... e
premeditato.
Dal momento del contratto.
Hai voglia a "decostruire il linguaggio", a vergognarsi di dire le cose come stanno facendo passare per retro - o peggio, vetero/nostalgico - chi utilizza termini come "classe", o come "lotta", o come "movimento". Il fatto è che, in Italia come in Europa, si è evidentemente risvegliato qualcosa. Qualcosa di abbastanza grande e incontrollabilmente autonomo da far rischiare seriamente allo status quo di traballare. Onda Anomala Europea, European Anomalous Wave, Vague Anomale Européenne, il nome importa poco. Importa il contenuto, e chi lo veicola. Importa, insomma, l'Onda e chi la fa.
Dieci anni di tendenze suicide del movimento studentesco, persosi tra "autoformazioni conniventi" in cui i crediti venivano criticati ma richiesti, azioni comunicative che perdevano il loro senso una volta spente le telecamere, e ancora inutili giochi al massacro come la Corsa all'Elezione o il Tirassegno del Meno Peggio, sono stati archiviati nell'arco di due giorni. L'assemblea a La Sapienza ha partorito non azioni creative, ma rivendicazioni costruttive. E il passo, che era così semplice per tanti intellettuali bobo della prima e dell'ultima ora, gli stessi che non si sono mai mossi di un millimetro in anni e anni, è stato fatto.
Adesso sarà difficile, impossibile forse, tornare indietro.
Leggendo i documenti fuoriusciti dalla due giorni "sapientina", emergono critiche puntuali e feroci a un sistema che - come il resto del capitalismo applicato - ha fallito ovunque. 3+2, crediti, frazionamento e parcellizzazione dei saperi, stage obbligatori e non retribuiti, precariato della ricerca e del lavoro all'interno dell'Università, non sono soltanto punti cardine da smantellare per ottenere un benessere particolaristico. Perché se è vero che l'Università e il sistema educativo fanno parte del tessuto sociale, allora proporre un cambiamento dell'Università significa proporre un cambiamento della società intera. Per una volta, l'appello all'unità con i lavoratori non ha alcuna "nostalgia" dei "tempi che furono". Suona piuttosto come un decisivo accorgersi dello stare sulla stessa barca. Che, come immagine affiancata all'Onda, ci sta anche bene. Allora vale la pena di immaginarla, questa barca. Una barca di "classe" - senza dubbio, perché non è difficile scovare nelle cause dei tagli all'istruzione la stessa logica della privatizzazione sfrenata, della precarizzazione della società, e dell'annullamento dei diritti dei lavoratori e degli individui come coscienze critiche - che una volta imbarcato i suoi passeggeri, ha autodeciso la sua rotta. Una rotta di lotta che, scusandomi il gioco di parole, era a tutti gli effetti l'unica da percorrere per non cadere nelle trappole della rappresentanza (quale? E perchè, poi?) di un'opposizione istituzionale inesistente ed impossibile, animata da schieramenti politici che di differente dai loro "avversari" hanno soltanto una lettera nella sigla. Una rotta di lotta che rivendica una serie di obiettivi realizzabili, a breve-medio-e-lungo termine, su una scala geografica in espansione (hai voglia, anche qui, a dire che sono soltanto studenti e studentesse all'estero per una borsa di studio, facendo finta di non vedere che i movimenti di tutta Europa hanno scoperto di avere gli stessi problemi e le stesse risposte...) e che sembra avere la fermezza di arrivare fino in fondo.
Qualcuno, a sinistra come a destra, intellettuali come politicanti, ha parlato di un Esercito del Surf. Che - diciamocelo, critici severi del linguaggio antagonista - suona un po' male, di fronte alla realtà dei fatti. Stavolta sembra proprio che il mare sia mosso da un'Onda burrascosa e imprevista, e gli unici ad avere il coraggio di affrontarla siano dei Pirati. Senza paura di lunghe attese in tempo di bonaccia, né degli squali intorno a loro, e neppure di una repressione feroce da parte delle flotte dell'ordine. Ma soprattutto, pirati liberi di non alzare altra bandiera che non sia la loro, e di decidere da soli la loro rotta.
O la loro lotta. Pardon.