Mentre continuano ad apparire, con sempre più frequenza, segnali dell'imminente Apocalisse (e non va dimenticato che stamattina ne abbiamo avuto uno di particolare l'importanza: il proseguimento della stirpe dei Massoni Deformi), è finalmente arrivato il 25 aprile. Dentro a questa casa, il 25 aprile è sempre stato festeggiato con più solennità del dannatissimo Natale: un'abitudine che io e mia madre siamo riusciti a diffondere in maniera virale dapprima in tutto il palazzo, e successivamente, a tutti i nostri conoscenti. Se domani sentirete qualcuno esclamare "Buona Liberazione!", o ci conoscete, oppure - fatto non raro, dimostrato ampiamente dalla Teoria dei Sei Fottuti Gradi di Separazione - abbiamo delle conoscenze in comune. Santa donna, mia madre, anche se il clero non le riconoscerà mai questo merito e altri ancora. L'educazione conta, e più passa il tempo, più ne prendo consapevolezza.
Durante queste mattine, andando in redazione, mi è capitato di vedere vari manifesti dal contenuto più o meno collegato al 25 aprile. C'è chi ha scritto che il 25 aprile è una "festa dei traditori", chi ne ha approfittato per parlare di nuove forme di lavoro (non esistono delle nuove forme di lavoro. Al massimo esistono delle nuove forme di precariato. Ve lo dico io che non vedrò mai la pensione, potete fidarvi), c'è addirittura chi ha tentato di spacciare il 25 aprile come data buona per celebrare l'avvento di una nuova era dell'Italia, all'insegna del Partito Democratico (sono aperte le scommesse su quanto tempo ci vorrà a vedere il suffisso "cristiano", dopo il secondo termine).
Possibile che così tanta gente abbia dimenticato?
Il 25 aprile è una festa importante. Si tratta dell'anniversario della liberazione, ad opera dei partigiani, dal nemico vigliacco e traditore nazista e fascista (mica solo i nazisti, non ce lo dimentichiamo. C'erano pure i fascisti. Quelli dell'olio di ricino e delle squadracce. Quelli che per salvarsi, vendevano le famiglie dei vicini. Quelli che adesso qualcuno prova a spacciare per "eroi", quando erano solo merda fumante, tanto quanto i loro successori politici). Mi stupisco dunque di come la gente, in un paese come l'Italia, che vive di calcio, non ricordi il 25 aprile come il giorno del trionfo più importante della storia.
Pensateci bene. Loro erano tanti. Avevano i carrarmati, le medicine, casse e casse di proiettili. Utilizzavano il terrore, le torture, gli stupri politici. I nostri invece erano pochi, spesso costretti alla fame, con mezzi e armi di fortuna. Ma ci credevano. Ci credevano tanto. E alla fine, hanno vinto. Tante squadracce contro di loro, non si giocava nemmeno in casa e loro si erano comprati sia gli arbitri che il favore divino (mortacci vostra e del Concordato, il primo e il secondo). Ma alla fine chi sono stati i veri campioni? Sono stati i partigiani.
Domattina non si lavora. Mi alzerò un po' più tardi, mi farò un paio di caffè, e comporrò il solito numero interurbano per dare il buongiorno alla donna che amo, che saluterò con un "Buona Liberazione!". Fiero di aver sempre tifato la squadra che ha vinto.
