Domenica, 24 agosto 2008
(pensieri e urla a più voci, sulla spiaggia)
Le tartarughe, in foto, le serbo per qualcuno di più distante, di più importante. Le risse, beh, quelle fanno parte del gioco, da sempre. Gli accolli continui, da e per gruppi di persone sconosciute. Guarda chi c'è. Ce l'hai una birra? Ce l'hai una sigaretta? Ce l'hai una cartina? Le domande, perché ogni volta che qualcuno è nuovo, bisogna domandare. Dunque anche le risposte: ma sì, sai, parto per Parigi, almeno quattro mesi. Parigi è fredda. Lo so. Invece qui si muore di caldo. Facciamoci un bagno. Prima finiamo di fumare, dai. Ma a Parigi che farai? Scriverò. La tesi? Anche parecchie lettere. Racconti, magari il romanzo. Sai, quello a cui sto lavorando. Fumomarocchinocremanerocioccolato. Se ripassa 'sto cane lo butto a mare. Cazzo, è una vita che non ti vedevo, stai bene con la barba. Oh, ma ti ricordi in Calabria? Mo ci'zippu 'na mascata ch'u schicci'a'mmari. Sei proprio un terrone. Biliardino? No, facciamo il bagno. Il bagno tutti nello stesso momento? La roba chi la guarda? Ma quale roba, facciamo cinque euro in dieci. C'hai ragione. Bombeciambellebombeciambellebombeciambelleeeeee. A Parigi c'è il mare? No, ma c'è il Sacro Cuore, c'è la Senna. Io sono stata in Spagna a lungo. Pure io. Ma sta' zitto che al massimo sei stato a Ciampino. Sì, massimo Pietralata. Due tiri a pallone? No, devo finire di studiare, il quattro ho l'esame. Che leggi? Nievo. Le Confessioni di un Italiano. Di che parla? Lui è innamorato di lei, che non gliela dà, e intanto fanno l'Italia. Ci hai fatto caso che la storia è sempre la stessa? Sì, almeno dall'Iliade in poi. Mi piace l'inglese, è la lingua per eccellenza. Ma lo spagnolo... Sì, anche lo spagnolo. Sarà per le canzoni. Ci facciamo un bagno? Grattachecchebirracocacola. Ce l'hai una cartina? Sì. Fammi pure un filtro, va'. Però dopo ci facciamo il bagno.
Sabato, 23 agosto 2008
E' stato pubblicato il file PDF completo di Racconti A Quattro Mani, il concorso di scrittura organizzato da Remo Bassini, nella quale compare anche il racconto firmato da me e Rael, Maria. Con piacere, ospito anche sul mio spazio web il PDF completo, con tanto di copertina ad opera di Mario Bianco, cercando di garantirne una diffusione maggiore. Buona lettura. Clicca qui per visualizzare il PDF di "Racconti a Quattro Mani" (o clicca col destro e fai "Salva come..." per salvarlo)
Venerdì, 22 agosto 2008
Quando ero piccolo, per me esistevano due sole librerie. Due sole e piccole librerie, per l'esattezza, entrambe nel mio quartiere, a cinque minuti di cammino - e a sette, otto anni, si hanno le gambe davvero corte - da casa mia. La prima era gestita da un amico di mia madre, un arancione che ogni volta riusciva ad infilare, nel nostro paniere di acquisti, qualche volume su Osho, ma che ha il merito ancora più grande di avermi fatto conoscere presto quelle "storielle zen" che col passare del tempo, ho saputo apprezzare (e applicare: in particolar modo il koan del bastone sulla testa). Poi, quando ormai per me era tempo di scuole medie, lui chiuse: non lo rividi più, ma non mi stupirei di ritrovarmelo, in qualche giorno della mia vita, illuminato e illuminante in qualche incontro di meditazione sparso per il mondo. Spero non pronto ad attuare su di me il koan del bastone, per esteso. E poi c'è l'altra. Chi dovesse passare per il viale sul quale si affaccia, la riconoscerebbe immediatamente, anche non percependola come qualcosa di naturale per sé. Una piccola insegna che reca soltanto la scritta "LIBRERIA", per una serranda minuscola e quasi arrugginita dal tempo, e gli scaffali che, ogni mattina, diligentemente il proprietario estrae dal corridoio interno, e piazza sul marciapiede, per poi prendere posto proprio davanti a loro. Sono anni che quel signore, solo, non vende un libro. Eppure, ogni giorno, puntuale, apre e lascia che tutte le pagine stampate che conserva gelosamente escano sulla strada, mescolandosi alle persone. Proprio oggi sono passato di lì, e l'ho salutato come tutte le volte che i nostri sguardi si incontrano. Lui sorride, sorride sempre. E il discorso sulla grande distribuzione che - con una Mondadori a un isolato di distanza - gli ha distrutto tutto il mercato che aveva una volta, lascia subito il posto a uno scambio di parole più libere, più sincere e disinteressate. Su come tutto quello sia la sua vita, un po' la sua missione, anche se non lo dice apertamente. Su come mio nonno fu uno dei suoi primi clienti, e su quanto sia strano rivedere i suoi lineamenti in me, a distanza di un quarto di secolo dalla sua morte. Su come, tra i tanti fumetti usati che costituiscono la sua unica fonte di reddito attuale, riesca sempre a trovare qualcosa di giusto per chi si avvicina a quella libreria trasandata con un occhio diverso. Con un'anima diversa.
Allora, mi ha detto, c'è qualcosa per te. E l'ho preso senza nemmeno vedere cosa fosse. Ho pagato, ho salutato, e ho aperto a caso, mentre già camminavo sulla via del ritorno. Poesia. Touché. Majakovskji. Touché, encore.
VIOLA E UN POCO NERVOSAMENTE La viola si snervò supplicando e all'improvviso scoppiò in singhiozzi con un fare così da bambina che il tamburo non resse più. "Bene, bene, bene!" E, spossato anche lui, senz'ascoltare tutto il discorso della viola sgattaiolò sull'infuocato Kuzneckij e fuggì via. L'orchestra guardava con indifferenza la viola che si struggeva tra le lacrime senza parole, senza tempo, e in qualche luogo soltanto uno stupido piatto stridette: "Cosa c'è?" "Come mai?" Ma quando il bombardone dal muso di rame, sudato, gridò: "Sciocca, piagnucolona, asciugati!", io mi alzai, barcollando mi arrampicai tra gli spartiti, e fra i leggii che si piegavano dal capriccio, gridai chissà perchè: "Dio mio!", gettandomi sul collo di legno. "Sapete viola, noi siamo estremamente simili: ecco, io pure strillo e non so dimostrar nulla!" I musicisti ridono: "Come c'è cascato! Si è scelto una sposa di legno! Che balordo!" Ma io me ne infischio! Io sono buono. "Sapete, viola? Vogliamo vivere insieme? Eh?"
Nessun commesso piacente di una grande distribuzione può darvi qualcosa di simile, a scatola chiusa. Se, come diceva Faber, troveremo davvero un paradiso anche per "questi nostri paraggi", ecco, in qualche angolo ci sarà una piccola libreria così. E un signore sulla soglia, ad aspettare chi vorrà fermarsi per regalargli qualcosa di essenziale.
La differenza tra un valzer e un tango te la può spiegare soltanto una Klaus, tornata dalla Spagna e infatuata di un chitarrista di flamenco ancora senza nome. Te la spiega senza mentirti una volta, e senza risparmiarsi nessun commento, nessuno squarcio di verità. E - se significa verità anche questo - anche con un silenzio.
Il fatto che non vi sia differenza, nel gusto provato nello scrivere un valzer o un tango, invece lo puoi capire soltanto quando l'orologio segna le 03:00 passate. Bisogna riposarsi, allora: è necessario per un tango. O per una vita a quel ritmo che ho imparato ad amare.
Giovedì, 21 agosto 2008
Dicevamo, qualche tempo fa, della morbidezza con la quale si attuano i cambiamenti politici e culturali più rigidi. Eccone la dimostrazione: a sedici anni, un ragazzo catanese viene tolto dall'affidamento materno perché "frequenta un circolo di pericolosi estremisti". Lo dicono i servizi sociali, annuisce - e di seguito delibera - il tribunale di Catania, che condanna la madre a pagare gli alimenti al padre e a rinunciare al figlio, perchè beh, "non sa badare alla sua educazione", pare palese. Peccato che i "pericolosi estremisti" non siano altro che i tipi di Rifondazione Comunista, per l'esattezza, del locale circolo Tienanmen. Rifondazione Comunista, sottolineare è doveroso, per gustarne il paradosso: gente che quando è al governo non è capace a dire di no a una guerra, o a una riforma del lavoro made-in-Confindustria, e quando sta all'opposizione, bene che vada, si ricorda il perchè del 25 aprile. Roba che Winnie the Pooh, in confronto, è Pol Pot. Ora, prendersela con gli addetti ai servizi sociali che hanno redatto quel dossier non servirebbe a molto. Ammesso e non concesso che essi sapessero e comprendessero quello che stavano scrivendo, probabilmente si trattava di qualche neo-assunto con un contratto interinale a sei mesi, obbligato a scrivere cazzate condite da iperboli per sbarcare il lunario. Allo stesso modo, prendersela con i giudici di un tribunale, è come sparare sulla croce rossa (o sulla Sinistra Arcobaleno, per rimanere in tema). Il problema - di cui questo è soltanto un altro sintomo - sta piuttosto nel modo in cui certi termini acquisiscono non soltanto nella diceria popolare, ma anche in un atto ufficiale, di conseguenza prendendo autorevolezza e creando un precedente. Così, non soltanto 'sto povero ragazzo vivrà una situazione pessima, per motivi inesistenti: l'importante è che i "comunisti" (il fatto che i rifondaroli non lo siano, non conta) tornino ad essere il male. Questo è il nocciolo della questione, l'obiettivo da raggiungere. D'altronde dieci anni di centrodestra ululante su ogni spazio mediatico la filastrocca del comunista malvagio e crudele, non ha fatto altro che ripercuotersi, con effetti significativi, sulla greve e diffusa ignoranza popolare. In un'epoca di reazione come questa, perchè non rivedere anche qualche teoria maccartista? Magari anche sui " froci", sulle " donne che non si sposano", sugli " atei" (gli anarchici sono abituati. Nemmeno usano le virgolette, per i libertari). Sarà faccenda di qualche altro tribunale, ma ci si arriverà. Le conclusioni sono abbastanza ovvie, le cause pure. Tutto il resto è riflessione. CorollarioLa Cina, tecnicamente, è una Repubblica Popolare Comunista (come vedete, il termine comunista non è abusato solo da Bertinotti). Vedere le Olimpiadi su Rai Due farà crescere i vostri figli come perfetti ebefrenici, riottosi e idrofobi. Ora citate in giudizio la Radio Televisione Italiana, idioti. Secondo corollarioMi spiace, bambini: dopo questa sentenza, il centro estivo " Al Qaeda" viene temporaneamente chiuso. Tutti alla Festa dell'Unità.
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