 
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        <dc:subject>cristianesimo</dc:subject>
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<dc:subject>il cristianesimo è idiozia assoluta</dc:subject>
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        <published>2008-05-13T15:40:36Z</published>
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                Il fatto che Bondi scriva delle poesie, mi dà una fiducia pressocché infinita nelle mie capacità letterarie. La darebbe a chiunque.<br /><br />
 
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        <published>2008-05-12T20:27:45Z</published>
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                <br />
<i>IPOTESI</i>:<br /><br />Qualsiasi malattia che costringa a letto per più di una semplice notte, si manifesta al proprio organismo <b>solo ed esclusivamente </b>allo scopo di:<br /><p /><blockquote><i>a)</i> segnalare alla persona una data debolezza nello stato psico-fisico, obbligandolo a recuperare le forze in vista di - ad esempio - un piano misterioso, o un viaggio, o un capitolo della Jyhad particolarmente impegnativo.<br /><i>b) </i>consentire all'ammalato di fuggire per qualche giorno dalla propria vita fatta di sogni, lotte, e belle precarie, e gettare uno sguardo sul mondo visto attraverso la lente perversa della televisione. </blockquote><p /><p><i>NOTA A MARGINE</i>:<br />Magari per vedere la Carfagna Ministro (?) delle Pari Opportunità (?) essere d'accordo con Benedetto XVI (!), o Brunetta esclamare &quot;<i>colpirne uno per educarne cento</i>&quot;. E vabbè, ma ridateci &quot;<b><i>Questo Triste Mondo Malato</i></b>&quot;, se l'andazzo è questo qua.</p><br />
 
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        <dc:subject>benedetto xvi</dc:subject>
<dc:subject>brunetta</dc:subject>
<dc:subject>colpirne uno per educarne cento</dc:subject>
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<dc:subject>le ho viste tutte</dc:subject>
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        <published>2008-05-11T17:58:51Z</published>
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        <title type="html">Tra Tante Croci, Un Povero Cristo</title>
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                Oggi, adempiendo ad un dovere che da tempo mi ripromettevo di assolvere, sono andato al cimitero. Mia nonna era palesemente in fibrillazione, presa com'era dalla volontà di svolgere tutto alla perfezione. Mio nonno, invece, non ha fatto che ridere tutto il tempo, e io me ne sono rimasto a sorridere con lui. <br /><br />Ha riso quando mia nonna - che poverina, non ci sente più - ha iniziato ad urlare di passarle l'acqua per il vaso, e il mio coltello per tagliare gli steli dei fiori. Ha riso quando mia nonna ha iniziato a pulire il pavimento del corridoio di quel &quot;Lotto X&quot;, come nemmeno se fosse stata casa sua, probabilmente mandando alla malora il riposo di tutti i defunti sistemati sulla fila di loculi più bassa. Ha riso persino quando mia nonna ha iniziato a cercarmi, perchè io ero sceso giù a raccogliere un fiore di campo rosso da terra. E poi ha riso quando mia nonna, in totale <i>nonchalance</i>,<i> </i>è passata davanti con la scala a una signora che intimava ai suoi figli di piangere, perchè &quot;<i>se non piangete e non pregate, nonno non va in paradiso</i>&quot;. <br /><br />Ecco, non è che in quel momento io stessi proprio guardando lui, ma probabilmente davanti a quelle parole ha riso più forte.<br /><br />Il fatto è che i cimiteri li costruiscono per far sembrare tutti i morti uguali. Tutti in fila ad aspettare un mazzo di fiori freschi, una preghiera o un pensiero, una visita silenziosa o appena bisbigliata. Forse è l'effetto di quelle croci tutte uguali, di quei preti santificati dalla televisione che occupano gli adesivi a basso costo sulle candele, di quelle invocazioni prestampate dai marmisti per non far attendere troppo le famiglie, quando qualcuno se ne va. Se poi pensi che lì, dietro alla lapide di marmo, c'è il corpo di una persona che ha vissuto, e amato, e riso, allora ti rendi conto che magari tutti quei simboli e quei fiori comprati ai banchi dal 24 al 32, hanno ben poco valore, se manca un gesto di reale ricordo. <br /><br />Allora ho chiesto a mia nonna di scendere dalla scala, l'ho scansata dalla visuale della famigliola burocraticamente in preghiera, e a fianco alla lapide ci sono salito io, arrivando alla meta tra due loculi carichi di Padri Pio e Gesù Cristi e Madonne Addolorate. Ho preso il mio bel fiore di campo, quello rosso, e l'ho piazzato proprio in mezzo ai lilium bianchi, che faceva l'effetto di un Togliatti in mezzo ai preti. Con la manica della felpa ho pulito la foto, e mi sono messo a guardare il tutto. E se ci ho messo un po' più del normale, è perchè avevo anche io qualcosa da dire.<br /><br />Ci credo, che mio nonno ride. Voleva una lapide senza croci ostentate, e ha la sua foto col suo sorriso migliore, tra i fiori che amava di più. <br />Un povero cristo che sorride. Da quella foto, incastrata tra il sacro a buon prezzo, che se ne frega dei filtri della religione, per tenersi vivo nella memoria. <br />Perchè ogni volta, a vederla, ti vien voglia di ricordarti di lui. 
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<dc:subject>cristo vittima del cristianesimo</dc:subject>
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<dc:subject>il cristianesimo è il male assoluto</dc:subject>
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                Termina 7 pari la prima partita di calcio a sei (squadre miste) del Collettivo. Durante i 60' di gioco, si distinguono:<br /><br /><b>Napoli</b>, per la sua capacità di essere contemporaneamente attaccante, mediano, difensore e portiere volante, nonchè per la capacità polmonare elevata, che gli consente di accendersi una Marlboro rossa a trenta secondi dalla fine della partita.<br /><b>Damiel</b>, per la totale mancanza di precisione nel ricevere gli assist, giustificandosi con un &quot;<i>io senza occhiali non vedo una mazza</i>&quot;, e per le marcature più simili a scontri di piazza che a contrasti in campo.<br /><b>Frank</b>, per la rapida esecuzione di figure perfette durante i passaggi lunghi. Peccato solo fossero figure di pilates, non intercettazioni.<br /><b>Emanuela</b>, per essere rimasta praticamente immobile nella metà campo avversario per l'intera durata della partita, e nonostante questo aver segnato due goal secchi, senza nemmeno andarci giù di potenza.<br /><b>Doga</b>, per aver indossato la maglietta dell'AS Roma, nonostante la fede calcistica nel Galatasaray.<br /><b>Andrea</b>, per riuscire a parlare della manifestazione di oggi anche durante le marcature a uomo, quando tutti erano col fiato rotto.<br /><b>Francesco</b>, per essere riuscito a parare l'unica azione potenzialmente utile di Frank, inginocchiandosi davanti a lei, e facendola interrompere per esclamare &quot;<i>ma potevo fargli male al viso, poverino</i>&quot;.<br /><b>Guido</b>, per aver indossato con orgoglio la maglia del Milan. Anzi se guardate bene, quella è la maglia del Foggia, no no no no no no no (cit.).<br />Una menzione speciale va a <b>Sonia</b>, per il coraggio dimostrato nel voler annusare le magliette sudate di tutti e dodici i giocatori e le giocatrici in campo.<br /><br />Detto tra noi, sarebbe bello da rifare presto. <br />Tocca smettere di fumare, però. <br />Io stamattina, in Facoltà, ero rotto.<br /><br />
 
            </div>
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        <dc:subject>calcetto</dc:subject>
<dc:subject>collettivo</dc:subject>
<dc:subject>magliette sudate</dc:subject>
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        <published>2008-05-08T18:44:00Z</published>
        <updated>2008-05-12T10:04:32Z</updated>
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                <br />
Scrivere un articolo sul Salone del Libro di Torino, e scriverlo con un minimo di sale in zucca, è fin troppo facile, di questi tempi. Ci vorrebbe tanto poco che basterebbe accostare un punto di domanda alla frase &quot;<i>perchè dedicare il Salone del Libro a una nazione palesemente responsabile dello sterminio di milioni di persone</i>&quot;, per iniziarlo e concluderlo. Con una domanda retorica, certo, ma sarebbe già sufficiente, visto che delle atrocità da parte di Israele sul popolo palestinese se ne è sempre parlato, e ripetere l'ovvio - anche se può non far male - può stancare i lettori più consumati. <br /><br />Dunque non mi prenderò nemmeno la briga di scrivere del muro dell'infamia che gli israeliani vorrebbero erigere per &quot;risolvere la questione palestinese&quot;, né delle continue incursioni e violenze perpetrate nei Territori Occupati dall'esercito regolare israeliano, né delle tante altre assurdità che quotidianamente Israele pratica nei confronti di chi è stato costretto a vivere senza acqua né cibo nella Striscia di Gaza. Molti altri lo hanno fatto meglio di me, ed è una questione di coscienza andarsi ad informare al riguardo. <br /><br />Quello su cui davvero mi interesserebbe riflettere, è <b><i>quanto sia opportuno dedicare il Salone Internazionale del Libro ad una nazione.</i></b>  Parliamoci chiaro: se fosse stato un qualsiasi altro stato, il &quot;protagonista&quot; del Salone, <b>il fatto sarebbe stato forse meno grave?</b><br /><br />Nella storia, il potere non ha mai amato troppo i libri. Solitamente, si è sempre limitato a sceglierne uno - che diventava immediatamente &quot;il&quot; Libro, con la &quot;L&quot; maiuscola - e poi ad arrogarsi il diritto di interpretarlo. Perchè un libro può raccontare cosa accade al di là dei muri eretti dalle nazioni. Può insegnare a crescere e a migliorare, può persino essere la stesura inconsapevole di un progetto rivoluzionario, o fonte di ispirazione per un cambiamento. Inoltre, poche cose sono difficili da controllare come i libri. Un solo libro può educare più di mille persone, passando di mano in mano, e può essere raccontato, copiato, distribuito. L'unica soluzione è bruciarli, ma c'è sempre il rischio che qualcuno ne scriva degli altri, o che sopravvivano delle copie. Si possono tentare dei revisionismi più o meno subdoli di un libro - magari di storia, o di filosofia - ma finchè esiste un libro portatore di un punto di vista, sarà impossibile da far tacere.<br />I libri non cambiano idea, neanche sotto tortura.<br /><br />Tornando alla domanda di cui sopra, bisognerebbe chiedersi se dedicare il Salone all'America di Bush, alla Russia putiniana, alla Cina genocida nei confronti del Tibet o alla stessa Italia dei tre morti sul lavoro al giorno sarebbe stato qualcosa di meno stupido. E subito dopo, bisognerebbe riflettere su quanto invece valga la pena di mantenere eventi come questo di Torino del tutto neutrali, zone franche di incontro, partecipazione e scambio volte a informare e a creare una conoscenza condivisa e collettiva. Probabilmente, se venisse scritto un libro sulle condizioni di vita dei palestinesi, e venisse distribuito gratuitamente agli israeliani durante un Salone del Libro, qualcuno inizierebbe - se non a comprendere - almeno a farsi delle domande. Portare il simbolo di Davide e Golia in un Salone del Libro, alimenta il mito di una nazione. E parafrasando Toulmin (un allievo di Wittgenstein, tanto per non suscitare idiote accuse di antisemitismo gratuito), trattando come mito il passato, si rende il presente un insieme di dogmi. I dogmi non hanno nulla a che vedere con la libera cultura. Tanto più se  questo mito è stato edificato sul sangue e sul dolore di un popolo che è così lontano dal clamore e dagli sfarzi del Lingotto da rischiare di essere cancellato per sempre.<br /><br />
 
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        <dc:subject>israele</dc:subject>
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<dc:subject>salone del libro di torino</dc:subject>

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        <published>2008-05-07T04:50:00Z</published>
        <updated>2008-05-08T06:35:40Z</updated>
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                Se state leggendo questo messaggio...<br />vuol dire una cosa sola. Mi sono <i>realmente</i> alzato alle sei e mezza per seguire una lezione. <br />Molti non potranno capire tale anomalia, ma è significativo.<b> Molto</b> significativo.<br /><br />
 
            </div>
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        <dc:subject>perchè le lezioni sono sempre così presto?</dc:subject>

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        <published>2008-05-04T17:58:18Z</published>
        <updated>2008-05-05T08:22:44Z</updated>
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                <br />
(<i>in macchina sulla Cristoforo Colombo, ma al ritorno. Dopo aver calcolato che sul computer di Francis la parola &quot;male&quot; compare ben 3484 volte, ed essersi ripuliti una mezza bottiglia di brandy armeno [sic], i nostri due tornano verso il quartiere di Damiel, venendo affiancati da una macchina con tre ragazze - di cui due decisamente carine - appena tornate dal litorale. Risuona nello stereo, dalla compilation del fratello di Francis, &quot;Il Triangolo&quot;, di Renato Zero</i>)<br /><br /><b>Fra</b>: (<i>ormai disincantato dalla vita</i>) ... no... ti prego, no...<br /><b>Damiel</b>: (<i>canta, con voce più allegra</i>) ...mentre io rischiereeeeeeeeei... di trovarmi al buio tra le braccia luuuuuuui... <br /><b>Fra</b>: Ma perchè anche ora? Cambiamo, cazzo! (<i>schiaccia nervosamente il dito sul tasto dell'avanzamento di traccia</i>)<br /><b>Damiel</b>: (<i>ascolta la canzone, e dopo due battute, la riconosce</i>) Ma è &quot;I Will Survive&quot; di Gloria Gaynor!<br /><b>Fra</b>: (<i>ripete il gesto, ossessivamente</i>) Tanto te sei cotto, che te frega, eh?<br /><b>Damiel</b>: (<i>riconosce &quot;I Don'T Feel Like Dancin'&quot; degli Scissor Sisters ed esplode</i>) ... BUT I DON'T FEEL LIKE DAAAANCIN' WHEN THE OLD JOANNA PLAYS... (<i>si lancia in balletti ridicoli sulla postazione del passeggero, imitando il video della canzone in questione</i>)<br /><b>Fra</b>: (<i>accelera e avanza di 5 metri rispetto alla macchina delle ragazze, prima di bloccarsi nel traffico, sconsolato</i>) Almeno così posso risparmiarmi l'umiliazione di guardarle negli occhi.<br /><br /><p align="center"><object height="355" width="425"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/3SU5dpeNu48&hl=en" /><param name="wmode" value="transparent" /><embed height="355" width="425" src="http://www.youtube.com/v/3SU5dpeNu48&hl=en" type="application/x-shockwave-flash" wmode="transparent" /></object></p> 
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<dc:subject>se la famo pijà a bene</dc:subject>

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        <published>2008-05-04T13:28:42Z</published>
        <updated>2008-05-04T13:28:42Z</updated>
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                (<i>in macchina sulla Cristoforo Colombo, alle 11 e 30 del mattino. Stereo a cannone e compilation di pezzi musicali altamente discutibili, selezionati dal fratello dell'allegro Francis. Risuona &quot;I Don'T Want To Miss A Thing&quot; degli Aerosmith, colonna sonora del film Armageddon</i>)<br /><br /><b>Damiel</b>: (<i>abbassa il finestrino</i>) Sentila... sentila 'sta felicità anni '90!<br /><b>Fra</b>: (irritato) Potresti smetterla?<br /><b>Damiel</b>: (<i>cantando</i>) 'cause I miss you baaaaaaaaaaaaabe, and I...<br /><b>Fra</b>: ...perchè devi sempre farmi passare per gay, quando giriamo in macchina?<br /><b>Damiel</b>: (<i>continuando a cantare</i>) ...don't waaaaaaaant miss a thiiiiiiiiiiiiiiiiing oh yeaaaaaaaaah...<br /><b>Fra</b>: ...e perchè proprio oggi, che siamo nel mio quartiere e sembro vestito davvero da gay?<br /><br />
 
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        <published>2008-05-04T08:17:53Z</published>
        <updated>2008-05-04T09:03:36Z</updated>
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                <br />
<b></b><b>Damiel</b>: senti, è ancora valido l'invito da te, oppure ho il nullaosta per rotolarmi nel fango, questa domenica?<br /><b>Fra</b>: no no<br /><b>Fra</b>: è valido<br /><b>Fra</b>: cioè, se vuoi veni' dopo esserti rotolato nel fango<br /><b>Fra</b>: puoi, eh<br /><b>Fra</b>: male che vada te faccio mangia' vicino al cane, che se sente sempre molto solo<br /><b>Damiel</b>: grazie, Fra<br /><b>Damiel</b>: sei un amico vero<br />
 
            </div>
        </content>
        <dc:subject>&quot;come stai?&quot; &quot;lievemente scosso&quot;</dc:subject>
<dc:subject>cane</dc:subject>
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        <published>2008-05-03T18:14:47Z</published>
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                <br />
<div align="left">Visto che non mi sono ancora prestato - e non so nemmeno se lo farò più avanti su queste pagine - ad un' &quot;analisi&quot; della vittoria di Alemanno a Roma, ma visto che sembra essere giunto il momento degli sfoghi liberatori, lo scrivo. <b>Il titolo di questo post non è da intendersi come un'arcaizzazione dell'articolo determinativo maschile, ma come una dichiarazione aperta</b>. Ecco.<br /><br />Però, 'sti sfoghi fanno bene.</div><br />
</div> 
            </div>
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        <dc:subject>alemanno fascista</dc:subject>
<dc:subject>mala tempora currunt</dc:subject>
<dc:subject>sfogo</dc:subject>

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        <published>2008-05-03T16:51:41Z</published>
        <updated>2008-05-06T13:35:16Z</updated>
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                Certo. Certo che ho passato giorni migliori, che mi sono sentito meno solo, che ho pianto meno che in questo tempo, e che ho avuto meno paure. <br />Ed è certo anche che non è cambiando il cielo, che si può cambiare l'uomo. La sapevano lunga, i latini, al riguardo. &quot;<i>Sparire per un po'</i>&quot;, oltre ad essere il titolo di una bella canzone dei Chichimeca, è anche la soluzione quando non si hanno le idee chiare. Quando invece, come nel mio caso, le idee sono chiarissime, e si vedono anche bene le battaglie che attendono di essere combattute, allora è meglio rimanere fermi, con la guardia alta e lo spirito, beh, diciamo al massimo delle possibilità.<br /><br />Sono momenti in cui bisognerebbe cingere d'assedio il mondo.<br />E invece io ho il cuore cinto d'assedio, con tutte le conseguenze del caso.<br /><br />Una bella persona, esattamente una settimana fa, mi ha riportato da una pellicola che &quot;<i>la felicità è tale solo se è condivisa</i>&quot;. Chissà se vale lo stesso principio anche per quello che <i>non</i> <i>è</i> felicità. Persino il mio cane, ormai, sostiene di non essere una psicanalista, e si allontana quando cerco di parlarle. Condividere quello che ho dentro con le piante del balcone, non posso. Almeno non senza rischiare il CIM, e senza passare dal &quot;Via&quot;. Mi rimane ben poco, roba come rileggermi un intero epistolario tra me e una certa persona in carta virtuale, un altro epistolario sano tra me e me su una Moleskine rossa, e fumare cento sigarette una dietro l'altra. E poi che fai?<br /><br />Piangi. Eh, vabbè. Su, che lo sapevi che finiva così. Però un po' mi stupisco.<br />Non mi pento nemmeno un po'. Lo dico persino ad alta voce, in spagnolo, poi.<br /><i>No me arrepiento</i>. Ecco, ecco. <br />Suona bene.<br /><br />Suona come un grido di guerra pacato, nei confronti delle paure e delle delusioni. Io da qui non mi muovo: sarò malconcio, ma non mi pento di aver dato, e di poter continuare a dare, quando qualcuno me lo chiederà e sarà pronto a riconoscere quel che vale. Perchè quel che vale magari è poco, ma è il meglio di me. E no, non mi pento nemmeno un po' di questo continuo dare. <br />E se non potete avere il mio pentimento, tanto vale che vi rendiate conto che ho vinto io. <br /><i>Tiè</i>.<br /><br />
 
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<dc:subject>il cuore sotto assedio</dc:subject>
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        <published>2008-05-03T06:16:31Z</published>
        <updated>2008-05-03T06:32:53Z</updated>
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Sulla carta dei verbali della polizia, sarà un semplice caso di morte accidentale. Una caduta imprevista da un edificio troppo alto, e poi la fine. Se la vita avesse gli stessi sentimenti di un documento ufficiale della cosiddetta autorità, non ci sarebbero sofferenze. Ma non ci sarebbero nemmeno i sorrisi - quelli concessi gratuitamente, senza aspettarsi nemmeno la comprensione del gesto stesso, in cambio - insieme. A prescindere da una presunta &quot;<i>diversità</i>&quot;, da quello strano scherzo del caso che rende a qualcuno più difficile che agli altri imporre la propria volontà al mondo. <br /><br />Gli autistici hanno una concezione unica, per ognuno di loro, dell'intero universo. Il sé, l'altro, in loro cambiano i propri rapporti di forza, e si vanificano secoli di indagine filosofica sulla nostra esistenza. Sarebbe giusto che anche la Signora - l'ultima a farsi sentire, lei che conosci da quando sei nato, ma che si presenta solo quando è venuto il tempo di andare - prendesse in considerazione questo. Ma credo che l'abbia fatto, e che ormai, sappia come comportarsi in certi casi. Per noi che osserviamo da fuori, più o meno direttamente, rimane soltanto un maggior senso di stupore, una rabbia più sentita nel gridare &quot;<i>non è giusto</i>&quot;. Non è giusto morire a quell'età. Qualcuno, forse, penserà persino che non sia giusto morire a quell'età, <i>senza aver potuto capire un po' del mondo</i>. Ma per smettere di piangere, bisogna tentare di ricordare quanto scritto prima. Cristo, è difficile persino <i>per me</i>, che lo faccio di nascosto, nel posto dove lotto ogni giorno per qualcosa di migliore, ora che tutti se ne sono andati, e penso a mia madre e a quel bambino. Ma bisogna ricordare.<br /><br />Gli autistici hanno una concezione unica, per ognuno di loro, dell'intero universo.<br />E allora deve esserci un paradiso unico, per ognuno di loro, dopo.<br /><br />Ora fa' buon viaggio. 
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