(Aposentu, 2008, Fabrizio Piras)
Nietzsche sosteneva, quanto mai a ragione, che il suo obiettivo non era altro che quello di condensare in dieci parole ciò che gli altri esplicavano in dieci volumi. In un'ottica revisionista - fin troppo consueta e inflazionata, per tempi come questi - le sue parole potrebbero suonare come un invito alla sinteticità, all'essere concisi ad ogni costo: perchè se uno spazio pubblicitario costa un tanto, un tanto deve bastare ad esprimere tutto. Credo sia per questo che ormai, di fronte agli ultimi lavori di
Fabrizio Piras, senta il bisogno di affermare l'affrancamento, da parte sua, da una mentalità dominante e
mainstream in favore di una pura espressione artistica. E questo salto, questa scelta, Fabrizio lo compie in una maniera tanto naturale quanto rivoluzionaria.
Proviamo per un istante soltanto a discostarci dalla falsissima equazione per cui
complicato uguale ben fatto, dalla convenzione per cui la policromia è da preferire al nero sul bianco, dall'idiozia che vorrebbe un arrangiamento ricco di orpelli migliore di un motivo chiaramente stagliato sullo sfondo . L'estetica di Fabrizio è lontana anni luce da queste misconcezioni, perchè è volta - finalmente! - a cogliere l'essenza, comunicandola con l'essenziale. E se in
Aposentu questo è particolarmente visibile, altrettanto lo è nei suoi lavori precedenti. Fabrizio Piras è un sardo, ma vive a Roma. Nessuno dovrebbe stupirsi del fatto che le sue opere portino in loro lo stesso gusto potente del sale che, complice il sole forte e diretto, affiora in superficie nelle vaste saline dietro Putzu Idu. Le linee che emergono dallo sfondo monocromatico delle sue creazioni hanno la stessa forza e la stessa naturalezza di quel tesoro nato dall'incontro tra la terra, l'acqua, il fuoco e il vento dell'isola di Ichnusa. Una volta che sono state tracciate, non hanno alcuna intenzione di sparire, e non temono confronto con nessun altro elemento grafico: ma allo stesso tempo, non hanno la sgradevole invadenza della linea retta (artificiosa e industriale per antonomasia) nè quella dell'arzigogolo a tutti i costi (superficialmente barocco), perchè l'artista attinge da ciò che
è già esistito nella storia, nella natura e nella leggenda per ridurlo al minimo. Ed è in questo procedimento che il mezzo, una volta ridotto ai minimi termini, può farsi carico di veicolare il messaggio di Fabrizio su un livello universale. Dopo aver visto il suo
treatment della maschera di Su Componidori, e ora quello della maschera che ha scelto per raffigurare il suo
aposentu, mi riesce difficile pensare un'immagine più significativa per la terra di Fabrizio. Eppure non bisogna lasciarsi trarre in inganno da questo legame forte e indissolubile che è sempre presente nel suo lavoro: Fabrizio ha saputo metabolizzare in maniera unica la giungla concreta metropolitana, il mondo spietato del
marketing in cui si trova a lavorare. Ed è per questo che le sue creazioni più belle portano con loro la carica eversiva dello
stencil lasciato sul muro sporco dei palazzoni di borgata, la riproducibilità (e dunque, obbligatoriamente, la possibilità di raggiungere il più alto numero di persone possibile) delle moderne tecniche di
viral guerrilla. Ma osservate negli occhi - anzi, nell'
ombra degli occhi - il volto antropomorfo di
Aposentu per qualche secondo, e non faticherete a capire che le opere di Fabrizio hanno una
profondità che è impossibile da riscontrare in un graffito qualsiasi. Al loro interno, c'è la stessa profondità dell'acqua di mare che ha poi permesso a quel sovraccitato sale di raggiungere il suolo. E questo è l'aspetto dell'arte di Fabrizio Piras che prediligo, perchè come pochi sa superare l'umiliazione che il capitalismo ha imposto all'arte: ridonando
vita reale alla semplicità. Ora credo sia mio sacro compito quello di convincerlo a rendere anche litografie le sue idee. Per il bene comune.
(
questa considerazione è nata dalla visione del lavoro Aposentu di Fabrizio Piras, 2008, realizzata per il sito di divulgazione sulla Sardegna Aposentu.com. Spero che il buon Fabrizio non si stupisca troppo di quello che mi è parso di vedere nella sua nuova creazione)