Venerdì, 26 settembre 2008
Non vorrei scriverlo, perché ogni volta che ho anche soltanto accennato la frase "ma forse una casetta l'abbiamo trovata...", puntualmente una valanga di "dejà loué" si è rovesciata su ogni tentativo di trovare un buco in affitto a Parigi. La guerre de location, la chiamano, e non sbagliano di tanto.Se avevate in mente di trasferirvi, a medio o lungo termine a Parigi, lasciatevelo caldamente sconsigliare. O quantomeno, tentate verso gennaio, visto che a quanto pare la situazione migliora, in quel periodo. Tuttavia, non si può dire che non sia stata una settimana interessante, questa prima settimana parigina. Vuoi per l'aver conosciuto persone interessantissime, con cui non avrei mai nemmeno pensato di poter mangiare insieme, e che ti mostrano come non tutti i protagonisti del '68 si siano poi trasformati nel "nuovo sistema". Vuoi perchè poi, da cosa nasce cosa, e a Parigi gli italiani - e ancor più i compagni italiani - ti danno una mano che, se non ti permette di trovare casa, almeno ti tira su di morale tra una telefonata e l'altra. Vuoi perchè anche il tuo compagno di viaggio lo scopri sempre più simpatico e interessante, e fedele anche nei momenti di crisi, e questo ti mette addosso una certa fiducia. E poi alla fine, vuoi pure perché, quando l'ultima casa che sembra davvero disponibile si trova tra Stalingrad e la Citè de la Musique, ti viene da pensare. Ma parecchio, eh.
P.S. - per tutti quelli che non hanno mie notizie da un po', ricordo a tutti che: a) il mio cellulare italiano, è morto. Per sempre. Il mio nuovo numero basta chiederlo per posta. b) l'icona colorata di Skype qua a fianco serve proprio per scambiare due chiacchiere "aggratis". E il contatto è damiel_beatsurrender, rete francese rubata permettendo.
Domenica, 21 settembre 2008
 Faces have been hidden to protect a love secret.
Venerdì, 19 settembre 2008
Se qualcuno dovesse mai raccontarvi di una settimana in cui tutto può capovolgersi, credetegli. Bastano pochi giorni per cambiare una vita, anzi, più di una. E dunque, a pochi giorni dalla mia partenza, eccomi qui. Anzi, eccoci qui. In queste ultime giornate a Roma ho ballato al ritmo di pianti, e di tango, imparando quanto sia necessaria una crisi per diventare qualcuno di migliore. D'altronde, crisi originariamente significava "decisione". Quando guardi alle parole senza pregiudizi, abbandonando l'uso comune che se ne fa ne riscopri il lato positivo. Così, io ho deciso, e qualcun altro di conseguenza, e qualcun altro ancora, come tanti anelli di una catena che è decisamente difficile da fermare. Funziona così, un po', anche con gli oroscopi via e-mail. Quelli di Breszny, per intenderci, tradotti freschi freschi il mercoledì mattina. Ho sentito telefoni squillare a vuoto, e telefoni squillare dopo lunghi silenzi. Ho rivisto un paio di persone tornare ad avere gli occhi lucidi, per motivi magari differenti, ma per le stesse finalità. Ho persino un nuovo compagno di viaggio, piccolo, morbido, e profumato. Che buon profumo.
Sabato, 13 settembre 2008
Il punto è che più ci si avvicina ad una data che è anche una decisione irreversibile, più ci si rende conto delle cose davvero importanti. Non delle paranoie, non delle bugie dette a sé e agli altri, non dei segni lasciati - e da lasciare - sugli specchi sui quali ci si tenta di arrampicare. In meno di ventiquattro ore - diciotto ore, per la precisione - mi sono capitate tra le braccia una serie di cose, una migliore dell'altra. Un matrimonio, e un altro matrimonio, entrambi a venire, ed entrambi con le loro ansie, le loro paure, le loro gioie. E "capitati tra le braccia" è davvero l'unica espressione giusta. La coerenza di essere quelli che si è, da sempre, e con tutte le crescite del caso, alla fine paga. Allora bene, piangete sulla mia spalla, ridete tra le mie braccia. Sono qui per questo, per voi, e per me. E così ancora un'amica può confidarti tutto il suo dolore, e tu puoi esserci senza problemi e pregiudizi, per ascoltare e per donare lucidità. Ho una cena pagata, lo so. Ma se anche dovessi pagarla io, c'è sempre stato il "guadagno" di un'amicizia sincera. Che è un po' come ritrovarla, ritrovarla dopo dieci anni. Paolo e Pauline vivono insieme, e stanno ancora insieme, e Paolo ha lo stesso sorriso e la stessa ironia di quegli anni in cui il problema più grosso era rimediare una sigaretta intorno alle undici di mattina. Certe cose non cambiano mai, ed anche qui, è l'amore che hai dato a tornarti indietro, come un boomerang. Non importa quando. Come non importa quando c'è bisogno di chiedere scusa. Tra le giustificazioni e l'imbarazzo di cinque anni, in una telefonata obbligata prima di partire per una bella avventura. Eravamo ragazzini, e ora siamo più maturi. Ci riabbracciamo in una notte bianca abusiva, in culo a quel fascista di Alemanno, e a quegli anni di silenzio. È un circolo, ed è la mia avventura. Per il resto, richiamate domani.
Giovedì, 11 settembre 2008
A giudicare dal mio corpo, i festeggiamenti per i miei ventiquattro anni sono terminati soltanto ora, nonostante avessimo iniziato precisamente il nove di settembre. Riprende il normale corso delle cose. Riprende, ma si porta appresso tutto quello che in questi due giorni si è palesato in maniera del tutto aperta, e dolce, e piacevole. Si è aperto tutto con una telefonata. Quella in cui speravi, ma che non necessariamente ti aspettavi, e che è riuscita a renderti tutto più chiaro, in un disegno di cui a volte perdo i contorni. È proseguita con una serie di incontri uno più bello dell'altro, di cui ora rimangono parole stampate all'interno di biglietti, libri dalla copertina gialla e dai caratteri "vivi", buste di tabacco da conservare per un lungo viaggio, suoni da ascoltare e da inventare. Bottiglie di prosecco, e bottiglie di Santa Lucia argentino, tredici gradi per una cena che regala un altro pezzettino di sogno, prima di un altro possibile viaggio, che non ha data e non ha altro che volontà, in un mondo sconosciuto. E si chiude addormentandosi, quasi per sbaglio, al fianco di chi si vorrebbe, dopo una notte d'amore e di risate. Un po' per ricordarti che, a meritarselo, un po' d'amore intorno c'è sempre. E va rimesso in circolo, sorridendo, stando bene e facendo stare bene gli altri. Soprattutto sorridendo.
Grazie, di tutto.
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