Mercoledì, 3 settembre 2008
Potrebbe persino essere un doppio quesito misterioso, se si contasse anche la domanda "che frammento è?".
Martedì, 2 settembre 2008
Ma come scandalo? D'altronde, le fonti ci sono. " Questo è il mio sangue, questa è la mia carne". E se pure lui era fatto di carne, c'è poco da pretendere. Prendetene tutti. E tutte.
Ciao Daniè,
certo che 'sto spazio ha fatto davvero una brutta fine, se è finito per diventare un angolo buono soltanto a raccogliere le mie confessioni dell'ultima ora. Soprattutto se indirizzate a chi non potrà probabilmente mai leggerlo, ancor di più se quell'ultima ora è quella immediatamente precedente all'alba. Fatto sta che mi andava di scrivere a te, non a qualcun altro, e proprio qui sopra: ti racconto della notte appena trascorsa come facevamo un tempo, quando da ragazzini ci scambiavamo lo stesso quaderno, e lo riempivamo a turno con tutto quello che sentivamo importante da condividere. Stanotte ho girato a vuoto. Ho visto un sacco di puttane, principalmente transessuali ed extracomunitarie, e solo macchine di grossa cilindrata fermarsi a contrattare il prezzo. Tu sei in Italia, adesso? Hai sentito parlare di pacchetto sicurezza? Di ipocrisia non te lo chiedo nemmeno: quella è comune a ogni quartiere, a ogni città, ad ogni nazione. Ne sai qualcosa pure tu, che sei zingara nel cuore e nelle gambe. Quando mi sono stancato di vedere il suddetto gioco al massacro della verità, mi sono fatto due conti. Con cinque euro e mezzo pacchetto di sigarette di certo non potevo andare in Paradiso, ma un paio di birre per farmi compagnia me le sono prese. Poi ho puntato alla tangenziale, o al raccordo, vallo a sapere. Roma Est non è casa mia, e finisco sempre per perdermi. Non ti sembrerà vero, ma se quello che ho trovato non è il Paradiso, beh, c'era proprio vicino. Appena mi sono accostato a una delle grandi muraglie che costeggiano l'asfalto, ho capito due cose. Uno, come fanno i fascisti a scrivere sui muri quelle loro cazzate colossali in carattere gigantesco. È più facile di quanto si possa credere, perchè nessuno si ferma a darti retta, o a darti soccorso, in autostrada, così puoi startene lì e dipingere di tutto. Secondo, ho capito che da quel punto del mondo, è meglio guardare il cielo - che si lascia guardare benissimo - che sprecare vernice. O quanto meno, sarebbe meglio dipingere un'opera d'arte contemporanea, a voler proprio lasciare un segno. Poi mi sono aperto le mani nel tentativo di aprire le birre. Mai stato un fenomeno con le abilità manuali, io. Ma il risultato è sempre quello di trovare il primo sorso più buono, più dissetante. E mi sono messo a bere, a fumare, e l'unico rumore era quello di qualche macchina che mi correva a fianco, mentre me ne stavo calmo con le quattro frecce accese. Io non avevo fretta: e capisco sempre meno chi corre, come chi urla. Le felicità non scappano dal loro appuntamento con te, e del resto chi viene assordato non può ascoltare. Ma si vede che ad andar di fretta non si ha tempo nemmeno di fare questi pensieri. Ho pensato a tutto quello che ho detto, e a tutto quello che mi è stato detto, prima di partire per questo piccolo viaggio estemporaneo. Ho pensato a chi merita qualcosa da me, a chi non merita un cazzo, e a quello che merito e non merito io. Se sapessi quanto t'avrei voluta vicina a me, zitta zitta, in quel momento, sono certo che saresti comparsa, a costo di sbucare da una palina d'emergenza rotta. Però l'ho solo pensato, senza desiderarlo ad alta voce: t'ho risparmiato una notte d'insonnia. Quando me ne sono andato però, sempre con lentezza, ho pensato che t'avrei voluto scrivere, e cosa, e come. Certe parole non sarebbero suonate giuste, se te l'avessi scritte per lettera, e tu l'avessi lette con il sole: certe parole le senti soltanto quando hai la bocca che sa di tabacco, e di stanchezza, e di baci non dati. Il risultato eccolo qui. Il domani di ieri è arrivato, e fra un paio d'ore arriverà pure quello di oggi. Sai che oggi ho detto a una persona che le voglio bene? Sai che ne voglio anche a te? E soprattutto, sai che da domani non lo dirò più a nessuno per qualche tempo? Ma non è che non lo penserò: soltanto che avrò un po' più di parole per me. Penserò un po', come stanotte, ma sui lunghi tempi. E tu che m'avresti detto, se fossi stata con me, se m'avessi potuto guardare nel cuore per darmi un consiglio sul domani? Avresti cantato, una vecchia canzone. Ti saluto con quella, e mi ci gioco l'ultima sigaretta del pacchetto, la penultima la accendo adesso che sono le cinque per darti la buonanotte. Anche una buona sigaretta, per sottolineare e farti cantare meglio.
Dovemmo perderci per ritrovarci e poi fidarci, perché c'era la stessa luce ad aspettarci. Stessi segni sulla pelle ci resero anime gemelle: e quindi uscimmo a riveder le stelle.
Lunedì, 1 settembre 2008
Oddio. S'è fatto tardi, tardissimo, e ho lasciato il computer acceso tutta la notte. Fino ad ora. E pensare che mi ero soltanto steso un secondo sul divano. Per pensare. A lovestruck Romeo sings a streetsus serenade... ecco che canzone esce dagli auricolari. Mentre dormivo se ne è andata mezza playlist. È rimasta ferma soltanto la pagina col pentagramma sulla quale lavoravo. È tardi, tardi davvero, ancora più tardi al solo pensiero che domani sarà lunedì. Anzi, che è già lunedì. Ho delle lettere da spedire, giri da fare, pagine da voltare, note da scrivere su quel foglio. Persino sulla pelle, domani, se tutto va bene. Cioè, insomma, oggi. Settembre è arrivato davvero, alla fine. In parecchi, ultimamente, mi hanno detto che settembre non è un gran bel mese, anzi, è un periodaccio che si ripresenta puntuale ogni anno. Io non ce la faccio a vederla così. Insomma, avrà pure i suoi difetti, ma non lo si può rendere un capro espiatorio. E tu? Dormi? Penso proprio di sì. Faccio un po' più di attenzione, allora, un po' più di silenzio. L'altra volta te l'ho detto, che sei tango, mi pare. Ed è proprio vero. Tu sei tango. Non soltanto quello, perchè non l'ho ancora sentita, né inventata, una musica che ti somigli alla perfezione. Ma tanto lo so che non c'è. E visto che lo so, allora mi accontento di fissare certe tue forme di danza, certi tuoi movimenti, certi tuoi guizzi dell'anima. Stanotte è tango, lo è da un po'. Prima il valzer, poi il tango... dovessi scrivere anche una suite intera, mi sembrerebbe il minimo. Per me, poi, perché non è che sia proprio bravo. Mi arrangio, piano piano. Sentissi che tranquillità da queste parti, a quest'ora. Ma scommetto che anche da te c'è lo stesso silenzio. Dormi? E fai dei bei sogni? Spero proprio di sì. Faccio un po' più di attenzione, allora, e mi suono in testa le note in chiave di violino. Domani, cioè, oggi, fra qualche ora, imbucherò per prime le prime parole del giorno per te. Buonanotte allora. O quel che ne resta. Sogna bene, al ritmo giusto. Il tuo.
Domenica, 31 agosto 2008
Hai voglia a parlare di sicurezza, di militari, di rom, rumeni e impronte digitali bipartisan. Roma ai tempi di quest'ultimo fascismo non va tanto per il sottile, e non ha nemmeno troppo bisogno di mascherarsi dietro i cambiamenti effettuati a piccoli passi, decreto dopo decreto, misura eccezionale dopo misura eccezionale: i grandi temi affrontati in televisione e sulla stampa per abituare le persone a viverli come consuetudini avranno effetti più duraturi, ma necessitano di tempi più lunghi per cambiare il volto della società. Così, mentre il fascismo - nella sua accezione più generale - riconquista lentamente il territorio col beneplacito di partiti democratici e liberali, le bestie più selvagge e più ignoranti, sdoganate da anni di equidistanza, devono trovare la loro valvola di sfogo. Questo non finisce sui giornali, questo non è argomento da salotto. Niente sangue, ché siamo italiani brava gente. Nella commemorazione dell'omicidio (fascista) di Renato Biagetti, una squadraccia (fascista) assale alcuni compagni all'Acrobax. Solito modus operandi, solito agguato, solite lame e solita fuga. Solita condanna istituzionale, e solita impunità. In cinquecento, la sera dopo, scendono in piazza. Nel silenzio di un mondo che è impegnato ad aspettare la prima domenica di campionato, e se proprio deve pensare alla politica, ha già servito da tutti i mass media il piatto che accomuna le FARC al PRC. Ci sono legami, dicono. Comunisti di merda, zecche di merda, dicono. Le televisioni urlano più forte delle madri che hanno perso un figlio, o che hanno ricevuto una telefonata nel cuore della notte da un ospedale, perchè loro figlio è stato ricoverato d'urgenza, per un pestaggio, per una coltellata. E anche quando urlano dei legami tra una certa destra e una cert'altra, quando urlano il perchè di tutto questo, si vede che hanno il cuore troppo in gola, per farsi sentire. Oppure il problema è nel cuore di chi ascolta. E di chi si ostina a non ascoltare, finchè non sarà costretto a sentire il telefono squillare, di notte.
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