Domenica, 4 maggio 2008
(in macchina sulla Cristoforo Colombo, alle 11 e 30 del mattino. Stereo a cannone e compilation di pezzi musicali altamente discutibili, selezionati dal fratello dell'allegro Francis. Risuona "I Don'T Want To Miss A Thing" degli Aerosmith, colonna sonora del film Armageddon)
Damiel: (abbassa il finestrino) Sentila... sentila 'sta felicità anni '90! Fra: (irritato) Potresti smetterla? Damiel: (cantando) 'cause I miss you baaaaaaaaaaaaabe, and I... Fra: ...perchè devi sempre farmi passare per gay, quando giriamo in macchina? Damiel: (continuando a cantare) ...don't waaaaaaaant miss a thiiiiiiiiiiiiiiiiing oh yeaaaaaaaaah... Fra: ...e perchè proprio oggi, che siamo nel mio quartiere e sembro vestito davvero da gay?
Damiel: senti, è ancora valido l'invito da te, oppure ho il nullaosta per rotolarmi nel fango, questa domenica? Fra: no no Fra: è valido Fra: cioè, se vuoi veni' dopo esserti rotolato nel fango Fra: puoi, eh Fra: male che vada te faccio mangia' vicino al cane, che se sente sempre molto solo Damiel: grazie, Fra Damiel: sei un amico vero
Sabato, 3 maggio 2008
Visto che non mi sono ancora prestato - e non so nemmeno se lo farò più avanti su queste pagine - ad un' "analisi" della vittoria di Alemanno a Roma, ma visto che sembra essere giunto il momento degli sfoghi liberatori, lo scrivo. Il titolo di questo post non è da intendersi come un'arcaizzazione dell'articolo determinativo maschile, ma come una dichiarazione aperta. Ecco.
Però, 'sti sfoghi fanno bene.
Certo. Certo che ho passato giorni migliori, che mi sono sentito meno solo, che ho pianto meno che in questo tempo, e che ho avuto meno paure. Ed è certo anche che non è cambiando il cielo, che si può cambiare l'uomo. La sapevano lunga, i latini, al riguardo. "Sparire per un po'", oltre ad essere il titolo di una bella canzone dei Chichimeca, è anche la soluzione quando non si hanno le idee chiare. Quando invece, come nel mio caso, le idee sono chiarissime, e si vedono anche bene le battaglie che attendono di essere combattute, allora è meglio rimanere fermi, con la guardia alta e lo spirito, beh, diciamo al massimo delle possibilità.
Sono momenti in cui bisognerebbe cingere d'assedio il mondo. E invece io ho il cuore cinto d'assedio, con tutte le conseguenze del caso.
Una bella persona, esattamente una settimana fa, mi ha riportato da una pellicola che "la felicità è tale solo se è condivisa". Chissà se vale lo stesso principio anche per quello che non è felicità. Persino il mio cane, ormai, sostiene di non essere una psicanalista, e si allontana quando cerco di parlarle. Condividere quello che ho dentro con le piante del balcone, non posso. Almeno non senza rischiare il CIM, e senza passare dal "Via". Mi rimane ben poco, roba come rileggermi un intero epistolario tra me e una certa persona in carta virtuale, un altro epistolario sano tra me e me su una Moleskine rossa, e fumare cento sigarette una dietro l'altra. E poi che fai?
Piangi. Eh, vabbè. Su, che lo sapevi che finiva così. Però un po' mi stupisco. Non mi pento nemmeno un po'. Lo dico persino ad alta voce, in spagnolo, poi. No me arrepiento. Ecco, ecco. Suona bene.
Suona come un grido di guerra pacato, nei confronti delle paure e delle delusioni. Io da qui non mi muovo: sarò malconcio, ma non mi pento di aver dato, e di poter continuare a dare, quando qualcuno me lo chiederà e sarà pronto a riconoscere quel che vale. Perchè quel che vale magari è poco, ma è il meglio di me. E no, non mi pento nemmeno un po' di questo continuo dare. E se non potete avere il mio pentimento, tanto vale che vi rendiate conto che ho vinto io. Tiè.
Sulla carta dei verbali della polizia, sarà un semplice caso di morte accidentale. Una caduta imprevista da un edificio troppo alto, e poi la fine. Se la vita avesse gli stessi sentimenti di un documento ufficiale della cosiddetta autorità, non ci sarebbero sofferenze. Ma non ci sarebbero nemmeno i sorrisi - quelli concessi gratuitamente, senza aspettarsi nemmeno la comprensione del gesto stesso, in cambio - insieme. A prescindere da una presunta "diversità", da quello strano scherzo del caso che rende a qualcuno più difficile che agli altri imporre la propria volontà al mondo.
Gli autistici hanno una concezione unica, per ognuno di loro, dell'intero universo. Il sé, l'altro, in loro cambiano i propri rapporti di forza, e si vanificano secoli di indagine filosofica sulla nostra esistenza. Sarebbe giusto che anche la Signora - l'ultima a farsi sentire, lei che conosci da quando sei nato, ma che si presenta solo quando è venuto il tempo di andare - prendesse in considerazione questo. Ma credo che l'abbia fatto, e che ormai, sappia come comportarsi in certi casi. Per noi che osserviamo da fuori, più o meno direttamente, rimane soltanto un maggior senso di stupore, una rabbia più sentita nel gridare "non è giusto". Non è giusto morire a quell'età. Qualcuno, forse, penserà persino che non sia giusto morire a quell'età, senza aver potuto capire un po' del mondo. Ma per smettere di piangere, bisogna tentare di ricordare quanto scritto prima. Cristo, è difficile persino per me, che lo faccio di nascosto, nel posto dove lotto ogni giorno per qualcosa di migliore, ora che tutti se ne sono andati, e penso a mia madre e a quel bambino. Ma bisogna ricordare.
Gli autistici hanno una concezione unica, per ognuno di loro, dell'intero universo. E allora deve esserci un paradiso unico, per ognuno di loro, dopo.
Ora fa' buon viaggio.
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