Ciao Daniè,
certo che 'sto spazio ha fatto davvero una brutta fine, se è finito per diventare un angolo buono soltanto a raccogliere le mie confessioni dell'ultima ora. Soprattutto se indirizzate a chi non potrà probabilmente mai leggerlo, ancor di più se quell'ultima ora è quella immediatamente precedente all'alba. Fatto sta che mi andava di scrivere a te, non a qualcun altro, e proprio qui sopra: ti racconto della notte appena trascorsa come facevamo un tempo, quando da ragazzini ci scambiavamo lo stesso quaderno, e lo riempivamo a turno con tutto quello che sentivamo importante da condividere.
Stanotte ho girato a vuoto. Ho visto un sacco di puttane, principalmente transessuali ed extracomunitarie, e solo macchine di grossa cilindrata fermarsi a contrattare il prezzo. Tu sei in Italia, adesso? Hai sentito parlare di pacchetto sicurezza? Di ipocrisia non te lo chiedo nemmeno: quella è comune a ogni quartiere, a ogni città, ad ogni nazione. Ne sai qualcosa pure tu, che sei zingara nel cuore e nelle gambe.
Quando mi sono stancato di vedere il suddetto gioco al massacro della verità, mi sono fatto due conti. Con cinque euro e mezzo pacchetto di sigarette di certo non potevo andare in Paradiso, ma un paio di birre per farmi compagnia me le sono prese. Poi ho puntato alla tangenziale, o al raccordo, vallo a sapere. Roma Est non è casa mia, e finisco sempre per perdermi. Non ti sembrerà vero, ma se quello che ho trovato non è il Paradiso, beh, c'era proprio vicino.
Appena mi sono accostato a una delle grandi muraglie che costeggiano l'asfalto, ho capito due cose. Uno, come fanno i fascisti a scrivere sui muri quelle loro cazzate colossali in carattere gigantesco. È più facile di quanto si possa credere, perchè nessuno si ferma a darti retta, o a darti soccorso, in autostrada, così puoi startene lì e dipingere di tutto. Secondo, ho capito che da quel punto del mondo, è meglio guardare il cielo - che si lascia guardare benissimo - che sprecare vernice. O quanto meno, sarebbe meglio dipingere un'opera d'arte contemporanea, a voler proprio lasciare un segno.
Poi mi sono aperto le mani nel tentativo di aprire le birre. Mai stato un fenomeno con le abilità manuali, io. Ma il risultato è sempre quello di trovare il primo sorso più buono, più dissetante. E mi sono messo a bere, a fumare, e l'unico rumore era quello di qualche macchina che mi correva a fianco, mentre me ne stavo calmo con le quattro frecce accese. Io non avevo fretta: e capisco sempre meno chi corre, come chi urla. Le felicità non scappano dal loro appuntamento con te, e del resto chi viene assordato non può ascoltare. Ma si vede che ad andar di fretta non si ha tempo nemmeno di fare questi pensieri.
Ho pensato a tutto quello che ho detto, e a tutto quello che mi è stato detto, prima di partire per questo piccolo viaggio estemporaneo. Ho pensato a chi merita qualcosa da me, a chi non merita un cazzo, e a quello che merito e non merito io. Se sapessi quanto t'avrei voluta vicina a me, zitta zitta, in quel momento, sono certo che saresti comparsa, a costo di sbucare da una palina d'emergenza rotta. Però l'ho solo pensato, senza desiderarlo ad alta voce: t'ho risparmiato una notte d'insonnia.
Quando me ne sono andato però, sempre con lentezza, ho pensato che t'avrei voluto scrivere, e cosa, e come. Certe parole non sarebbero suonate giuste, se te l'avessi scritte per lettera, e tu l'avessi lette con il sole: certe parole le senti soltanto quando hai la bocca che sa di tabacco, e di stanchezza, e di baci non dati. Il risultato eccolo qui.
Il domani di ieri è arrivato, e fra un paio d'ore arriverà pure quello di oggi. Sai che oggi ho detto a una persona che le voglio bene? Sai che ne voglio anche a te? E soprattutto, sai che da domani non lo dirò più a nessuno per qualche tempo? Ma non è che non lo penserò: soltanto che avrò un po' più di parole per me. Penserò un po', come stanotte, ma sui lunghi tempi.
E tu che m'avresti detto, se fossi stata con me, se m'avessi potuto guardare nel cuore per darmi un consiglio sul domani?
Avresti cantato, una vecchia canzone. Ti saluto con quella, e mi ci gioco l'ultima sigaretta del pacchetto, la penultima la accendo adesso che sono le cinque per darti la buonanotte.
Anche una buona sigaretta, per sottolineare e farti cantare meglio.
Dovemmo perderci per ritrovarci
e poi fidarci, perché c'era la stessa luce ad aspettarci.
Stessi segni sulla pelle
ci resero anime gemelle:
e quindi uscimmo a riveder le stelle.