La metafora, l'immagine di un corso d'acqua che scorre con forza, può sicuramente aiutare - in potenza - a superare i problemi. Ma
trasformarsi in un flusso di persone, sicuramente
risolve i problemi, almeno temporaneamente. E poi, la marcia di oggi portava con sé una consapevolezza se possibile ancora maggiore di quella presente delle altre occasioni. Al Gay Pride romano, questo pomeriggio, le cinquecentomila persona in piazza rivendicavano la loro "diversità", il loro modo unico di essere e vivere. Questo si è sentito, e chi c'è stato, lo sa bene.
Lo sa la compagna lesbica che ha messo sull'impianto
What's Up delle 4 Non Blondes e non sapeva di farmi un gran regalo.
Lo sa quel vecchio signore di cinquant'anni che ha ballato tutto il tempo come un pazzo, guadagnandosi le prime pagine.
Lo sa il professore della tua Facoltà, che stai quasi per salutarlo e te lo vedi che bacia in bocca un suo amico.
Lo sa la ragazza che sfoggia sul petto la scritta "
Proletari/e di tutto il mondo, amiamoci!".
Lo sa quel bellissimo
transgender incontrato a fine manifestazione, che si è guadagnata l'attenzione di tutti.
Forse non solo l'attenzione.
E poi, lo sa quella donna che è il soggetto di questa foto.
Davanti, le possibili combinazioni di coppie, tutte giuste, tutte perfette.
E sul retro della tiara gialla, c'era scritto soltanto
Vive l'amour.
Ti lascia un bel sapore in bocca, anche se non te l'aspetti proprio.