Girando per la rete, in attesa che la febbre scemi un minimo, ho scoperto che adesso le fanzine d'oltremanica e d'oltreoceano si definiscono "riviste xerox-published". Bello, molto bello, ma non vedo tutto questo gran vantaggio, ad utilizzare il termine inglese, piuttosto che l'italiano "fotocopiato". Sono vezzi lessicali, comunque.
Il punto, piuttosto, è un altro: che fine hanno fatto le fanzine?
Parecchi concordano su come sia stato il web a sancire definitivamente la fine delle produzioni indipendenti su carta. Io non sono d'accordo su questo. Internet sarà pure uno strumento più rapido di diffusione di certe notizie, sicuramente più interattivo (non c'è bisogno di chiamare, terminato di leggere le dieci-dodici pagine, il numero scritto in un carattere assurdamente piccolo di qualche punk così coraggioso da esporsi agli insulti: basta una mail), e soprattutto, completamente libero dai costi di produzione (vuoi leggere? Clicca qui, e facciamola finita). Altri puntano il dito contro "la morte dei movimenti", ma nemmeno questa tesi mi sembra troppo appropriata. Se fosse davvero il ristagno culturale il motivo della fine delle fanze, non si spiegherebbe il continuo sorgere di web-zine o e-zine, create col solo obiettivo di replicare le loro cugine cartacee. Detto questo, credo che la causa della scomparsa delle fanzine sia pura e semplice pigrizia. Perchè le fanzine non erano mai una semplice trasposizione di testi e immagini su di un foglio. Era puro copincolla creativo. Collage, ciclostile, fotografie, fotocopie di tavole originali e manoscritti: e tutto questo doveva anche essere organizzato in una maniera piacevole per la vista. Uno sbattimento in piena regola, a partire dalla creazione, per arrivare all'organizzazione finale: porta in tipografia, paga la copisteria, risistema in ordine tutti i fogli, spillali. Qualche inserto spariva sempre (io credo di avere almeno una dozzina di fanzine della mia collezione amputate dai pezzi fondamentali: i compagni si sono sbagliati, e pace all'anima loro).
Ma poi... poi arrivava sempre il bello. Il momento dello "smazzo", per intenderci. Dance hall, rave parties, manifestazioni, serate, concerti punk, jam: si girava la penisola (e quando andava bene si arrivava anche oltre confine), con l'illusione che qualcuno avrebbe letto e apprezzato il materiale autoprodotto. Si conoscevano persone dal vivo ("La vuoi la fanzine? Un euro. Come è tanto? Ma de che! Eddai, prenditela". Anche se spesso si regalavano, essendo un ottimo modo per far avere il proprio numero di telefono alle ragazze presenti), non come nel regno dei lurker per antonomasia. E poi le fanzine rimanevano. Al di là dei bookmark, delle cronologie, dei permalink. Io ho fanzine di ogni tipo, nella mia libreria. Alcune delle persone che scrivevano là sopra, sono passate al mainstream. Altre sono rimaste nel più puro underground, altre ancora sparite nel nulla.
Ma non proprio nel nulla, no. Rimangono nell'odore di carta vecchia, sporca di vino e chissà cos'altro, delle fanzine.
Il che mi sembra un buon motivo per esserne innamorati.