Di sabato, senza preavviso, ci si può anche svegliare e sentire l'esigenza di fare dei conti.
Si può aprire lo sguardo intorno a se stessi, senza aver ancora detto una parola.
E si può calcolare rapidamente quello che c'è, e quello che non c'è.
C'è un bel sole d'aprile, anche se aprile non c'è.
C'è del caffé in tazza da riscaldare, anche se non ci sono cornetti al cioccolato.
C'è una miriade di conti da fare, e i soldi, quelli non ci sono mai.
Non c'è più vino da nessuna parte, ma c'è un forte mal di testa.
Come del resto, c'è un gran dolore alle gambe, ma non c'è un altro odore insieme al mio.
C'è la terza traccia di un album perfetto, ma nessuno con cui ascoltarla.
Non c'è nessuno a cui dedicare la poesia che invece c'è, in una pagina presa a caso di un libro pescato a caso.
C'è l'eco di una serie di sogni buffi, però significativi, ma non c'è nessuno a cui raccontarli.
E poi non c'è un altro corpo nel letto con me.
Ma a questo non riesco davvero a contrapporre alcuna presenza. Solo speranze, ed è già tanto.