Sulla carta dei verbali della polizia, sarà un semplice caso di morte accidentale. Una caduta imprevista da un edificio troppo alto, e poi la fine. Se la vita avesse gli stessi sentimenti di un documento ufficiale della cosiddetta autorità, non ci sarebbero sofferenze. Ma non ci sarebbero nemmeno i sorrisi - quelli concessi gratuitamente, senza aspettarsi nemmeno la comprensione del gesto stesso, in cambio - insieme. A prescindere da una presunta "diversità", da quello strano scherzo del caso che rende a qualcuno più difficile che agli altri imporre la propria volontà al mondo.
Gli autistici hanno una concezione unica, per ognuno di loro, dell'intero universo. Il sé, l'altro, in loro cambiano i propri rapporti di forza, e si vanificano secoli di indagine filosofica sulla nostra esistenza. Sarebbe giusto che anche la Signora - l'ultima a farsi sentire, lei che conosci da quando sei nato, ma che si presenta solo quando è venuto il tempo di andare - prendesse in considerazione questo. Ma credo che l'abbia fatto, e che ormai, sappia come comportarsi in certi casi. Per noi che osserviamo da fuori, più o meno direttamente, rimane soltanto un maggior senso di stupore, una rabbia più sentita nel gridare "non è giusto". Non è giusto morire a quell'età. Qualcuno, forse, penserà persino che non sia giusto morire a quell'età, senza aver potuto capire un po' del mondo. Ma per smettere di piangere, bisogna tentare di ricordare quanto scritto prima. Cristo, è difficile persino per me, che lo faccio di nascosto, nel posto dove lotto ogni giorno per qualcosa di migliore, ora che tutti se ne sono andati, e penso a mia madre e a quel bambino. Ma bisogna ricordare.
Gli autistici hanno una concezione unica, per ognuno di loro, dell'intero universo.
E allora deve esserci un paradiso unico, per ognuno di loro, dopo.
Ora fa' buon viaggio.