Il Pugliese aveva una teoria ben definita sulla psicanalisi, freudiana e non. Una teoria che, conoscendo il suo passato di raver della prima ora, era completamente giustificabile, se non proprio condivisibile. “Io non capisco”, ripeteva ogni volta che conosceva qualcuno impegnato in un ciclo di analisi, “come sia possibile spendere più di centomila lire all'ora, per rimanere sdraiati su un lettino, confidando le proprie paure ad un perfetto sconosciuto”. E dopo qualche secondo di esitazione, una volta messo a proprio agio l'interlocutore con quel suo linguaggio capace di ispirare fiducia dalla prima parola, proseguiva:
“Non conoscendo l'esistenza dell'acido lisergico, voglio dire”.
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