Venerdì, 24 ottobre 2008
"Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand’ero ministro dell’Interni. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città. Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri. Le forze dell’ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano. Soprattutto i docenti. Non quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì"
Ceci, c'est Cossiga. Vraiment. Or, certains fois ils retournent. En chair, et en os, et en pulsion homicide.
Mercoledì, 22 ottobre 2008
" Contre les occupations, on fera intervenir les forces de l'ordre". Est-ce-qu'il y a un retour de Cossiga? Tout à fait, non. C'est pire. (Cossiga au moins, se justifia en invoquant sa démence sénile)
Martedì, 21 ottobre 2008
Il silenzio stampa occorso finora, non essendo voluto da me, non necessita di giustificazioni di sorta. E tuttavia, prima di riprendere a scrivere, condividere, e illustrare le teorie e le tecniche di questa quotidiana jyhad in trasferta a lungo termine a Parigi, sento come necessario lo scrivere queste poche righe che state leggendo, ad uso e consumo di chi - come me e il mio sventurato coinquilino - abbia necessità o intenzione di trasferirsi a Parigi. Ci siamo ripromessi più e più volte di scrivere una specie di "guida reale" all'insediamento parigino, in queste lunghe settimane senza un letto, senza Internet, e senza la più pallida idea di che cazzo fare per sopravvivere alle usanze dei cugini d'Oltralpe. Tra una bestemmia e l'altra abbiamo preso appunti, e ora che abbiamo la calma per riordinarli, eccoveli qui, presentati con calma, uno alla volta, per la maggiore gloria e la minore fatica di chi non ha intenzione di perdere un capitale - e la sanità mentale - a Parigi.
L'Appartamento, la Camera, o qualsiasi altro luogo da chiamare "casa"
Se avete cercato o state cercando casa a Parigi, magari fin da prima della partenza, avrete sicuramente letto del giornale chiamato "De Particulier à Particulier", o "PAP", che si presenta come il più grande e diffuso giornale per la compravendita e l'affitto immobiliare di Francia. Effettivamente, e senza dubbio alcuno, questo è vero. Quello che non viene detto, invece, ma che diviene premessa indispensabile per qualsiasi discorso su le logement à Paris, è che i francesi ce l'hanno ancora molto con gli italiani per la storia dei Mondiali del 2006. Nelle nostre ricerche, più di un paio di francesi ci hanno risposto che "c'est pas possible" affittare casa agli italiani. Ma persino quelli che - anche arrivando in tempo con la telefonata per non sentirsi dire "dejà loué", vale a dire "già affittato" - rispondono positivamente alla richiesta, dandovi un appuntamento per la casa, dimenticano sempre di specificare come funziona il sistema di affitti francesi: si dà un appuntamento rigorosamente comune, a cui partecipano tutti i candidati per l'affitto, portando il loro dossier (dichiarazione dei redditi, buste paga proprie o dei genitori, fotocopie dei documenti di identità). Se la casa vi piace, lasciate il dossier e ve ne andate. A quel punto, è il proprietario a scegliere chi chiamare per il contratto. Diverso ma - la domanda è lecita - cosa c'è di pessimo in questo sistema? C'è che se anche riuscite a presentarvi soltanto in due per l'affitto, ma l'altro è un francese con una regolare busta paga, il padrone di casa sceglierà sempre, a prescindere, il connazionale. Io e Phil abbiamo visto con i nostri occhi lunghe code di possibili inquilini, tutti studenti intenti a condurre una guerra tra poveri (c'era persino chi cercava di corrompere i proprietari offrendo cento, duecento euro di più sul prezzo dell'affitto), distrutte dall'arrivo di un semplice ventenne impiegato precario in un call center francese. Quindi, se avete già acquistato la vostra copia di PAP, donatela a qualche senzatetto che ci si potrà agevolmente scaldare sul Lungosenna: semplicemente, non è quello il modo di trovare casa a Parigi. Tantomeno, scordatevi gli annunci di affitti che sono così facili da trovare sui muri delle Facoltà italiane. A Parigi non va, non è uso. Per degli italiani - o per altri stranieri - in terra francese, dunque, rimane una sola soluzione: l'Eglise Americaine. Sui muri del patio interno di questa chiesa infatti, ogni giorno alle 9 di mattina (arrivare tardi non ha senso: quindi evitate le notti brave, per la prima settimana) vengono affissi annunci di affitto e di lavoro da stranieri per stranieri. I prezzi, effettivamente, sono più alti rispetto a quelli propinati da PAP: tuttavia, la maggior parte di queste case hanno la possibilità del contributo APL (quello della CAF, per intenderci, la Caisse d'Allocations Familiales, che vi rimborserà un minimo di 100 € al mese sull'affitto), quindi, a conti fatti, si tratta dell'unica strada possibile. Ricordatevi sempre di specificare, comunque, se le spese sono comprese e se vi è la possibilità di allacciare Internet. Internet e l'elettricità sono sempre escluse dalle spese, ma insieme raggiungono un massimo di cinquanta euro (a meno che voi non vi dilettiate in festini con strobo e casse da 300 W ogni sera). I subaffitti (sous-location) possono essere una soluzione, ma ricordate che non danno luogo a rimborsi di sorta. E con un contratto in mano, beh, la vita a Parigi è molto più facile. Ma questo lo vedremo nella prossima parte.
Lunedì, 20 ottobre 2008
Sono partito per la Francia due settimane fa. E in queste due settimane, al di là di una casa in banlieue affittata da un iraniano alcolizzato e dalle dubbie capacità contrattuali, non sono riuscito a combinare altro che non sia stato costruirmi una posse particolarmente adatta a me. Anarchici alcolisti, compagne preparate e determinate a riaprire campi in Siberia, freak ecologiste con uno strano concetto di "frigo pieno", milanesi alla moda che alla prima bottiglia sentono il forte desiderio di imitare dei cani sul proprio pavimento. Persino un padovano che parla come un bresciano. E fin qui ho tralasciato il mio fantastico coinquilino dalle innumerevoli sorprese, che tiene ben nascosto nel cappello che ha comprato (il pork pie va di moda, a Parigi) e i militanti italiani rifugiatisi in terra francese da più di vent'anni. L'altra sera ero a République, per assistere al concerto che concludeva la manifestazione per i diritti dei migranti. L'altra sera ero fermamente deciso a conoscere almeno un francese. Almeno uno, per parlare. Cambia il gruppo sul palco, e vedo tornare il mio coinquilino da un punto imprecisato della piazza, con persone che non conosco. Ci siamo, dunque. Il tipo che è con lui mi si avvicina. Mi tocca le spalle. Strano modo che hanno i francesi di fare amicizia, penso. E poi mi fa, implacabile. " Ma che davvero sei del Quadraro pure te?". Ci abbracciamo. E non so se ridere o piangere.
Giovedì, 2 ottobre 2008
TRACCIA: Il mio amore ha un nome bellissimo. Il mio amore è bellissimo. Il mio amore sarebbe bellissimo ovunque. E il suono del suo nome avrebbe un suono dolcissimo in qualsiasi luogo e in qualsiasi tempo. Tranne a Rocca Priora.
QUESITO: Partendo dagli elementi dati, immaginate come e quanto sarebbe meraviglioso il vostro amore, il suono del suo nome, e il suo profumo in qualsiasi angolo del pianeta, o in qualsiasi secolo passato, presente e futuro. Le eccezioni sono permesse. Sempre.
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