Domenica, 28 settembre 2008
Dopo nemmeno una settimana di vita in Francia, varie cose possono sembrarti completamente miracolose. Il bidé, ad esempio, o la pastasciutta condita con l'olio anziché con il burro. Ma se c'è qualcosa che nella quotidianità della vita parigina si può dimenticare, tanto da riscoprirlo con stupore non appena si rimette piede in Italia, è quella favolosa antologia di ironia e comicità chiamata Corriere della Sera. Dico davvero. Paginone centrale, a firma Giavazzi, mi cade l'occhio su un articolo intitolato " Ma così è nato Google".Conoscendo l'allegra dose di spensieratezza dei contenuti del Corriere, mi aspetto di trovarmi davanti ad un approfondito dossier sulle scelte dei programmatori di Google in fatto di moda e pettinature. E invece si parla d'economia. No, di più, si parla di recessione. Oh la la. L'articolo sciorina dati e punti percentuali sulle crisi economiche passate, europee ed americane. E in pieno stile joie de vivre - una cifra stilistica, per il Corriere - analizza come a causa dei crac finanziari americani alcune famiglie (ma una minoranza, eh) debbano ora riconsegnare le chiavi delle loro case (ma ne possono comprare un'altra a un prezzo più adeguato ai loro redditi, eh. Poi se sono già cinque in famiglia, con un solo stipendio, è un problema loro). C'è persino un sito che spiega come fare. Si chiama youwalkaway punto com. In Italia renderebbe bene un bel levatidaicoglioni punto com. Ma non importa. Importa la chiusa dell'articolo, che dà la colpa di quanto accade non al capitalismo, ma a "questo" capitalismo, "corrotto dalla politica". Perchè, il senso è questo, il capitalismo è perfetto, se lo lasciamo stare. Tanto è vero che l'ultima crisi, quella degli anni'80, ha lasciato una ferita enorme nella società, ma poi ha creato cose come Google. Mica bruscolini. Non c'è da preoccuparsi, dunque. Smetteremo di avere una casa, un lavoro, una vita e un futuro. Magari ci sarà qualche guerra, che si sa, le crisi di sovrapproduzione portano anche a quello. Ma fra massimo dieci anni, giurin giurella, trovare un sito su Internet sarà proprio facile. Facilissimo. O almeno, sempre più facile che comprarsi un computer.
Sabato, 27 settembre 2008
... on est con. (cit. - segue)
Venerdì, 26 settembre 2008
Non vorrei scriverlo, perché ogni volta che ho anche soltanto accennato la frase "ma forse una casetta l'abbiamo trovata...", puntualmente una valanga di "dejà loué" si è rovesciata su ogni tentativo di trovare un buco in affitto a Parigi. La guerre de location, la chiamano, e non sbagliano di tanto.Se avevate in mente di trasferirvi, a medio o lungo termine a Parigi, lasciatevelo caldamente sconsigliare. O quantomeno, tentate verso gennaio, visto che a quanto pare la situazione migliora, in quel periodo. Tuttavia, non si può dire che non sia stata una settimana interessante, questa prima settimana parigina. Vuoi per l'aver conosciuto persone interessantissime, con cui non avrei mai nemmeno pensato di poter mangiare insieme, e che ti mostrano come non tutti i protagonisti del '68 si siano poi trasformati nel "nuovo sistema". Vuoi perchè poi, da cosa nasce cosa, e a Parigi gli italiani - e ancor più i compagni italiani - ti danno una mano che, se non ti permette di trovare casa, almeno ti tira su di morale tra una telefonata e l'altra. Vuoi perchè anche il tuo compagno di viaggio lo scopri sempre più simpatico e interessante, e fedele anche nei momenti di crisi, e questo ti mette addosso una certa fiducia. E poi alla fine, vuoi pure perché, quando l'ultima casa che sembra davvero disponibile si trova tra Stalingrad e la Citè de la Musique, ti viene da pensare. Ma parecchio, eh.
P.S. - per tutti quelli che non hanno mie notizie da un po', ricordo a tutti che: a) il mio cellulare italiano, è morto. Per sempre. Il mio nuovo numero basta chiederlo per posta. b) l'icona colorata di Skype qua a fianco serve proprio per scambiare due chiacchiere "aggratis". E il contatto è damiel_beatsurrender, rete francese rubata permettendo.
Venerdì, 19 settembre 2008
Se qualcuno dovesse mai raccontarvi di una settimana in cui tutto può capovolgersi, credetegli. Bastano pochi giorni per cambiare una vita, anzi, più di una. E dunque, a pochi giorni dalla mia partenza, eccomi qui. Anzi, eccoci qui. In queste ultime giornate a Roma ho ballato al ritmo di pianti, e di tango, imparando quanto sia necessaria una crisi per diventare qualcuno di migliore. D'altronde, crisi originariamente significava "decisione". Quando guardi alle parole senza pregiudizi, abbandonando l'uso comune che se ne fa ne riscopri il lato positivo. Così, io ho deciso, e qualcun altro di conseguenza, e qualcun altro ancora, come tanti anelli di una catena che è decisamente difficile da fermare. Funziona così, un po', anche con gli oroscopi via e-mail. Quelli di Breszny, per intenderci, tradotti freschi freschi il mercoledì mattina. Ho sentito telefoni squillare a vuoto, e telefoni squillare dopo lunghi silenzi. Ho rivisto un paio di persone tornare ad avere gli occhi lucidi, per motivi magari differenti, ma per le stesse finalità. Ho persino un nuovo compagno di viaggio, piccolo, morbido, e profumato. Che buon profumo.
Sabato, 13 settembre 2008
Il punto è che più ci si avvicina ad una data che è anche una decisione irreversibile, più ci si rende conto delle cose davvero importanti. Non delle paranoie, non delle bugie dette a sé e agli altri, non dei segni lasciati - e da lasciare - sugli specchi sui quali ci si tenta di arrampicare. In meno di ventiquattro ore - diciotto ore, per la precisione - mi sono capitate tra le braccia una serie di cose, una migliore dell'altra. Un matrimonio, e un altro matrimonio, entrambi a venire, ed entrambi con le loro ansie, le loro paure, le loro gioie. E "capitati tra le braccia" è davvero l'unica espressione giusta. La coerenza di essere quelli che si è, da sempre, e con tutte le crescite del caso, alla fine paga. Allora bene, piangete sulla mia spalla, ridete tra le mie braccia. Sono qui per questo, per voi, e per me. E così ancora un'amica può confidarti tutto il suo dolore, e tu puoi esserci senza problemi e pregiudizi, per ascoltare e per donare lucidità. Ho una cena pagata, lo so. Ma se anche dovessi pagarla io, c'è sempre stato il "guadagno" di un'amicizia sincera. Che è un po' come ritrovarla, ritrovarla dopo dieci anni. Paolo e Pauline vivono insieme, e stanno ancora insieme, e Paolo ha lo stesso sorriso e la stessa ironia di quegli anni in cui il problema più grosso era rimediare una sigaretta intorno alle undici di mattina. Certe cose non cambiano mai, ed anche qui, è l'amore che hai dato a tornarti indietro, come un boomerang. Non importa quando. Come non importa quando c'è bisogno di chiedere scusa. Tra le giustificazioni e l'imbarazzo di cinque anni, in una telefonata obbligata prima di partire per una bella avventura. Eravamo ragazzini, e ora siamo più maturi. Ci riabbracciamo in una notte bianca abusiva, in culo a quel fascista di Alemanno, e a quegli anni di silenzio. È un circolo, ed è la mia avventura. Per il resto, richiamate domani.
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