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	<title>Damiel &#187; [considerazioni inattuali]</title>
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	<description>[teorie e tecniche di una jyhad quotidiana]</description>
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		<title>&#8220;&#8230;non c&#8217;è una minima prova credibile&#8230;&#8221;</title>
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		<pubDate>Sat, 13 Mar 2010 15:05:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Damiel</dc:creator>
				<category><![CDATA[[considerazioni inattuali]]]></category>
		<category><![CDATA[antipsichiatria]]></category>
		<category><![CDATA[dsm iv]]></category>

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		<description><![CDATA[]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="445" height="364" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/KCYin7qH-us&amp;hl=fr_FR&amp;fs=1&amp;color1=0x5d1719&amp;color2=0xcd311b&amp;border=1" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="445" height="364" src="http://www.youtube.com/v/KCYin7qH-us&amp;hl=fr_FR&amp;fs=1&amp;color1=0x5d1719&amp;color2=0xcd311b&amp;border=1" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
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		<title>Dispositivi Verbali</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Nov 2009 23:37:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Damiel</dc:creator>
				<category><![CDATA[[considerazioni inattuali]]]></category>
		<category><![CDATA[bloom]]></category>
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		<description><![CDATA[ua]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" title="Are you on drugs? Or are you right?" src="http://romanempress.files.wordpress.com/2009/01/drugs-are-u-on-drugs-you-bad-evil.jpg" alt="" width="366" height="329" /></p>
<p style="text-align: left;">No. Non c&#8217;è nulla per cui indignarsi nelle <a href="http://www.repubblica.it/2009/11/sezioni/cronaca/morte-cucchi-2/giovanardi-cucchi/giovanardi-cucchi.html"><strong>parole di Giovanardi riguardo alla morte di Stefano Cucchi</strong></a>.<br />
Anche in questo caso, c&#8217;è da analizzare, discernere fino in fondo.<br />
E comprendere come le parole possano essere dispositivi, funzionali tanto quanto un&#8217;autostrada, un tornello, una telecamera di sorveglianza.</p>
<p>Non mettiamoci a ricostruire tutta la storia relativa alla morte di Stefano &#8211; per moltissimi particolari, l&#8217;ennesima uccisione firmata dallo Stato &#8211; visto che per quello c&#8217;è già abbastanza materiale in giro per la rete. Ci basta sottolineare che, chiaramente, Stefano è morto a causa di lesioni provocate da mano umana. Il teorema della &#8220;<em>caduta dalle scale a causa dell&#8217;epilessia</em>&#8221; non ha mai attecchito. Non poteva. Le immagini hanno fatto il loro giro, e quando è il corpo a parlare &#8211; anche nell&#8217;orrore tragico di quelle condizioni &#8211; non c&#8217;è menzogna che tenga.<br />
Questo è l&#8217;unico elemento che ci interessa: il dato oggettivo e reale.<br />
Un <strong>omicidio a freddo</strong>, compiuto attraverso botte, calci, pugni e chissà cos&#8217;altro.</p>
<p style="text-align: left;">Eppure, Carlo Giovanardi sostiene che Stefano Cucchi sia morto &#8220;<em>perché drogato, anoressico e sieropositivo</em>&#8220;. Qualcuno potrebbe pensare di trovare una contraddizione, almeno la prima di una lunga serie, tra queste parole e la realtà. <strong>Ma non è affatto così</strong>. Giovanardi può proseguire quanto vuole &#8211; e difatti, lo fa &#8211; parlando delle conseguenze derivate da queste tre condizioni, ma è solo contorno, dialettica, <em>sofisma</em>. Il punto centrale del suo messaggio al Bloom è semplicemente in quella frase.<br />
Stefano Cucchi, per Giovanardi, <strong>è morto perché non corrispondente a una normalità prestabilita</strong>.<br />
Eccolo, il dispositivo.</p>
<p>Nel cadavere putrescente che qualcuno chiama ancora società, bisogna stare attenti alla casella in cui ci si piazza &#8211; o in cui, nella maggior parte dei casi, si viene piazzati. Tutte schiavizzano, nullificano, esorcizzano la possibilità di <em>vivere</em> liberamente, come singolarità e come <em>comuni</em>. Alcune caselle, però ,permettono di sopravvivere agiatamente, altre di sopravvivere in condizioni pietose, ma al riparo dalla violenza fisica amministrata dall&#8217;Impero: <strong>altre ancora, espongono quotidianamente al rischio di morire</strong>. Un <em>drogato</em>, un <em>anoressico</em>, un <em>sieropositivo</em> (ma ancora, un <em>barbone</em>, un <em>clandestino</em>, un <em>transessuale</em>), sono etichettature che, nelle regole di questo gioco perverso, prevedono la morte come ipotesi <em>sempre praticabile</em>. Creare soggetti anomici, percepibili come &#8220;diversi&#8221; e &#8220;pericolosi&#8221;: dopodiché, arrestarli, ucciderli, <em>curarli</em>.<br />
Nella legislazione corrente sulle droghe, ad esempio, <strong>non stupisce come i tre termini siano praticamente intercambiabili</strong>.</p>
<p style="text-align: left;">Per Giovanardi, è normale che sia stata la droga ad uccidere Stefano Cucchi.<br />
Avrebbe potuto scegliere un&#8217;altra casella &#8211; un lavoro onestamente precario e onestamente sottopagato, uno sfogo differente, magari davanti alla  televisione di domenica &#8211; e avrebbe avuto ancora la vita.<br />
Perché, secondo alcuni, la scelta è tra il vivere come dicono loro <em>o </em>morire.<br />
Ma ormai si capisce.<br />
La verità, è che si tratta di vivere come dicono loro <em>e </em>morire.<br />
Stefano lo ha saputo, prima di chiudere gli occhi per sempre.<br />
<strong>Per chi rimane, fare finta di niente, è ormai ancora più difficile</strong>.</p>
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		<title>Echi nel Deserto: Non si discute più di politica</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Nov 2009 12:07:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Damiel</dc:creator>
				<category><![CDATA[[considerazioni inattuali]]]></category>
		<category><![CDATA[femminismi]]></category>
		<category><![CDATA[femminismo a sud]]></category>
		<category><![CDATA[lotta]]></category>
		<category><![CDATA[movimento]]></category>
		<category><![CDATA[non si discute più di politica]]></category>

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		<description><![CDATA[[è giusto sottolineare e propagare parole che si condividono a pieno. Da Femminismo a Sud, riproposto qui con gioia] Non si sa più discutere di politica. E non è mica un problema che riguarda solo i maschi. L’abbiamo introiettato anche noi a tal punto che diventa impossibile andare oltre i personalismi. Immaginate una situazione tipo: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>[<em>è giusto sottolineare e propagare <a href="http://femminismo-a-sud.noblogs.org/post/2009/11/03/non-si-discute-pi-di-politica"><strong>parole che si condividono a pieno</strong></a>. Da <a href="http://femminismo-a-sud.noblogs.org/"><strong>Femminismo a Sud</strong></a>, riproposto qui con gioia]</em></p>
<p style="text-align: center;"><em><img class="aligncenter" title="Non si discute più di politica" src="http://femminismo-a-sud.noblogs.org/gallery/77/siteoneOfJizLee.jpg" alt="" width="320" height="495" /></em></p>
<p><span><span>Non si sa</span></span> più discutere di politica. E non è mica un problema che riguarda solo i maschi. L’abbiamo introiettato anche noi a tal punto che diventa impossibile andare oltre i personalismi.</p>
<p><span><span>Immaginate</span></span> una situazione tipo: ci sei tu e un’altra che discutete di un qualunque argomento. Ciascuna esprime una opinione diversa.</p>
<p><span><span>Facciamo finta </span></span>che si discuta di una scelta di governo. Tu la compi e a me non piace e te lo dico. Ti spiego anche il perché e all’improvviso tu sposti la discussione sulle mie emorroidi, perché di questi tempi se non ti guardano fin dentro il buco del culo non son contenti. Perciò quello che dico non va bene perché io ho la stitichezza, mi faccio le pippe e vado a trans.</p>
<p><span><span>Se io ho </span></span>tutti ‘sti problemoni non posso aver detto una cosa giusta e così la discussione finisce in un troiaio senza fine.</p>
<p><span><span>In italia </span></span>questo metodo è usato a destra e a manca. La sinistra lo usa perché non ha argomenti seri di opposizione politica giacchè parla tanto e poi vota in aula e in commissione le leggi che propone il centro destra.</p>
<p><span><span>E’ capitato</span></span> che sia passato lo scudo fiscale perché tanti membri del pd erano in viaggio vacanze e per una volta che avrebbero potuto far bocciare una proposta della destra invece l’hanno lasciata passare. E’ capitato che le proposte sulla sicurezza e sui migranti siano state votate e che in fatto di laicità pezzi del pd abbiano votato in favore del centro destra.</p>
<p><span><span>Se non c’è </span></span>nulla da ridire per fare la differenza si passa allora all’esplorazione del retto ed è bell’e spiegato il perché si accaniscono in faccende di letto e alla scoperta delle vene varicose di chiunque.</p>
<p><span><span>Tutto ciò </span></span>porta a vendette e rancori perché il personale/politico inteso in senso femminista è ben lontano dallo sviscerare le emorroidi altrui ed è per questo che chi di gossip ferisce di gossip perisce.</p>
<p><span><span>Il metodo</span></span> subumano è però conosciuto anche nelle retrovie, negli ambienti meno potenti e persino in quelli movimentisti nei quali la delegittimazione della persona equivale alla distruzione della critica politica.</p>
<p><span><span>Sarà per</span></span> questo che ogni volta che si prova a produrre una discussione adulta e matura bisognerebbe tenersi a parte un contenitore nel quale rinchiudere tutte le notizie succulente da riutilizzare nel caso la discussione andasse male.</p>
<p><span><span>Ricordo</span></span> i tempi dell’antimafia: l’offesa peggiore per neutralizzare una donna era “lesbica” o “puttana”.</p>
<p><span><span>Poi nei </span></span>movimenti, ci sono quell* che ti insultano se sei pover*, se sei ricco, parlano di garantismo e si battono contro le galere ma poi ti trovano strane colpe da scontare e se sei donna, perché quello non cambia in nessun luogo, a volte ti danno della “lesbica” o della “puttana”.</p>
<p><span><span>Poi tra le</span></span> femministe, ci sono quelle che ti dicono che non sei abbastanza “femm” o abbastanza “ista”, che parli solo con le donne o tradisci chiacchierando con gli uomini, che hai le emorroidi, pippi e vai a trans.</p>
<p><span><span>Poi ti trovi </span></span>tra puttane, lesbiche e trans e allora è un po’ complicato trovare qualcosa da dirti ma volendo si può trovare un’altra accusa perché quella si trova sempre.</p>
<p><span><span>Si fa di tutto </span></span>pur di non discutere di politica. Funziona che se non sei d&#8217;accordo allora provano a isolarti dal branco e ti tolgono il saluto. Così ci tocca rimediare ed è bene fare una confessione totale e consegnarla al soggetto con il quale si intende dissentire: sono femm, sono ista, ho le emorroidi, la stitichezza, bruciori di stomaco, qualche volte ho acne spaventosi, qualche neo, smagliature post parto, cellulite, rughette di espressione, vene varicose, due denti del giudizio andati a male e gli altri due in fin di vita, un herpes da insolazione recidiva, mi drogo, vado a trans, sono gay, sono lesbica, sono bisex, sono puttana e rutto dopo i pasti e qualche volta faccio scorregge persino…</p>
<p><span><span>E dopo averlo</span></span> detto magari esigere di ricominciare a discutere di politica..</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Flou</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Nov 2009 22:19:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Damiel</dc:creator>
				<category><![CDATA[[considerazioni inattuali]]]></category>
		<category><![CDATA[flou]]></category>
		<category><![CDATA[indefinitezza]]></category>
		<category><![CDATA[sfocatura]]></category>

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		<description><![CDATA[Rimpiangere qualcosa a posteriori della sua distruzione è, nella quasi totalità dei casi, ingenua idiozia. E, per quanto mi riguarda, è meglio così. L&#8217;alternativa si rivelerebbe essere, altrimenti, una calcolata e malcelata appropriazione per spirito di revanscismo, una nostalgia posta alla buona per mascherare fini ancora più abietti. Eppure, la malinconia per quello che non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-434 aligncenter" title="paule" src="http://damiel.dailyjyhad.com/wp-content/uploads/2009/11/paule___2_by_matmoon.jpg" alt="Flou. Mais pas les yeux" width="376" height="564" /></p>
<p style="text-align: left;">Rimpiangere qualcosa a posteriori della sua distruzione è, nella quasi totalità dei casi, ingenua idiozia. E, per quanto mi riguarda, è meglio così. L&#8217;alternativa si rivelerebbe essere, altrimenti, una calcolata e malcelata appropriazione per spirito di revanscismo, una nostalgia posta alla buona per mascherare fini ancora più abietti. Eppure, la malinconia per quello che <em>non c&#8217;è più </em>- altro affare dall&#8217;intera gamma di emozioni sperimentabili nei confronti di quello che non c&#8217;è <em>ancora</em> &#8211; racconta molto, a chi ha voglia di capire, oltre che di ascoltare.</p>
<p style="text-align: left;">Una breve parentesi, ora.</p>
<p>Andy Warhol ha gettato i semi della sua propria distruzione. Il post-modernismo ha fatto lo stesso. Appena si è potuto chiamare, etichettare, in definitiva <em>controllare</em> quello che potenzialmente poteva rappresentare il pensiero di un dato presente, ecco che si è disinnescata ogni sua possibilità di cambiamento del reale. I quindici minuti di gloria non sono divenuti quindici minuti di infamità, anzi. Si sono trasformati nei quindici minuti di <em>verità</em>.<br />
La vera pugnalata è stata questa.<br />
E se la aspettava soltanto chi era già troppo <em>dis-adiacente</em> per esserne ferito.</p>
<p style="text-align: left;">Mi capita praticamente in continuazione di tentare di relazionarmi a persone che non lanciano mai contro di me il proprio corpo, o le proprie inclinazioni. Nella maggior parte dei casi, lo scontro avviene con un qualcosa di inerte e definito, di morto <em>e quindi</em> &#8211; dal perverso punto di vista che va così per la maggiore &#8211; capace di consistenza. L&#8217;impatto si verifica con uno qualsiasi dei quindici minuti di verità.<br />
Ciò che viene prima dello scontato <em>-ismo</em>, non importa.<br />
D&#8217;altronde, raramente i prefissi possono fare la differenza.<br />
Il punto è che non dovrei, e non dovremmo, stupirci di ciò. Nessun punto fisso in almeno vent&#8217;anni, non la minima ombra di una tangibilità che rimettesse in contatto i corpi con le forme-di-vita, beh, sono assenze che qualche conseguenza l&#8217;avranno pure avuta. Allora avanti, idioti <span style="font-family: Trebuchet MS,Arial,Geneva;"><span style="font-family: Trebuchet MS,Arial,Geneva; font-size: x-small;"><span style="font-family: SLGreek; font-size: small;">(ἰδιώτης)</span></span></span>. C&#8217;è un&#8217;intera galassia di discorsi vuoti e ideologie obese, da far cozzare, per poi rimanere impressionati dalle scintille che scaturiscono dall&#8217;attrito.<br />
L&#8217;importante è tenere bene a mente che quella luce non scalda come un fuoco.<br />
Quella luce, sfortunatamente, <em>non è</em> un incendio.</p>
<p style="text-align: left;">Le trovatelle e gli orfani delle stabilità, voltate le spalle già da tempo all&#8217;indefinitezza, potrebbero anche sapersi ammantare di tanta foschia, di tanta sfocatura &#8211; di tanto <em>flou</em>. E tuttavia,<br />
nello sguardo complice,<br />
nell&#8217;orgia,<br />
nello scontro,<br />
nell&#8217;abbraccio,<br />
potrebbero ritrovarsi.<br />
Decifrarsi, riconoscersi e <em>sentirsi</em> come qualcosa di potenzialmente vero.<br />
Sperimentare tanto e tanto fino ad incontrare il vero.<br />
E scaldarsi tanto, gli uni con gli altri, da dar fuoco ad ogni cosa.</p>
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		<title>Zapping</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Oct 2009 21:04:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Damiel</dc:creator>
				<category><![CDATA[[considerazioni inattuali]]]></category>
		<category><![CDATA[[i've seen the fnords]]]></category>
		<category><![CDATA[[teorie e tecniche di una jyhad quotidiana]]]></category>

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		<description><![CDATA[Vent&#8217;anni di controrivoluzione. Vent&#8217;anni di controrivoluzione [crach] preventiva. / &#8230; la comunicazione&#8230; è nemica delle idee perché le è essenziale dissolvere tutti i contenuti. L&#8217;alternativa è / [puntina] Schnelle Füße, rascher Mut! Schützt vor Feindes List und Wut! [crach, encore] / &#8220;il resto sostanzialmente è una stronzata&#8221; / &#8230;non si tratta più, o meglio, non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" title="The Invisibles - Cover Art Volume 3, Issue 10" src="http://www.robertjpetersen.com/invisibles/three/v3_10.jpg" alt="" width="400" height="606" /></p>
<p style="text-align: left;">Vent&#8217;anni di controrivoluzione. Vent&#8217;anni di controrivoluzione [crach] <em>preventiva</em>. / &#8230; la comunicazione&#8230; è nemica delle idee perché le è essenziale dissolvere tutti i contenuti. L&#8217;alternativa è / [<em>puntina</em>] <em>Schnelle Füße, rascher Mut! Schützt vor Feindes List und Wut!</em> [crach, <em>encore</em>] / &#8220;il resto sostanzialmente è una stronzata&#8221; / &#8230;non si tratta più, o meglio, non ancora di azione (<em>praxis</em>), propriamente parlando, ma di creazione (<em>poiesis</em>)&#8230; / &#8220;più esattamente, è un rovesciamento della normale <em>logica costituita</em> a dare senso al tutto&#8221; [crack] / &#8230; &#8220;Preferisco il Tricheco&#8221;&#8230; &#8220;Preferisco il Falegname&#8221;&#8230; &#8220;Bene, erano tutti e due dei pessimi tipi&#8221;&#8230; / [CHUT!] / &#8230;un&#8217;organizzazione inedita per la presenza di&#8230; / quello che non ti aspetti / &#8220;<strong>Sta tutto in ciò che non vedi, nei vuoti&#8230; l&#8217;Invisibile</strong>&#8220;.</p>
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		<title>&#8220;Una metafisica critica potrebbe nascere come scienza dei dispositivi&#8230;&#8221;</title>
		<link>http://damiel.dailyjyhad.com/2009/08/15/una-metafisica-critica-potrebbe-nascere-come-scienza-dei-dispositivi/</link>
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		<pubDate>Sat, 15 Aug 2009 09:28:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Damiel</dc:creator>
				<category><![CDATA[[considerazioni inattuali]]]></category>
		<category><![CDATA[download]]></category>
		<category><![CDATA[metafisica critica]]></category>
		<category><![CDATA[pdf]]></category>
		<category><![CDATA[scienza dei dispositivi]]></category>
		<category><![CDATA[tiqqun]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Trovare le regolarità, i concatenamenti, le dissonanze; ogni dispositivo ha la sua piccola musica che bisogna leggermente scordare, distorcere incidentalmente, far entrare in decadenza, in perdizione, facendola uscire dai cardini. [...] In un certo senso la questione rivoluzionaria è ormai una questione musicale&#8221; Tiqqun A cura dell&#8217;Istituto Benjamenta, finalmente disponibile la traduzione in PDF de [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;"><em>&#8220;Trovare le regolarità, i concatenamenti, le dissonanze;<br />
ogni dispositivo ha la sua piccola musica<br />
che bisogna leggermente scordare,<br />
distorcere incidentalmente, far entrare in decadenza,<br />
in perdizione, facendola uscire dai cardini. [...]<br />
In un certo senso la questione rivoluzionaria<br />
è ormai una questione musicale&#8221;<br />
</em><strong>Tiqqun</strong><em><br />
</em></p>
<p style="text-align: left;">A cura dell&#8217;<a href="http://planbbureau.splinder.com/post/21126243/TIQQUN%0A%0A%26amp%3Bquot%3BUna+metafisi" target="_blank"><strong>Istituto Benjamenta</strong></a>, finalmente disponibile la traduzione in PDF de &#8220;<em>Una metafisica critica potrebbe nascere come scienza dei dispositivi&#8230;</em>&#8220;, di <strong>Tiqqun</strong>, scaricabile <a href="http://files.splinder.com/2e78df3774f69f6e6570c9ad934a5d6b.pdf"><strong>qui</strong></a>. Buona lettura.</p>
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		<title>Della nostra gioia come questione d&#8217;offensiva &#8211; Parte III: Prodromo al disagio diffuso</title>
		<link>http://damiel.dailyjyhad.com/2009/07/20/della-nostra-gioia-come-questione-doffensiva-parte-iii-prodromo-al-disagio-diffuso/</link>
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		<pubDate>Mon, 20 Jul 2009 20:17:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Damiel</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(continua da qui) di&#124;sà&#124;gio s.m. (etim.) composizione dal prefisso negativo latino &#8220;dis-&#8221; e &#8220;adiacens&#8220;, ovvero &#8220;che non giace presso, che non è adiacente, che non è vicino&#8221;. 1 mancanza di agi e comodità; condizione o situazione incomoda, spiacevole: patire, sopportare grandi disagi, i disagi di un lungo viaggio &#124; una vita piena di disagi, piena [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>(<em>continua da <a href="http://damiel.dailyjyhad.com/2009/06/11/della-nostra-gioia-come-questione-doffensiva-parte-ii-ceci-nest-pas-un-rire/"><strong>qui</strong></a></em>)</p>
<p><strong><span class="lemma">di<span class="pipelemma">|</span>sà<span class="pipelemma">|</span>gio</span></strong><br />
<em><span class="qualifica" title="sostantivo maschile">s.m.</span></em><br />
<span class="descrizione"> (<em>etim.</em>) composizione dal prefisso negativo latino &#8220;<em>dis</em>-&#8221; e &#8220;<em>adiacens</em>&#8220;, ovvero &#8220;che non giace presso, che non è adiacente, che non è vicino&#8221;.</span><br />
<span class="descrizione"><strong><span class="ac">1</span> </strong>mancanza di agi e comodità; condizione o situazione incomoda, spiacevole: <em>patire</em>, <em>sopportare grandi disagi</em>, <em>i disagi di un lungo viaggio</em> <span class="pipe">|</span> <em>una vita piena di disagi</em>, piena di stenti, povera.<br />
<strong><span class="ac">2</span></strong> senso di imbarazzo, d’impaccio: <em>trovarsi</em>, <em>sentirsi</em>, <em>essere a d.</em>, <em>mettere a d. <span title="qualcuno">qcn.</span></em><br />
<strong><span class="ac">3</span></strong> <span class="mu" title="obsoleto, di uso solo letterario">(<em>letterario</em>)</span> mancanza di ciò che è necessario: <em>acciò che di mangiare non patisse d., seco pensò di portare tre pani</em> (Boccaccio).<br />
<strong>4</strong> condizione prima e permanente di allontanamento dai canoni della finzione sociale; sensazione di incompatibilità con il mondo, le sue leggi, le sue dinamiche: <em>vivere il d., riconoscimento del d.</em><br />
<strong>5</strong> <em>d. diffuso</em>: operazione attiva di rottura su molteplici livelli delle relazioni consuete della società di mercato e di quella statale; creazione dell&#8217;autonomia attraverso la diserzione, consapevole o meno, del sistema imperante; processo sperimentale di attivazione della potenza rivoluzionaria insita nel Bloom; <em>il nostro non è un malessere, perché lo stato patologico è quello che siete, non ciò che noi sperimentiamo. Il nostro è allontanamento e invasione, sparizione dall&#8217;ufficiale ed ingresso nel vero. Il nostro è disagio diffuso</em> (Anonimo)<br />
</span></p>
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		<title>Ma che fa la polizia?</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Jul 2009 16:15:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Damiel</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(in seguito a quanto avvenuto la scorsa settimana a Montreuil -  piccola cittadina ai bordi di Parigi, dove durante lo sgombero a opera della polizia di uno squat, la Clinique Occupée, un compagno ha perso un occhio a causa del colpo diretto sul suo viso di una flashball &#8211; ha iniziato a girare questo testo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin-bottom: 0cm;"><em>(in seguito a quanto avvenuto la scorsa settimana a Montreuil -  piccola cittadina ai bordi di Parigi, dove durante lo sgombero a opera della polizia di uno squat, la Clinique Occupée, un compagno ha perso un occhio a causa del colpo diretto sul suo viso di una flashball &#8211; ha iniziato a girare questo testo attraverso posta elettronica, liste, siti. Lo traduciamo in italiano, e lo riportiamo integralmente, con i dovuti accorgimenti di traslazione linguistica per delle lettrici e lettori italiano. Come sempre, con preghiera di diffusione: perché non ci si illuda ancora per molto che ciò che accade &#8220;lì&#8221; non può accadere e non accade anche &#8220;qui&#8221;, e viceversa</em>)</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><strong>MA CHE FA LA POLIZIA?</strong></p>
<p>E sì, signora mia, signore caro, che fa la polizia?</p>
<p>Siamo proprio a Montreuil, voi ed io: Montreuil, nella Seine-Saint-Denis. Che ci si abiti o che ci si passi, si hanno due occhi per vedere come essa rassomigli poco all&#8217;immagine che ne danno i giornali e i politici. Nessuna città saprebbe somigliare a queste immagini abbrutite (e abbrutenti), allora ho deciso di cominciare a descrivere cos&#8217;è Montreuil, aberrazioni ottiche comprese.</p>
<p>Montreuil, è grande, brulica di persone, è molto complessa ed è stupefacentemente tranquilla. D&#8217;altra parte, somiglia molto alle altre città nelle quali ho vissuto: lo Stato è ovunque, e la sua amministrazione ci accorda (o no) il diritto ad essere qui, al prezzo di tutti quei conti da rendere senza sosta in montagne di cartacce e di giustificazioni di esistenza. Fa regnare la sua legge, sotto l&#8217;infinita varietà delle sue uniformi, per assicurare il mantenimento di un ordine regolato dal profitto.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">
<p style="margin-bottom: 0cm;">Come ovunque altrove, è questo che fa la polizia..</p>
<p>Il denaro è ovunque, ma non per tutti, evidentemente. Il lavoro non manca per nessuno – bisogna riuscire a sopravvivere nella metropoli – ma è il salario che è raro, poiché non si arriva mai a sfuggire veramente a tutte queste merci che . Anche i bisogni più primari, nutrirsi, avere una casa, spostarsi, sono sottomessi alla proprietà, che tutto l&#8217;arsenale repressivo serve a proteggere.</p>
<p>Come ovunque altrove, è questo che fa la polizia..</p>
<p>Ciò nonostante, qui, conosco persone un po&#8217; ovunque. Sono molto differenti le une dalle altre, ma mi rassomigliano molto di più rispetto a quelli che si possono trovare sui cartelloni pubblicitari (che si trovano in numero crescente nel comune vicino di P, e che sono bianchi, giovani, magri e dinamici&#8230;). In generale, a modo loro, fanno come me: quello che possono. E si aiutano tra loro. Si organizzano per non sottomettersi (troppo) davanti ai padroni, alle agenzie interinali, agli affitti delle case popolari, ai controllori di ogni sorta. Spesso, lavorano per costruire qualcosa che piace loro: una casa, un asilo, un libro&#8230; A volte, si condivide un avversione certa per tutto ciò che ci precede, si cerca di comprendere come sbarazzarsene e quando si trova una idea anche piccola, ci si mette in gioco per metterla all&#8217;opera, e neanche questo è in fondo una pratica specificatamente montreuillese. Di questi ultimi tempi, ce ne è per tutti: occupazione di case, delle CAF, delle torri del municipio, manifestazioni, atti di resistenza alle retate dei migranti clandestini, solidarietà con gli scioperanti, assemblee, cene, canzoni&#8230; e ancora oltre&#8230;</p>
<p>Mercoledì sera, a Montreuil, è su tutto questo che la polizia ha fatto man bassa. Quello che è successo in quella serata, succede in molte altre città e nelle situazioni più disparate (manifestazioni, intimidazione degli abitanti di certi quartieri&#8230;). Una volta ancora, parlare di errori sarebbe semplicemente del tutto menzognero.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Poiché cosa fa la polizia in fondo, eh? Che fa la polizia a Montreuil?</p>
<p>Essa gioca al tirassegno nelle vie della città, caro signore, preme il grilletto contro tutto ciò che si muove, su tutto quello che non rientra nei ranghi. Un avviso ai sostenitori della democrazia partecipativa: per garantire la perpetuità di questo bel sistema, la polizia repubblicana mira alla testa!</p>
<p>E sì, la polizia repubblicana.</p>
<p>Quella che fa degli auto-tamponamenti con gli scooter degli adolescenti – moratoria sulle auto della polizia! &#8211; quella che carica dentro agli aerei dei pacchetti umani soffocandoli con dei cuscini – moratoria sui cuscini! &#8211; quella che convalida un processo verbale di messa in custodia cautelare fino alle 22 e firma un certificato di morte alle 6 del mattino – moratoria sulle custodie cautelare – eccetera&#8230; La specificità del ricorso sistematico al lancio di flash-ball, che ha il vantaggio per i poliziotti che ne fanno uso di mutilare senza uccidere – il che li esporrebbe a qualche problema amministrativo e a un leggero ritardo sul momento in cui avranno diritto alla loro pensione – deve certo essere preso in considerazione, ma bisognerebbe essere particolarmente ottusi o perfettamente in cattiva fede per sostenere che la questione della violenza della polizia si riduca a questo.</p>
<p>Perché in fondo, signora mia, signore caro, tutto il mondo sa cosa fa la polizia.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Tutto il mondo lo vede, massacra gli occhi.</p>
<p><em>Un gatto selvaggio della Boissière</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Godot: dall&#8217;arrivo, all&#8217;occupazione, all&#8217;esilio</title>
		<link>http://damiel.dailyjyhad.com/2009/07/16/godot-dallarrivo-alloccupazione-allesilio/</link>
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		<pubDate>Thu, 16 Jul 2009 12:43:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Damiel</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(Quelli che seguono sono i tre comunicati &#8211; cliccate sulle immagini per ingrandirle &#8211; che hanno raccontato l&#8217;arrivo, l&#8217;occupazione, e infine l&#8217;esilio momentaneo di Godot)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>(<em>Quelli che seguono sono i tre comunicati &#8211; cliccate sulle immagini per ingrandirle &#8211; che hanno raccontato l&#8217;arrivo, l&#8217;occupazione, e infine l&#8217;esilio momentaneo di Godot)</em></p>
<p style="text-align: center;"><em><a href="http://damiel.dailyjyhad.com/wp-content/uploads/2009/07/comun.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-371" title="Comunicato N°1" src="http://damiel.dailyjyhad.com/wp-content/uploads/2009/07/comun-300x233.jpg" alt="Comunicato N°1" width="300" height="233" /></a></em></p>
<p style="text-align: center;"><em><a href="http://damiel.dailyjyhad.com/wp-content/uploads/2009/07/comuni2picc.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-372" title="Comunicato N°2" src="http://damiel.dailyjyhad.com/wp-content/uploads/2009/07/comuni2picc-300x232.jpg" alt="Comunicato N°2" width="300" height="232" /></a></em></p>
<p style="text-align: center;"><em><a href="http://damiel.dailyjyhad.com/wp-content/uploads/2009/07/comuni3.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-373" title="Comunicato N°3" src="http://damiel.dailyjyhad.com/wp-content/uploads/2009/07/comuni3-300x232.jpg" alt="Comunicato N°3" width="300" height="232" /><br />
</a></em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Della nostra gioia come questione d&#8217;offensiva &#8211; Parte II: Ceci n&#8217;est pas un rire</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Jun 2009 23:13:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Damiel</dc:creator>
				<category><![CDATA[[considerazioni inattuali]]]></category>
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		<category><![CDATA[trasposizione in discorso]]></category>

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		<description><![CDATA[(continua da qui) &#8220;Sarà una risata che vi seppellirà&#8221; Un(&#8216;) anonim* compagn* &#8220;Hé, camarade! Si les jeux sont faits, au son des mascarades on pourra toujours se marrer&#8230;&#8221; Noir Desir, Comme elle vient Dagli studi televisivi di una qualsiasi tra le reti nazionali, un &#8220;esperto di economia reale&#8221; ci spiega perché dovremmo accettare con gioia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>(<em>continua da <a href="http://damiel.dailyjyhad.com/2009/06/09/della-nostra-gioia-come-questione-doffensiva-parte-i-cio-che-ci-gettiamo-alle-spalle/"><strong>qui</strong></a></em><em></em>)</p>
<p style="text-align: right;">&#8220;<em>Sarà una risata che vi seppellirà</em>&#8221;<br />
<strong>Un(&#8216;) anonim* compagn*</strong></p>
<p style="text-align: right;">&#8220;<em>Hé, camarade! Si les jeux sont faits,<br />
au son des mascarades on pourra toujours se marrer&#8230;</em>&#8221;<br />
<strong>Noir Desir, <em>Comme elle vient</em></strong></p>
<p style="text-align: left;">Dagli studi televisivi di una qualsiasi tra le reti nazionali, un &#8220;esperto di economia reale&#8221; ci spiega perché dovremmo accettare con gioia il mutamento delle condizioni di sfruttamento lavorativo. Dalle colonne di un giornale di sinistra, un &#8220;dottorando di filosofia politica&#8221; si lancia nell&#8217;accorata proposta di un nuovo <em>welfare</em> &#8211; chissà perché nessuno lo chiama più &#8220;Stato sociale&#8221;, il che lo caratterizzerebbe molto meglio per quello che in effetti è &#8211; invitandoci ad unirci a lui e ai suoi accoliti nella crociata di <em>riforma del sistema</em>. Entrambi portano, in difesa delle loro tesi, argomentazioni elaborate, supportate da un modello di riferimenti e di verifica compatto, vasto, sicuro nella sua astrazione. Entrambi si identificano per la loro qualifica, per la loro posizione all&#8217;interno della società. Una volta superato il velo delle loro considerazioni superficiali &#8211; apparentemente opposte, ma effettivamente divergenti sul solo piano della <em>dialettica</em> &#8211; non è difficile rendersi conto della somiglianza estrema tra i due. Il semplice <em>modo di parlare</em> li accomuna nella stessa grande famiglia.<br />
Che non è la nostra.</p>
<p style="text-align: left;">Scegliere di contrapporsi, di rifiutare, di <em>agire</em> nei confronti di una situazione presente, implica necessariamente il dover <em>vivere </em>in essa. Parlare il suo dialetto piuttosto che la lingua ufficiale, comprenderne le contraddizioni dall&#8217;interno, esprimersi nelle forme proprie più adatte al suo rovesciamento. E questo è qualcosa che si può imparare soltanto con l&#8217;azione congiunta di due operazioni: esistere nei luoghi e nei tempi di questo mondo, e condividere su un livello puramente orizzontale le verità e le conoscenze che esso puntualmente manifesta, nonostante i ripetuti tentativi di frode comunicativa perpretrati tanto dai mass-media quanto da troppi singoli mistificatori. È a partire da questo, che diviene ben chiara l&#8217;impossibilità di accettare un qualsiasi discorso <em>imposto, fosse anche apertamente, dall&#8217;alto</em>: di una speculazione filosofica, di una cattedra, di un&#8217;ideologia, di un tribunale. Un discorso di questo tipo, per quanto buono, affine a noi, o &#8220;rivoluzionario&#8221; possa sembrare, non può appartenerci. Quando non nasconde qualcosa, è spesso solo il mezzo per giustificare un fine, e abbiamo avuto abbastanza dimostrazioni da parte delle varie &#8220;sinistre radicali&#8221;, dei vari &#8220;socialismi reali&#8221; e delle democrazie borghesi  per non concedere più nemmeno un minimo di fiducia a certi ragionamenti machiavellici. Ma anche quando fosse onesto, il semplice fatto di non provenire dall&#8217;esperienza e dalla condivisione diretta, <em>tra pari</em>, lo vanifica ai nostri occhi. Il tempo degli omogeneizzati è finito, ormai.</p>
<p style="text-align: left;">Intendiamoci: il rifiuto del dialogo, dello scambio d&#8217;opinioni, della costruzione di un <em>comune</em> attraverso il linguaggio non ci appartiene affatto. Chiunque volesse cercare di metterci in ridicolo illustrandoci come delle schegge impazzite, che si uniscono tra loro solo sulla base della spontaneità, del caso, o della fortuna, e che tra di loro comunicano, riflettono e agiscono solo attraverso il capriccio e l&#8217;inclinazione individuale, rimarrebbe ben deluso. Ebbene sì: anche noi discutiamo di Marx e di Bakunin, delle ultime notizie di <em>governance </em>globale e delle sperimentazioni di auto-organizzazione e resistenza fiorite in tutto il mondo nel passato e nel presente. Anche noi ci confrontiamo in assemblee, sui grandi temi come sulle vicissitudini del quotidiano. Anche noi concordiamo il da farsi, valutiamo le nostre esperienze ed elaboriamo strategie. Ciò che ci differenzia, in sostanza, è <em>il modo in cui tutto questo avviene</em>. Un leader è un leader, un portavoce è un portavoce, e un &#8220;grande vecchio&#8221; è un &#8220;grande vecchio&#8221;: poco importa se nel più grande partito di maggioranza istituzionale, o nel più piccolo collettivo universitario. La critica che portiamo avanti nei confronti delle gerarchie e dei rituali di un sistema, vale per tutti gli altri, e non vediamo perché dovremmo fare eccezioni.</p>
<p style="text-align: left;">Dal femminismo abbiamo imparato la lezione più importante: ovvero che <em>il privato è politico</em>. La condivisione delle esperienze di tutti i giorni, delle paure e delle speranze, della rabbia e della gioia: eccola, la base da cui partiamo. Attraverso uno scambio libero e profondo, vissuto all&#8217;interno del problema e tuttavia al riparo da esso, costituendoci come <em>momento e luogo di autonomia</em>, abbiamo messo &#8211; e continuiamo, e continueremo a mettere &#8211; sul piatto comune tutta una serie di problematiche che, appartenendo a uno, appartengono al resto di noi. Dalla comprensione comune alla comune elaborazione di alternative, il passo è semplice, ma non scontato. Tutto sta nel non mettere a repentaglio la <em>realtà</em> della questione in favore di una qualsivoglia astrazione, che non solo non sarebbe più realmente sentita, ma non potrebbe nemmeno portare a nulla, in quanto viziata in ogni sua possibile conseguenza.</p>
<p style="text-align: left;">La <em>gioia</em> &#8211; dove, per essa, intendiamo anche quei lati negativi e spiacevoli della nostra esperienza collettiva, ma sempre lati <em>vivi e vissuti insieme</em> &#8211; è il nostro punto di partenza. Essa si esprime attraverso il gioco dei linguaggi, dei corpi, dei pensieri e delle azioni, fa parte di noi non perché l&#8217;abbiamo assimilata, ma perché l&#8217;abbiamo <em>generata</em>. I servizi televisivi e i comunicati stampa potranno anche essere martellanti e ben congegnati, ma saranno sempre destinati a rivelarsi per ciò che sono &#8211; una truffa, o nel migliore dei casi, nulla &#8211; di fronte a una qualsiasi espressione di essa. Partiti o pseudo-tali si affannano costantemente &#8211; quanto inutilmente &#8211; nella ricerca di un linguaggio che &#8220;sappia parlare alla gente&#8221; esattamente per questo motivo. Le dichiarazioni pubbliche di questo o quest&#8217;altro &#8220;esponente del movimento&#8221;, per quanto siano farcite di slogan accattivanti o di termini presi in prestito dalla più alta filosofia, risuoneranno sempre vuote, nella loro altisonanza, rispetto alla risata, all&#8217;abbraccio, alla scritta sul muro, al volantino, al <em>pamphlet </em>o all&#8217;urlo provenienti dal <em>sentimento comune generato dalla condivisione</em>. Ripartire da questo, significa ripartire da zero: ma significa ripartire da noi, da ciò che possiamo sentire come <em>vero</em>, e che nessun camuffamento o distorsione potrà mai cancellare.</p>
<p style="text-align: right;">(<em>continua</em>)</p>
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: left;">
]]></content:encoded>
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