Quando ho visto il primo
Hostel di
Eli Roth, non l'ho trovato particolarmente geniale, devo ammetterlo. L'idea, quella sì, era convincente, come d'altronde lo erano le atmosfere, la fotografia, gli effetti speciali e il materiale
teaser. Ma dietro c'era lo zampino del buon
Quentin, che nonostante sia attualmente parecchio disprezzato qui da noi, resta comunque un genio. Stasera ero particolarmente intenzionato a entrare a far parte della famiglia che
condivide (dannata legge Urbani) il sequel del film,
Hostel 2. Dopo una giornata di scontri all'esterno, e una di scontri all'interno, un po' di violenza e di terrore fittizio non mi sarebbe dispiaciuto. Come dire, speravo nella
catarsi apotropaica della violenza. Essendo ambientato proprio a Roma, il ragionamento inconscio sarebbe dovuto essere "
Hostel: Part II ti mostra una violenza irreale. Ti affacci al balcone, ti accorgi che non è così, e puoi dormire sereno". Stavo già sorridendo, lo giuro. Poi, però, qualcuno mi ha simpaticamente fatto notare
questo. E mi ha detto che è in vendita nel sexy shop di quartiere, a prezzo modico. Tralasciando il fatto che l'autore della segnalazione era evidentemente ubriaco, nel momento in cui mi ha comunicato l'esistenza dell'oggetto in questione ("
Ne voglio comprare tanti per la mia laurea"), non è difficile rendersi conto che,
Hostel 2 or not Hostel 2, l'orrore non ha mai fine. E ti aspetta proprio dietro l'angolo, tra un cazzo di gomma e una bambola gonfiabile. Ho voglia di urlare.