Lunedì, 31 dicembre 2007
Tu, o compagna detenuta nel braccio femminile di Rebibbia, che oggi ballavi la sbarr-dance al ritmo delle peggiori hit anni '90 che il sound anarchico propinava ripetutamente. Ti aspettiamo all'uscita da quell'infame posto di repressione. O meglio, vi aspettiamo tutti e tutte, perchè di carcere non si muoia e non si viva più. Ma in particolare aspettiamo proprio te, che ti sei scatenata come poche, e hai trasformato le grate da strumento di contenimento a strumento di divertimento. In culo ai secondini. Liberi tutti, libere tutte.
Venerdì, 28 dicembre 2007
Sparano a una baronessa della politica, di centro-sinistra, che regalava i soldi ai taliban finchè non è stato dichiarato politically correct per un cazzo, e si allontanano le elezioni "democratiche", popolo nel caos, morti e feriti. Tanto per non far capire subito i mandanti, buttano una bomba anche al comizio del concorrente, che guida uno dei tanti partiti dallo stesso nome - giuro - che si distingue dagli altri per una N tra parentesi tonde. Manco a dirlo, i programmi non cambiano di una virgola, al massimo vedono qualche Sura coranica in maniera differente. E intanto un capo militare giunto al potere tramite un colpo di stato condanna il tutto, incitando ad andare avanti. L'America condanna il tutto, condanna il capo di stato golpista, e incita a seguire le sue direttive. Il capo di stato golpista poi alza la cornetta della linea privata diretta con la Casa Bianca e dice loro che è tutto a posto, possono ancora contare sull'atomica del Pakistan. Gli USA, sorridendo, ringraziano. Eh sì, perchè il Pakistan ce l'ha, la bomba atomica. Non lo chiamano stato canaglia, ma ce l'ha. E a qualcuno interessa averla sempre a disposizione. Come risultato, si può ben vedere all'orizzonte il profilarsi prossimo di uno scenario da strategia della tensione. Il prossimo a cui sento dire che " tutto sommato, l'Oriente Centrale non sta così male", lo prendo a calci sui reni.
Lunedì, 24 dicembre 2007
A me del Santo Natale non frega un cazzo di niente. Ma visto che il Natale c'è - anche se è il 24, come disse, scrisse e cantò Piero Ciampi - allora scambiamoci un segno di pace. O un segno di cessazione delle ostilità, se proprio non ce la si fa a fare di meglio. Auguri laici a te, anzi a tu, forse non essenzialmente tu. Che tanto è inutile parlare di un'altra, è meglio fossi tu (il corsivo è una citazione, non un mio calo di attenzione verso la superba grammatica italiana). Auguri alle mie Tre Donne, sperando di non dover mai scrivere un libro su di voi, e sperando di non morire di delirium tremens (questa era per solutori più che abili). Auguri a te, o palla di pelo che mi riscaldi il letto la notte, e che mi senti come un tuo cucciolo. Auguri a Oreste, che quasi piango a pensare di non aver avuto te come padre, ma sono così felice per Marta e per Daniela. Auguri ai miei Beat Surrender, Boat Surtenders, o come cazzo vi pare, che va sempre tutto male ma va bene e le rotte cambiano. Auguri a mio fratello Davide, working class hero e veggente parrucchiere che " ci stanno a mette in mezzo e ne escono dimezzati". Auguri a mio fratello Francesco, che me l'ha insegnato lui che il Natale è il 24, e mi ha insegnato tante cose senza nemmeno saperlo. Giuro che ti riprendo per le orecchie. Auguri alla Dottoressa Klaus, e a Chiaretta che se ne va fra qualche giorno e poi torna e poi riandrà. Auguri al Napoli, che è un filosofo di strada, e lo sa e non lo sa. Auguri al CLiC, che è l'acronimo più vomitevole per un collettivo politico, ma non è che il nome sia meglio, ci rifaremo con la sostanza. Auguri ad Aurora che è la saggia per eccellenza ed è Milano. Auguri ad Emanuele e a Tiziana, che sono due compagni e due amici, un regalo di pura vita. Auguri a Silvia. Auguri a Jimy, che prima o poi ti becco in qualche modo. Auguri a Danielina che sei zingara e imperatrice e santa e puttana e maga e picchiatrice.
Auguri pure a me, che ho due bottiglie di rosso, e lo spumante, da finire. Mi sa che ci sentiamo per Santo Stefano, patrono del riacchiappo.
E non sto parlando tanto della scritta IRA - BRITS OUT che svetta lungo un muro alla fine di via Flavio Stilicone, in pieno quartiere Don Bosco. No, quello che mi chiedo con insistenza è perchè, a Natale, sotto casa mia, il cinese esponga Babbo Natale in vetrina e davanti a lui ci sia una bancarella di oggettistica indiana (indiani americani, si faccia attenzione). Con tanto di archi e frecce, acchiappasogni, e un indiano con copricapo caratteristico di piume.
Il problema è che l'indiano in questione non è che Mahabub, il bangladeshano del settimo piano.
Se questo è il culture clash natalizio, abbiamo vinto noi.
Scena iniziale: una candida atmosfera natalizia regna su una delle più belle borgate romane. Un Giovane con la sua augusta e reverenda Progenitrice camminano per la via principale del quartiere, nell'affannosa ricerca di un regalo per la Genitrice (personaggio non in scena). La scelta ricade su un negozio di profumi che espone un cartello recante la scritta "Sconti di Natale". Vista l'intenzione di donare al presente una natura sia economica che esteticamente valida, tutto questo sembra una coincidenza fortuita, al Giovane e alla Progenitrice, che entrano all'interno della bottega.
Cambio di scena: una volta preso posto tra le quattro mura del negozio, il Giovane e la Progenitrice rivolgono la loro attenzione su oggetti differenti. Il primo, infatti, fissa insistentemente una delle commesse del negozio - la Miciona - intenta a impacchettare confezioni di spezie ed aromi. La Progenitrice nel frattempo, sceglie oculatamente il dono per sua figlia. Ne segue un dialogo intenso e vissuto.
Progenitrice: Secondo te è meglio il fico o il mandorlo? Giovane: (canticchiando) "Io non capisco la gente / che non ci piacciono i fichi..." Progenitrice: Che? Giovane: (continuando a fissare la Miciona) Niente, era una citazione Progenitrice: C'è pure il cipresso! Prendiamo il cipresso? Giovane: Se mi regalassero un profumo al cipresso, io mi gratterei Progenitrice: Hai ragione. Allora? Giovane: Mandorlo e non se ne parla più
La Miciona intanto sembra aver colto l'occhiata seducente del Giovane, ma in barba ad ogni legge dell'attrazione magnetica, liquida il nostro simpatico protagonista con una smorfia di disgusto, che il Giovane stesso attribuisce a vari fattori, non ultimo il suo indossare una felpa che porta stampata Biancaneve con una mitraglietta. Il Giovane dunque, pur provando pietà per la superficialità della Miciona deve trovare qualcosa da fare per ingannare il tempo che la Progenitrice sembra impiegare alla cassa. Ed ecco che il destino viene incontro al nostro, mostrandogli, proprio al di fuori del luogo ove si trova, un piacevole diversivo.
Giovane: Mo' torno Progenitrice: (in fila alla cassa) Va bene
Secondo cambio di scena: sulla strada, fuori dalla profumeria, si trova infatti un manifesto di propaganda di un noto partito neo-fascista, i cui temi principali sono la lotta all'aborto e all'Islam. Col cuore gonfio di gioia, il Giovane si avvicina ad esso, e con due semplici mosse, effettua quello che in gergo viene detto "lo sbrago"
Rumore di scena: SBRAAAAAAAA! SBRAAAAAAAAA!
Sorridendo, il Giovane porta diligentemente i resti del manifesto al secchio per la raccolta differenziata della carta, e torna sui suoi passi.
Ritorno al primo cambio di scena: la dolce cacofonia ha nel frattempo attirato l'attenzione di buona parte del negozio, inclusa la Miciona, ma non la Progenitrice, notoriamente sorda come la campana di una chiesa a Stalingrado. Al rientro nella bottega dunque, il Giovane sente su di sé lo sguardo ignavo della folla, ma si limita a sorridere di nuovo alla Miciona, che ormai non sa più se essere basita o schifata.
Giovane: Hai fatto? Progenitrice: (dirigendosi verso un'atterrita Miciona) Mi devo far fare il pacchetto Giovane: Allora mo' torno Ritorno al secondo cambio di scena: il Giovane, memore del fatto per cui la destra sociale tenta sempre attacchinaggi contigui, si guarda intorno, fino a trovare un manifesto con ben stampata la faccia di un politico, noto fascista, che porta il soprannome di un innocente ovino. Con ancora più gioia, "sbraga" anche questo.
Rumore di scena: SBRAAAAAAAAAAAAAAAA! SBRAAAAAAAAAAAAAAAA!
E dopo aver compiuto la pulizia, morale e pragmatica, torna all'interno del negozio.
Ancora il primo cambio di scena: la Miciona, occupata a fare il pacchetto regalo alla Progenitrice, alza gli occhi sul Giovane, che di nuovo sorride come se nulla fosse, incurante degli sguardi altrui, che palesano la loro opinione in modo così aperto che forse sarebbe stato meglio che qualcuno gli avesse detto "Vandalo".
Giovane: Fatto 'sto pacchetto? Progenitrice: Un attimo, guarda la ragazza che brava che è Giovane: Mica solo brava Progenitrice: Come? Giovane: Niente, niente
La Miciona alterna sul viso colori contrastanti, dal bianco al rosso, ma nonostante tutto finisce il pacchetto, e lo consegna senza dire nulla alla Progenitrice.
Progenitrice: Grazie eh! Auguri! Giovane: Auguri! (adduce un occhiolino, e un altro sorriso di dubbio gusto) Miciona: ...
Epilogo: la Progenitrice e il Giovane escono dal negozio, soddisfatti, calpestando i brandelli di manifesto strappati da ignoti sovversivi. Anche questo è Natale.
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