Quando suonavo con il mio vecchio, e unico, gruppo, avevamo l'abitudine di presentare i nostri strumenti all'intero organico come se fossero persone. D'altronde, la maggior parte del lavoro toccava proprio a loro, che non avevano nemmeno il meritato premio di una birra fresca a fine concerto. Ora non sono - e dunque non suono - più in quel gruppo. Tre anni di studi teorici ed estetici mi hanno traviato abbastanza per farmi lanciare a capofitto nell'esperienza (accademica) della musica classica e in quella (personale) della musica colta. Ma certe abitudini sono dure a morire. Ne è prova, ad esempio, il caffè preso da Mauro e Fabri cazzeggiando, quest'oggi pomeriggio, che si è trasformato in Campari non appena esauriti i preliminari della discussione. E ne è prova anche il fatto che stamattina, quando sono stato omaggiato dalla mia augusta progenitrice di un regalo come quello che vedete qui sotto, ho chiamato immediatamente in giro per annunciare che ho "un nuovo pupo", capitato tra capo e collo in mezzo alla miriade di libri che ancora ho da leggere per affrontare il percorso alla laurea. Presentarlo, è doveroso.
Che poi il violino, va bene che è elettrico, ma sarà mica donna?
Ci possono essere mille motivi, per rendere una giornata differente dalle altre. A conti fatti, ogni giorno è diverso, ed è merito di ogni piccolo dettaglio che lo andrà a comporre, ma qualcuno è davvero particolare. Oggi è una giornata di quelle. Te ne accorgi da come guardi la sveglia che punta alle 06:35, dal vento che soffia sul balcone mentre bevi il primo caffè, persino dal sapore della prima sigaretta. Una combinazione continua e incessante di elementi che ti ricordano come le prossime ventiquattro ore saranno importanti - se non direttamente per te, per qualcuno che ti sta vicino. Ieri sapevo che questa giornata sarebbe stata così, oggi ne ho la consapevolezza totale, di quella che si vive dall'interno. Che cosa fa uno come me, in questi casi? Ne scrive. Ne scrive sapendo anche di non essere letto dal proprio ideale destinatario. Non è poi così importante, se si pensa davvero all'intera situazione.
Avere un pensiero rivolto fisso a chi si ama, un'idea che non supera soltanto lo spazio e il tempo, ma anche il silenzio, è quello che voglio avere oggi, e che intendo avere. Un modo discreto di trasmettere a qualcuno la felicità nel vedere un cambiamento, il gusto dell'affermazione di sé attraverso i propri sforzi, il passo decisivo per costruire una vita nuova.
Certi in bocca al lupo dovrebbero essere accompagnati da un bacio, o da un abbraccio. Altri da uno sguardo intenso, e altri ancora da un silenzio che sa dire molto. Il mio, quello di questa mattina, lo lascio su questa pagina. E qui rimane anche se non lo leggerà chi dovrebbe farlo, perché non può. Ma se "la magia esiste", allora può esistere anche un incantesimo come questo. Scritto qui, e che sia focus di un'energia che si spande tutto intorno. Con la piena consapevolezza che, onda dopo onda, arriverà al suo obiettivo.
Come ci riuscirà anche qualcun altro, oggi. Quindi, semplicemente, tre parole: sono con te.
Ultimamente, la sinestesia (che non è la sinotticità, e chi deve sapere sa)è stata rivalutata parecchio, dal grande pubblico. Skrjabin rivisitato come un artista dal "valore aggiunto", Stravinskji pensato come il musicista del colore. A volte si corre il rischio di mettere in secondo piano la musica - e via così tutte le conquiste, nel bene e nel male - del Romanticismo. Tuttavia, non si può far finta che la sinestesia non sia qualcosa di estremamente affascinante, tanto da far riflettere sulle possibili interazioni tra computer graphic e musica. Certo, servirebbe un "codice di riferimento" di un dato autore, e ancora, una "grammatica interpretativa" del linguaggio musicale, ma il risultato, sarebbe probabilmente qualcosa di spettacolare. Nel frattempo, è interessante vedere - e ascoltare, ovviamente - una "base" sperimentale come quella applicata qua sopra su Feux Follets, dagli Studi Trascendentali di Liszt, del progetto Musanim. Semplici bar colorate in modo diverso, con lunghezze diverse, che però in una composizione del genere iniziano ad avere un certo senso (e non va affatto sottovalutato l'effetto retrocomputing). Buona visione. E buon ascolto.
Oggi si parlava di sillogismi aristotelici. Sì, insomma, premessa maggiore, premessa minore. Poi torno a casa, e trovo questo.
Io pensavo che la distruzione della cultura l'avessero iniziata con la Moratti e proseguita con il Decreto Legge 112. Invece a quanto pare, qui si scava per distruggere la radice. Quanta amarezza.
Via e-mail, principalmente. Oppure puoi provare con un rito di evocazione. In quel caso, occhio ai sigilli e agli ammenicoli. Correresti il rischio di chiamare qualcuno di incazzoso, su questa terra. Non che l'idea non mi faccia piacere, anzi.