Domenica, 31 agosto 2008
Hai voglia a parlare di sicurezza, di militari, di rom, rumeni e impronte digitali bipartisan. Roma ai tempi di quest'ultimo fascismo non va tanto per il sottile, e non ha nemmeno troppo bisogno di mascherarsi dietro i cambiamenti effettuati a piccoli passi, decreto dopo decreto, misura eccezionale dopo misura eccezionale: i grandi temi affrontati in televisione e sulla stampa per abituare le persone a viverli come consuetudini avranno effetti più duraturi, ma necessitano di tempi più lunghi per cambiare il volto della società. Così, mentre il fascismo - nella sua accezione più generale - riconquista lentamente il territorio col beneplacito di partiti democratici e liberali, le bestie più selvagge e più ignoranti, sdoganate da anni di equidistanza, devono trovare la loro valvola di sfogo. Questo non finisce sui giornali, questo non è argomento da salotto. Niente sangue, ché siamo italiani brava gente. Nella commemorazione dell'omicidio (fascista) di Renato Biagetti, una squadraccia (fascista) assale alcuni compagni all'Acrobax. Solito modus operandi, solito agguato, solite lame e solita fuga. Solita condanna istituzionale, e solita impunità. In cinquecento, la sera dopo, scendono in piazza. Nel silenzio di un mondo che è impegnato ad aspettare la prima domenica di campionato, e se proprio deve pensare alla politica, ha già servito da tutti i mass media il piatto che accomuna le FARC al PRC. Ci sono legami, dicono. Comunisti di merda, zecche di merda, dicono. Le televisioni urlano più forte delle madri che hanno perso un figlio, o che hanno ricevuto una telefonata nel cuore della notte da un ospedale, perchè loro figlio è stato ricoverato d'urgenza, per un pestaggio, per una coltellata. E anche quando urlano dei legami tra una certa destra e una cert'altra, quando urlano il perchè di tutto questo, si vede che hanno il cuore troppo in gola, per farsi sentire. Oppure il problema è nel cuore di chi ascolta. E di chi si ostina a non ascoltare, finchè non sarà costretto a sentire il telefono squillare, di notte.
Giovedì, 28 agosto 2008
C'è un bel sole, e sono appena le sei. Fino a ieri erano "ancora" le sei, e oggi lo sono appena. Cambia tutto il senso della frase, e ovviamente della giornata. Oggi si sta come a settembre, anche se mancano ancora un po' di giri del sole intorno al pianeta, almeno ufficialmente. Ci si inizia a risvegliare dal torpore delle proprie scelte, delle proprie azioni: magari qualcosa non va ancora per il verso giusto, ma si sente già il profumo del mosto nell'aria. Sarà che qui è praticamente campagna aperta, sarà che ho una gran voglia di sentirlo, quel profumo. Si sta come a settembre: sempre in ritardo per gli appuntamenti ufficiali, sempre presenti per chi si ama, sempre con qualche grammo in tasca e un po' di vino avanzato per le serate senza amore. Però è una bella sensazione, come quella che si prova gustando l'ultimo sorso del bicchiere, e immaginando già i sapori buoni che si ritroveranno in quello successivo. Poi, il resto diventa complicato da spiegare senza essere fraintesi: e allora, il resto me lo tengo per me.
Martedì, 26 agosto 2008
Allontanarsi dal solito mondo per un po', oltrepassando le reti e le barriere che è stato l'uomo a mettere, non la natura. Riscoprire che dietro alla luce, c'è una complessità infinita, capace di abbracciare tutti i colori visibili, in ogni loro sfumatura. E poi meravigliarsi di come qualcosa di così meraviglioso prenda vita da un incontro genuino, da un abbraccio tra elementi differenti che, semplicemente, è giusto che ci sia. Poi fermarsi a guardare un'istantanea che non può essere fermata su tela, o su pellicola, una Polaroid dell'anima che poteva essere solo in quel momento, con quel sole, da quell'angolazione, e con quelle persone ad osservarlo, come si osserva un miracolo, o un bambino che apre gli occhi per la prima volta. E poi cambiare i programmi, senza aspettarsi nulla, lasciandosi tra parole mai dette prima, e ancora affermazioni così serene da avere un carico enorme di energia. Un'energia che risuona nel tempo, e che ricade a pioggia su chi ne ha bisogno, come tante goccioline da una fontana antica.
Questa è una fuga, a due voci e molto silenzio. E continua, continua, continua.
Lunedì, 25 agosto 2008
IPOTESI #1081: Non esistono giornate di 24 ore, ma solo ed esclusivamente giornate di tre quarti d'ora, o giornate che durano due mesi.
COROLLARIO ALL'IPOTESI #1081: In una giornata incredibilmente lunga, non è che non vi cerca nessuno: semplicemente, lo fanno e ve lo dicono un minuto prima che voi crolliate a letto, esausti.
Domenica, 24 agosto 2008
(pensieri e urla a più voci, sulla spiaggia)
Le tartarughe, in foto, le serbo per qualcuno di più distante, di più importante. Le risse, beh, quelle fanno parte del gioco, da sempre. Gli accolli continui, da e per gruppi di persone sconosciute. Guarda chi c'è. Ce l'hai una birra? Ce l'hai una sigaretta? Ce l'hai una cartina? Le domande, perché ogni volta che qualcuno è nuovo, bisogna domandare. Dunque anche le risposte: ma sì, sai, parto per Parigi, almeno quattro mesi. Parigi è fredda. Lo so. Invece qui si muore di caldo. Facciamoci un bagno. Prima finiamo di fumare, dai. Ma a Parigi che farai? Scriverò. La tesi? Anche parecchie lettere. Racconti, magari il romanzo. Sai, quello a cui sto lavorando. Fumomarocchinocremanerocioccolato. Se ripassa 'sto cane lo butto a mare. Cazzo, è una vita che non ti vedevo, stai bene con la barba. Oh, ma ti ricordi in Calabria? Mo ci'zippu 'na mascata ch'u schicci'a'mmari. Sei proprio un terrone. Biliardino? No, facciamo il bagno. Il bagno tutti nello stesso momento? La roba chi la guarda? Ma quale roba, facciamo cinque euro in dieci. C'hai ragione. Bombeciambellebombeciambellebombeciambelleeeeee. A Parigi c'è il mare? No, ma c'è il Sacro Cuore, c'è la Senna. Io sono stata in Spagna a lungo. Pure io. Ma sta' zitto che al massimo sei stato a Ciampino. Sì, massimo Pietralata. Due tiri a pallone? No, devo finire di studiare, il quattro ho l'esame. Che leggi? Nievo. Le Confessioni di un Italiano. Di che parla? Lui è innamorato di lei, che non gliela dà, e intanto fanno l'Italia. Ci hai fatto caso che la storia è sempre la stessa? Sì, almeno dall'Iliade in poi. Mi piace l'inglese, è la lingua per eccellenza. Ma lo spagnolo... Sì, anche lo spagnolo. Sarà per le canzoni. Ci facciamo un bagno? Grattachecchebirracocacola. Ce l'hai una cartina? Sì. Fammi pure un filtro, va'. Però dopo ci facciamo il bagno.
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