La mia augusta genitrice ha scovato un mio articolo (quello precedente) tramite
un link su Libero mentre controllava la posta, e il suo unico commento è stato "
ho letto il tuo blog per la prima volta". Alla mia faccia sconvolta, ha aggiunto prontamente "
certo che potevi andarci giù più pesante, visto che lo sai fare". Mi sono giustificato dicendo che non si trattava certo dell'articolo originale.
Mia nonna ha insistito per leggerlo tutto, e ha commentato così: "
i soliti giornalisti! Tagliano quello che vogliono loro". Non ho più parole. Il mondo arretra, e mia nonna sta sempre un passo avanti.
Californication è semplicemente
geniale, ed è diventata la mia seconda dipendenza da fiction. I motivi sono semplici:
David Duchovny è un grande attore (e io lo sostengo dai tempi del travestito in
Twin Peaks, non solo per il suo Fox Mulder), la trama non sembra affatto scontata - ma mi riservo la possibilità di ripensamenti a metà prima serie - c'è perfino una dodicenne che si fuma un bong, e il personaggio protagonista è già un mio mito. Insomma, parliamo di
un romanziere col blocco dello scrittore, che in cerca di una cura al suo rapporto e al suo problema creativo,
fucks anything that moves. Stamattina ho lamentato per tutta la facoltà, ad alta voce, il termine della mia vena artistica. Non ha sortito alcun effetto, ma io non sono proprio David Duchovny, in effetti. Domani busserò alle porte delle aule urlando che "
la verità è la fuori", speriamo bene. Comunque sia, non mi sarei mai spinto nella visione di
Californication senza il suggerimento di Auro.
Perchè
la pupa c'ha sonno, ma c'ha anche un sacco di buon gusto.